Sono passati 44 anni da quel tragico 2 agosto 1980, quando un’esplosione sconvolse la stazione ferroviaria di Bologna, portando via la vita di 85 persone e ferendone oltre 200. La strage, uno dei più gravi attentati terroristici mai avvenuti in Italia, continua a lasciare un profondo segno nel cuore del Paese.
Una ferita che non cicatrizza
L’attentato, di matrice neofascista, è stato a lungo avvolto nel mistero, con una serie di depistaggi che hanno rallentato le indagini e alimentato teorie complottistiche. Solo dopo un lungo percorso giudiziario sono emersi i nomi degli esecutori materiali, militanti dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), tra cui Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, condannati in via definitiva.
I mandanti: un enigma quasi risolto
Ma chi erano i mandanti? Un interrogativo che ha tormentato per anni inquirenti e familiari delle vittime. Le ultime indagini hanno portato a individuare un’organizzazione ben più vasta, che coinvolgeva non solo i NAR, ma anche esponenti della criminalità organizzata e dei servizi segreti deviati. Nomi come Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi sono stati indicati come i veri responsabili, ma la loro morte ha reso impossibile un processo definitivo.
Un’eredità di odio e violenza
La strage di Bologna è stata uno degli ultimi atti della cosiddetta “strategia della tensione”, un periodo buio della storia italiana caratterizzato da una serie di attentati e violenze politiche. Un capitolo doloroso che ha segnato profondamente la società italiana e che ancora oggi richiede un impegno costante per mantenere viva la memoria e impedire che simili tragedie si ripetano.
La ricerca della verità continua
Nonostante le condanne e le rivelazioni degli ultimi anni, la storia della strage di Bologna non è ancora completamente scritta. Molti aspetti rimangono da chiarire e le famiglie delle vittime continuano a lottare per ottenere giustizia e verità.
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