Nuovo accordo per il lavoro e la formazione in carcere: una vittoria per tutti

Rafforzare il lavoro e la formazione in carcere come strumento di riduzione della recidiva: questo l’obiettivo dell’accordo siglato oggi tra il Ministero della Giustizia e il Collegio del Garante delle persone private della libertà personale.

L’intesa, sottoscritta dal Presidente del Collegio del Garante, Maurizio Felice D’Ettore, rappresenta un importante tassello nel progetto avviato dal Ministero per promuovere il reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti.

Un’iniziativa dal grande valore sociale

L’accordo si basa su una visione del lavoro e della formazione in carcere come strumenti di rieducazione e di reinserimento sociale. Attraverso il potenziamento di corsi di formazione e di opportunità lavorative all’interno degli istituti penitenziari, si mira a:

  • Ridurre la recidiva: i detenuti che acquisiscono competenze lavorative e sviluppano una rete di relazioni positive hanno maggiori probabilità di non ricadere nel crimine una volta usciti dal carcere.
  • Promuovere il reinserimento lavorativo: il lavoro in carcere permette ai detenuti di maturare un’esperienza lavorativa spendibile nel mercato del lavoro una volta scontata la pena.
  • Favorire la rieducazione: il lavoro e la formazione possono contribuire alla crescita personale dei detenuti e al loro senso di responsabilità.

Un’iniziativa win-win-win

L’accordo siglato tra il Ministero della Giustizia e il Collegio del Garante rappresenta un’iniziativa vantaggiosa per tutti:

  • Per i detenuti: che hanno la possibilità di acquisire nuove competenze, aumentare le proprie opportunità lavorative e ridurre il rischio di recidiva.
  • Per la società: che si avvantaggia della riduzione del crimine e del reinserimento sociale dei detenuti.
  • Per il sistema penitenziario: che può migliorare la propria efficacia e la propria efficienza.

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Centinaia di fascicoli “dimenticati” nell’armadio del giudice: 40 riguardano violenze sessuali e reati “codice rosso”

Un arretrato di 297 richieste di rinvio a giudizio mai fissate dal giudice è stato scoperto nell’ufficio del giudice milanese Guido Salvini, andato in pensione a metà dicembre 2023. Tra i fascicoli dimenticati, 40 riguardano imputazioni di violenze sessuali, stalking, maltrattamenti familiari, pedopornografia, tentato omicidio e altri reati che per legge avrebbero dovuto avere trattazione prioritaria perché di “codice rosso”.

Le 297 richieste di rinvio a giudizio non fissate risalgono al 2023 (55 casi), 2022, 2021, 2020 e in tre casi addirittura al 2019. A queste si aggiungono 90 opposizioni a richieste di archiviazione e 900 richieste di archiviazioni di ignoti.

La scoperta dell’arretrato ha indotto il dirigente dell’Ufficio Gip, Aurelio Barazzetta, e il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, a comunicare al locale Consiglio Giudiziario un provvedimento urgente: tre apposite udienze sono fissate il 12, 20 e 27 giugno affinché futuri nuovi giudici vaglino almeno i 40 “codice rosso”, un fascicolo di associazione mafiosa e due di corruzione, mentre il resto dell’arretrato viene assegnato a pioggia a tutti gli altri gip dell’Ufficio.

Salvini, consulente antimafia e autore di libri

Consulente della Commissione parlamentare antimafia, di quella sul sequestro Moro e in passato di quella sulle Stragi, autore dei libri “La maledizione di piazza Fontana” e “Domenica mattina presto — Liste di pensieri”, sul suo sito Salvini rimarca che “per ragioni di indipendenza personale non aderisco ad alcuna corrente organizzata della magistratura”, ricordandosi “fin dagli anni ’80 giudice istruttore a Milano”, dove “ho condotto le indagini sul terrorismo di sinistra e di destra”, e “riaperto le indagini sulla strage di piazza Fontana”.


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Emergenza carceraria: l’Unione delle Camere Penali Italiane incrocia le braccia

Con una delibera del 2 marzo 2024, la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane (Ucpi) ha proclamato un’astensione dalle udienze penali e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per oggi, 20 marzo 2024.

L’iniziativa di protesta, che coinvolgerà tutti gli avvocati penalisti d’Italia, è stata indetta a fronte dell’attuale situazione di emergenza carceraria.

“Nonostante l’emergenza umanitaria in atto – si legge nel testo della delibera di proclamazione dello sciopero – non si è ancora registrata una chiara e netta presa di posizione del Governo volta a rimediare all’ingravescente fenomeno del sovraffollamento carcerario”.

L’Ucpi denuncia inoltre la moltiplicazione delle fattispecie di reato e il conseguente aggravamento delle pene, in violazione dei principi di uguaglianza e di proporzionalità, con irragionevole aggravio dell’ordinamento penale.

La manifestazione nazionale a Roma

I Presidenti delle Camere Penali territoriali e tutti gli iscritti sono stati invitati a recarsi a Roma per partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà, sempre oggi 20 marzo, in Piazza dei Santi Apostoli, alle ore 14.00.

L’obiettivo della manifestazione è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla grave situazione delle carceri italiane e di sollecitare interventi concreti per il superamento dell’emergenza.

Lo sciopero di febbraio 2024

L’astensione del 20 marzo segue quella già proclamata dall’Ucpi lo scorso febbraio per denunciare le criticità del sistema penale italiano.

In quell’occasione, gli avvocati penalisti avevano protestato contro la moltiplicazione delle fattispecie di reato e il conseguente aggravamento delle pene, la mancanza di risorse per la giustizia e il precariato della professione forense.

Un appello al Governo e al Parlamento

Con la nuova protesta, l’Ucpi intende lanciare un nuovo appello al Governo e a tutte le forze parlamentari affinché si adottino misure urgenti per:

  • Ridurre il sovraffollamento carcerario
  • Rivedere la legislazione penale in senso garantista
  • Migliorare le condizioni di vita dei detenuti
  • Assicurare il diritto alla difesa

L’esclusione di alcuni circondari

Dallo sciopero sono esclusi il circondario di Ischia, interessato da un’astensione indetta dall’Associazione forense Isola d’Ischia per il giorno 18 marzo 2024, nonché i Circondari di Salerno, di Vallo della Lucania e di Nocera Inferiore, come da delibera Ucpi dell’11 marzo.


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Stress mentale: un carico sempre più pesante per gli avvocati

Lo stress mentale rappresenta una problematica sempre più diffusa, con effetti negativi sulla salute e il benessere di individui in diversi contesti lavorativi. Tra le professioni maggiormente colpite, spicca quella dell’avvocato.

Le cause dello stress negli avvocati:

  • Carico di lavoro elevato: Le scadenze pressanti, il numero elevato di casi da seguire e la mole di documenti da gestire possono creare un senso di costante pressione e ansia.
  • Responsabilità gravose: Gli avvocati si assumono la responsabilità di difendere gli interessi dei loro clienti, spesso in situazioni delicate e complesse. Il peso di questa responsabilità può generare stress e preoccupazione.
  • Competizione agguerrita: Il mercato legale è altamente competitivo, con la necessità di acquisire e fidelizzare i clienti. Questo può portare a un clima di tensione e a un continuo confronto con i colleghi.
  • Ambiente lavorativo frenetico: L’ambiente frenetico e caotico degli studi legali, con frequenti interruzioni e urgenze, può ostacolare la concentrazione e aumentare il livello di stress.
  • Mancanza di equilibrio tra vita lavorativa e privata: Le lunghe ore di lavoro, spesso serali e notturne, possono rendere difficoltoso conciliare la vita professionale con quella privata, creando un senso di frustrazione e solitudine.

Le conseguenze dello stress mentale:

  • Problemi di salute fisica: Lo stress prolungato può causare una serie di problemi di salute fisica, come mal di testa, insonnia, gastrite, ipertensione e un indebolimento del sistema immunitario.
  • Problemi di salute mentale: Lo stress può portare a depressione, ansia, attacchi di panico e burnout, con un impatto significativo sulla qualità della vita.
  • Difficoltà lavorative: Lo stress può influenzare negativamente la concentrazione, la memoria e la capacità di giudizio, compromettendo le performance lavorative.
  • Problemi relazionali: Lo stress può creare tensioni e conflitti nelle relazioni interpersonali, sia in ambito lavorativo che privato.

Cosa fare per combattere lo stress mentale:

  • Imparare a gestire il tempo: Organizzare il lavoro in modo efficiente, pianificare le attività e stabilire delle priorità può aiutare a ridurre il senso di pressione.
  • Delegare: Non cercare di fare tutto da soli, ma imparare a delegare compiti ad altri collaboratori può alleggerire il carico di lavoro.
  • Prendersi cura di sé: Dedicare del tempo a se stessi per attività rilassanti e piacevoli, come fare sport, leggere un libro o stare con la famiglia, è fondamentale per ridurre lo stress.
  • Cercare supporto: Se lo stress diventa eccessivo, è importante non aver paura di chiedere aiuto a un professionista, come uno psicologo o un counselor.

Promuovere un ambiente lavorativo sano:

  • Migliorare la comunicazione e la collaborazione all’interno dello studio legale.
  • Favorire la flessibilità lavorativa e l’equilibrio tra vita lavorativa e privata.
  • Offrire formazione e supporto ai dipendenti per la gestione dello stress.

 


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Digitale, Corte dei Conti: in ritardo la banda ultralarga aree bianche

E’ sensibile il ritardo registrato nella realizzazione delle infrastrutture digitali legate al Piano Banda Ultralarga – Aree Bianche per la connettività di circa 8.400.000 abitazioni in Italia, con una dilatazione dei tempi medi delle fasi procedurali e uno spostamento in avanti della concreta attuazione rispetto alle scadenze originarie.

E’ quanto rileva il Collegio del controllo concomitante della Corte dei conti nell’analisi, approvata con Delibera n. 4/2024/CCC, sullo stato di avanzamento del Piano Banda Ultralarga relativo alle cosiddette Aree Bianche, definite “a fallimento di mercato” per l’assenza di investimenti privati.

Il Piano – posto sotto il controllo del MIMIT e finanziato prevalentemente con i fondi strutturali europei FESR e FEASR, nonché con il fondo nazionale FSC – interessa 7.413 comuni italiani, con la copertura di circa 6.300.000 unità immobiliari a tecnologia Fiber To The Home (FTTH), 2.100.000 a tecnologia Fixed Wireless Access (FWA) e 29.895 tra sedi PA e aree industriali.

A fine 2023 – evidenzia la Corte – risultavano coperte in FTTH circa 3,4 milioni di abitazioni (il 54% del target finale) e 18.616 sedi PA e aree industriali (il 62%), oltre a 437.000 unità immobiliari in fase di collaudo (7%) e più di 2,2 milioni in fase di lavorazione (36%). Meno positivi i dati emersi sugli investimenti di rete FWA che – spiegano i giudici contabili – vanno interpretati con cautela in virtù della tipologia di architettura FWA.

I ritardi registrati finora sono stati governati con il ricorso all’istituto delle penali che, a fine 2023, risultano applicate per un importo complessivo di 54,6 milioni di euro. Una cifra per la quale – sottolinea la magistratura contabile – emerge, su alcuni lotti, la riduzione dei margini per ricorrere a ulteriori iniziative, anche in virtù dell’attuale assetto contrattuale.

In caso di disallineamento tra effettivo progresso dei lavori e scadenza finale del Piano (settembre 2024), andranno definiti i necessari interventi correttivi anche sul fronte della scarsità di manodopera specializzata e adottato un nuovo cronoprogramma che garantisca la chiusura dei lavori in tempi celeri, con un controllo serrato sul rispetto delle nuove scadenze da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Queste, le raccomandazioni della Corte al MIMIT.

 


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Esame avvocato 2023: scritti corretti, 55% idonei. Orali entro luglio

Conclusa la correzione degli scritti dell’esame di avvocato 2023, svoltosi il 12 dicembre scorso. Su 9.703 partecipanti, 5.390 aspiranti avvocati hanno superato la prova, ottenendo un punteggio di almeno 18/30. La percentuale di idoneità si attesta al 55%, in linea con le precedenti sessioni.

Tempistiche più celeri

La commissione esaminatrice ha completato la correzione degli elaborati in tempi più rapidi rispetto alla media degli anni passati. Un risultato notevole che consentirà di accelerare l’iter e di svolgere le prove orali entro luglio.

Verso l’abilitazione

I candidati che hanno superato lo scritto dovranno quindi affrontare l’esame orale, che si terrà presumibilmente tra maggio e luglio 2024. Al termine di questa prova, i vincitori otterranno l’abilitazione alla professione forense.

Un traguardo importante

L’esame di avvocato è un passaggio fondamentale per chi aspira a diventare un avvocato. La nuova formula introdotta nel 2023, con una prova scritta unica e un orale più snello, sembra aver avuto un esito positivo.

Maggiori informazioni

Per maggiori informazioni sui risultati e sulle prossime date dell’esame di avvocato, consultare il sito ufficiale del Ministero della Giustizia.


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Aiga: focus nazionale: “Compensi professionali, verso una nuova dignità dell’avvocatura”

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Aiga: focus nazionale: “Compensi professionali, verso una nuova dignità dell’avvocatura”

Si tiene a Verbania, oggi 15 marzo e domani  16  il primo Focus nazionale dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati dedicato ai Compensi professionali – per una nuova Dignità dell’Avvocatura.

Il Focus – dice il Presidente Carlo Foglieni – rappresenta un momento di confronto per l’associazione su una tematica particolarmente rilevante, come è certamente quella dei compensi professionali “.

Non solo “Questo evento rappresenta un’importante occasione per le colleghe e i colleghi under 45, di poter assistere alla Giunta nazionale, che sarà, aperta a tutti”.

L’Associazione Italiana Giovani Avvocati, nella due giorni verbanese, rifletterà sui compensi professionali partendo dalla recente approvazione della legge 49/2023 sull’equo compenso – storica battaglia dell’associazione. Il confronto verterà anche in tema di patrocinio a spese dello stato e di liquidazione dei compensi professionali.

Il Focus sarà inoltre l’occasione per esporre le proposte della giovane avvocatura sul tema: dall’introduzione di un compenso minimo inderogabile “erga omnes”, alla semplificazione e accelerazione della procedura per il recupero del compenso professionale. L’AIGA inoltre, si soffermerà sulla ormai necessaria riforma organica in materia di spese di giustizia e di patrocinio a spese dello Stato e sull’adeguamento dei parametri ministeriali di cui al dm. 147/2022.

L’Aiga, quest’anno, – continua Foglieni – organizzerà tre Focus, dislocati rispettivamente al nord, al centro e al sud Italia. La volontà non è solo quella di avvicinare sempre di più la giovane avvocatura ai territori, ma anche quella di creare un momento di dibattito e di confronto su una tematica specifica”.

La scelta, per questo primo Focus, è quindi ricaduta sulla tematica dei compensi professionali perché, come dice il titolo stesso dell’evento, è proprio dai compensi che passa – e parte –  la dignità della professione forense”.


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Dopo il via libera della Florida al trasferimento in Italia di Chico Forti, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha trasmesso al Procuratore generale di Trento l’atto, a sua firma, con cui chiede di promuovere presso la Corte di appello il riconoscimento della sentenza penale irrevocabile emessa dalle Autorità statunitensi nei confronti del connazionale condannato per i reati di omicidio e porto d’armi.

Il Guardasigilli ha inoltre inviato all’autorità giudiziaria italiana la documentazione inoltrata dal Department of Justice di Washington. Allo stesso tempo, il Ministro Nordio ha trasmesso al Department of Justice le informazioni tecniche richieste in merito alle modalità di esecuzione della pena in Italia.

Si tratta dei passaggi tecnici, di competenza di via Arenula, necessari per consentire il rientro, tanto atteso, di Chico Forti.

Il riconoscimento della sentenza americana da parte dell’autorità giudiziaria italiana costituisce un tassello decisivo della procedura per il ritorno di Forti nel suo Paese.

 


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Cosa fa Sora

Sora è in grado di creare scene dinamiche, realistiche e fantasiose partendo da poche istruzioni testuali. L’utente fornisce una descrizione di ciò che desidera vedere e Sora genera un breve video che riproduce la scena.

Perché il Garante ha avviato l’istruttoria

L’Autorità ha avviato l’istruttoria per le possibili implicazioni che il servizio “Sora” potrebbe avere sul trattamento dei dati personali degli utenti che si trovano nell’Unione Europea e in particolare in Italia.

Cosa ha chiesto il Garante a OpenAI

Entro 20 giorni, OpenAI dovrà fornire al Garante una serie di chiarimenti, tra cui:

  • Se il nuovo modello di intelligenza artificiale sia un servizio già disponibile al pubblico e se venga o verrà offerto ad utenti che si trovano nell’Unione Europea, in particolare in Italia.
  • Le modalità di addestramento dell’algoritmo.
  • I dati raccolti ed elaborati per addestrarlo, specialmente se si tratti di dati personali.
  • Se tra questi vi siano anche particolari categorie di dati (convinzioni religiose, filosofiche, opinioni politiche, dati genetici, salute, vita sessuale).
  • Quali siano le fonti utilizzate.

Nel caso in cui il servizio venga o verrà offerto a utenti che si trovano nell’Ue, il Garante ha chiesto in particolare alla società di indicare se le modalità previste per informare utenti e non utenti e le basi giuridiche del trattamento dei dati forniti di quanti accedono al servizio siano conformi al Regolamento europeo.

Cosa succederà dopo

Dopo aver ricevuto le informazioni richieste da OpenAI, il Garante valuterà se il servizio “Sora” è conforme al Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali.

Perché questa notizia è importante

L’istruttoria avviata dal Garante è un importante passo avanti per la tutela dei dati personali degli utenti nell’era dell’intelligenza artificiale. È fondamentale che le tecnologie di intelligenza artificiale siano sviluppate e utilizzate in modo da rispettare i diritti e le libertà degli individui.

 


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Tre punti esclamativi in un atto giudiziario: avvocato immune da sanzione in sede disciplinare

Il caso ha acceso un dibattito sulla deontologia forense e sul ruolo della punteggiatura nella comunicazione legale.

La vicenda

Tutto è iniziato quando l’avvocato bolzanino, nel corso di una causa, ha utilizzato tre punti esclamativi per rafforzare la sua critica nei confronti di un collega. Il collega, ritenendo la condotta offensiva, ha inoltrato esposto al Consiglio distrettuale di disciplina, che ha comminato all’avvocato la sanzione dell’avvertimento.

L’avvocato ha però fatto ricorso al Consiglio nazionale forense, che ha annullato la sanzione del CDD.

Le motivazioni

Secondo il Consiglio nazionale forense, i tre punti esclamativi, seppur espressione di un’opinione forte, non denigravano il collega e non violavano i principi deontologici.

Nella sentenza si legge che “la frase contestata, pur essendo critica, non può essere considerata offensiva o denigratoria”. Il Consiglio ha inoltre rilevato che “l’uso dei tre punti esclamativi non è di per sé un comportamento scorretto”.

Le conclusioni

Il caso rappresenta un precedente importante per la deontologia forense e per il ruolo della punteggiatura nella comunicazione legale.

La sentenza del Consiglio nazionale forense chiarisce che la critica, anche se espressa con toni accesi, non è vietata se non scade nell’offesa personale.

Inoltre, la sentenza sottolinea che l’uso dei segni di punteggiatura, come i punti esclamativi, non è di per sé un comportamento scorretto.

 


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