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Open Day dell’Unione Camere Penali: notevole successo, con il supporto di Servicematica

L’VIII Open Day dell’Unione Camere Penali Italiana, tenutosi a Rimini il 7 e 8 giugno 2024, si è concluso con un importante successo di partecipazione, confermandosi un appuntamento di riferimento per il mondo forense. Il contributo di Servicematica, azienda leader nel settore dei servizi digitali per la giustizia, è stato fondamentale per la buona riuscita dell’evento.

Un evento ricco di spunti e di partecipazione
L’edizione di quest’anno, incentrata sul tema “Alienazione e accelerazione. Dignità dell’Uomo, tra carcere e intelligenza artificiale”, ha visto la presenza di un numero eccezionale di avvocate e avvocati da tutta Italia. I due giorni di convegni e dibattiti hanno offerto spunti di riflessione su temi di grande attualità, con interventi di esperti e confronto aperto tra diverse posizioni.

Momenti salienti e impegno per la giustizia
Tra i momenti salienti dell’Open Day, si segnala il confronto acceso tra il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Giuseppe Santalucia e il Presidente dell’Unione Camere Penali Francesco Petrelli sulla delicata questione della separazione delle carriere. Un altro momento significativo è stata la consegna del premio Riccardo Polidoro, dedicato alla memoria del compianto avvocato e attivista, a testimonianza dell’impegno dell’Unione Camere Penali nel valorizzare le figure che hanno dedicato la propria vita alla difesa dei diritti.

L’Open Day è stata anche l’occasione per riaffermare con forza il ruolo centrale dell’Unione Camere Penali nella lotta per la giustizia. I penalisti italiani hanno ribadito la loro contrarietà al sovraffollamento carcerario e alle condizioni disumane in cui versano le carceri italiane, chiedendo a gran voce una riforma del sistema giudiziario che garantisca un giusto processo a tutti i cittadini

Servicematica: partner fondamentale per il successo dell’evento
Il successo dell’Open Day non sarebbe stato possibile senza il supporto fondamentale di Servicematica. E già nel bellissimo ingresso del Palacongressi di Rimini, i partecipanti sono stati accolti da un allestimento monumentale firmato Servicematica (vedi foto) che ha sottolineato la partnership, ormai rodata, tra l’azienda e l’organizzazione a cura dell’associazione dei penalisti.


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tavola rotonda con consiglio ministri

Consiglio dei Ministri: oggi dl codice crisi impresa e insolvenza

Roma, 10 giugno 2024 – Il Consiglio dei Ministri si riunirà oggi, lunedì 10 giugno, alle ore 13.30 a Palazzo Chigi, per la 85esima seduta. All’ordine del giorno, fra gli altri, un solo punto riguardante la giustizia: l’esame preliminare di uno schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al codice della crisi di impresa e dell’insolvenza.

Il decreto legislativo in questione, approvato nel 2019, ha introdotto una serie di novità nel panorama italiano in materia di fallimenti e concordati. L’obiettivo delle nuove disposizioni è quello di semplificare le procedure concorsuali e di renderle più efficienti, al fine di favorire il risanamento delle imprese in difficoltà e la tutela dei posti di lavoro.


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Premio “Riccardo Polidoro” 2024: omaggio a una vita di passione e dedizione per i diritti dei detenuti

Oggi, 7 giugno 2024, durante l’Open Day dell’Unione Camere Penali a Rimini -evento sostenuto da Servicematica-, si terrà la consegna del Premio “Riccardo Polidoro” ai figli del compianto avvocato, figura di spicco nella difesa della dignità e della speranza dei detenuti. Questa prima edizione del premio è stata istituita per onorare la sua storia, la sua passione e il suo straordinario contributo nel campo dei diritti umani e della giustizia penale.

Le Motivazioni della Giuria

La Giuria del Premio “In difesa della dignità e della speranza dei detenuti Riccardo Polidoro”, composta da Francesco Petrelli, Giovanni Melillo, Glauco Giostra, Rinaldo Romanelli, Nicola Mazzacuva, Gianpaolo Catanzariti e Giorgio Varano, ha deciso all’unanimità di assegnare il premio della prima edizione proprio a Riccardo Polidoro. Ecco le motivazioni che hanno guidato la loro scelta:

“Fortiter in re, soaviter in modo”, così la Giuria descrive l’approccio instancabile di Polidoro nella difesa della dignità delle persone private della libertà e del loro diritto a coltivare la speranza. Con eleganza e fermezza, ha portato le questioni umanitarie del “carcere possibile” al centro del dibattito politico, giuridico e sociale.

Un Esempio di Competenza e Garbo

Avvocato di grande eleganza e competenza, Riccardo Polidoro ha fondato anni fa il “Carcere Possibile Onlus” a Napoli, e dal 2015 ha diretto con passione l’Osservatorio Carcere dei penalisti italiani. La sua dedizione non si è limitata alla pratica legale, ma ha avuto un impatto significativo anche a livello istituzionale. Nel 2016, Polidoro è stato chiamato a coordinare il Tavolo 16 degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale, dedicato agli ostacoli normativi all’individualizzazione del trattamento rieducativo, e nel 2017 ha fatto parte della Commissione ministeriale per la riforma dell’ordinamento penitenziario.

Un Moto di Ribellione Morale

Polidoro non ha mai accettato la distanza siderale tra i valori costituzionali e la realtà spesso indifferente delle condizioni dei detenuti. In lui sorgeva una ribellione morale che lo spingeva a promuovere un’azione quotidiana di vigilanza democratica, necessaria per contrastare la rassegnazione e il cinismo prevalenti.

La consegna del premio ai figli di Riccardo Polidoro sarà un momento di commovente riconoscimento e di celebrazione del suo straordinario contributo alla giustizia e ai diritti umani. La sua eredità continuerà a vivere attraverso le iniziative che ha ispirato e il ricordo del suo impegno inesausto per una società più giusta e umana.


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L’Associazione GOT Non possiamo più tacere esprime forte dissenso per il Disegno di Legge di riforma della magistratura onoraria, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 giugno 2024.

Le criticità del DDL sono numerose e preoccupanti:

  • Riduzione delle indennità: il compenso di migliaia di magistrati onorari viene tagliato quasi a metà, con effetti retroattivi. Questo viola palesemente trattati internazionali, convenzioni e principi costituzionali.
  • Stabilizzazione a rischio: la “stabilizzazione” ottenuta dai magistrati confermati viene compromessa con il ripristino delle verifiche quadriennali, già abolite dalla ministra Cartabia.
  • Mancanza di un vero inquadramento: il DDL evoca un nebuloso status di “lavoratori dipendenti”, senza però formalizzare un vero inquadramento giuridico, né riconoscere il diritto a una retribuzione adeguata, tutele e mobilità.
  • Orario di lavoro incerto: l’introduzione di un orario di lavoro con la clausola “fermo restando” rende la prestazione subordinata a un “programma lavorativo” indefinito e dipendente dalla discrezionalità del Capo dell’Ufficio.
  • Nuovi ostacoli per i magistrati confermati: i magistrati onorari confermati che sono anche dipendenti pubblici sono ingiustamente obbligati a richiedere un nuovo nullaosta alle loro amministrazioni, con scarse possibilità di ottenerlo.
  • Indennità tassate e non rivalutate: l’osceno compenso di 1.500 euro lordi annui viene addirittura tassato come reddito lavorativo, senza neanche essere rivalutato o maggiorato di interessi.
  • Punizione per chi ha svolto altre attività: chi ha svolto altre attività per necessità economiche viene penalizzato, come se avesse volontariamente “tenuto i piedi in due scarpe”.
  • Riduzione delle future pensioni: i magistrati onorari sono costretti a “regalare” una quota dei loro miseri compensi alla gestione separata INPS, con conseguenze negative sulle future pensioni.
  • Legittimazione di una “estorsione di Stato”: il DDL ratifica la rinuncia forzata al pregresso come unica alternativa al licenziamento, definendola “cessata materia del contendere” nei ricorsi presentati dai magistrati onorari.
  • Emarginazione dei magistrati non esclusivisti: i magistrati non esclusivisti, finora considerati l’unica figura compatibile con l’ordinamento, vengono trattati come “personae non gratae” da allontanare, con il rischio di future penalizzazioni anche per i colleghi esclusivisti.
  • Nessuna tutela per chi vuole abbandonare: il DDL non prevede alcun indennizzo per coloro che, delusi dalle modifiche peggiorative, decidono di lasciare la magistratura onoraria.

L’Associazione AssoGOT conclude il comunicato con un forte richiamo al rispetto dei principi di diritto da parte del Governo: “L’Italia è uno Stato di diritto: ci aspettiamo che questo Governo lo dimostri.”


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Corte Costituzionale dichiara illegittima la limitazione del trasferimento temporaneo dei dipendenti pubblici con figli piccoli

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 99/2024, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 42-bis, comma 1, del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (D.Lgs. n. 151/2001).

La norma in questione limitava il trasferimento temporaneo dei dipendenti pubblici con figli minori di tre anni ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione in cui l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa. La Corte ha stabilito che tale limitazione viola l’articolo 3 della Costituzione, che garantisce il diritto al lavoro e la pari opportunità tra uomo e donna.

Secondo la Corte, la norma in questione comporta un ingiustificato sacrificio del diritto al lavoro del dipendente pubblico con figli piccoli, in quanto lo costringe a scegliere tra la propria carriera professionale e la cura della famiglia. Inoltre, la norma discrimina le donne, in quanto sono generalmente loro ad assumersi il maggior carico di cura dei figli.

La Corte ha quindi dichiarato l’incostituzionalità della norma nella parte in cui limita il trasferimento temporaneo dei dipendenti pubblici con figli piccoli alla sede di lavoro dell’altro genitore. In futuro, il trasferimento potrà essere disposto anche ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione in cui è fissata la residenza della famiglia.


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La sentenza n. 96/2024 della Corte Costituzionale rappresenta un importante passo avanti per la tutela del giusto processo e del diritto di difesa in Italia. La Consulta ha infatti sottolineato il ruolo fondamentale del principio del contraddittorio, definendolo “primaria e fondamentale garanzia del giusto processo”.

Contraddittorio tra le parti e con il giudice

La Corte ha chiarito che la legittimità costituzionale dell’art. 171-bis del codice di procedura civile, introdotto con la recente riforma, è subordinata alla necessità di garantire un delicato equilibrio tra la concentrazione processuale e il diritto di difesa delle parti. In particolare, la Consulta ha evidenziato l’importanza del contraddittorio non solo tra le parti, ma anche tra le parti e il giudice.

Difesa non sacrificata alla celerità

La decisione della Corte Costituzionale rappresenta un riconoscimento del ruolo cruciale del contraddittorio nel garantire un processo giusto ed equo. Come sottolineato dal Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, l’esigenza di contenere i tempi di durata del processo non può e non deve pregiudicare la completezza del sistema delle garanzie difensive.

Indicazioni chiare per il legislatore delegato

I principi espressi nella sentenza della Corte Costituzionale dovranno ora essere attentamente considerati dal legislatore delegato, che è chiamato a redigere il cosiddetto decreto correttivo al codice di procedura civile. Il decreto correttivo dovrà recepire le indicazioni della Consulta e garantire il pieno rispetto del diritto di difesa e del principio del contraddittorio.

Un segnale importante per l’avvocatura

La sentenza della Corte Costituzionale rappresenta un segnale importante per l’avvocatura italiana, che da sempre si batte per la tutela del giusto processo e del diritto di difesa. L’Avvocatura continuerà a monitorare l’iter del decreto correttivo e a vigilare affinché i principi espressi dalla Consulta non vengano disattesi.


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I dubbi sull’inammissibilità dei ricorsi in Cassazione: tra efficienza e garanzie

Come scrive su Il Riformista Luca Marafioti, professore ordinario di Procedura Penale, alla fine del secolo scorso, il grido d’allarme dei giudici di fronte all’insostenibile mole di ricorsi in Cassazione portò all’introduzione, nel 2001, di una procedura semplificata di selezione preliminare. Un filtro affidato ad una settima sezione appositamente istituita.

Negli anni, lo strumento dell’inammissibilità dei ricorsi è diventato sempre più frequente, assumendo il ruolo di baluardo a tutela delle funzioni della giurisdizione di legittimità.

L’obiettivo è duplice: ridurre il carico di lavoro della Corte e, al tempo stesso, elevare la qualità della giurisdizione. Meno cause in Cassazione, grazie all’inammissibilità, significherebbe una più esatta ed uniforme interpretazione della legge penale.

Tuttavia, questo approccio non è privo di criticità.

Tra efficienza e rischi

L’ampio ricorso all’inammissibilità solleva dubbi circa i suoi effettivi benefici. Un primo problema riguarda la distinzione tra ricorsi inammissibili e quelli infondati. La linea di demarcazione può essere sfumata e portare a interpretazioni estensive o superficiali, con il rischio di escludere ingiustamente ricorsi meritevoli.

Inoltre, il sistema non limita la pronuncia di inammissibilità alla fase preliminare. La tagliola può scattare anche dopo la trattazione del ricorso e persino dopo la discussione in pubblica udienza, anche per ricorsi che non presentano i requisiti minimi per l’esclusione dal vaglio di legittimità.

Un paradosso giuridico?

Il paradosso sta nel fatto che il potenziamento dell’inammissibilità ha conferito alla Cassazione poteri ancora più ampi di quelli già notevoli in materia di controllo di legittimità. La Corte diventa, di fatto, giudice dell’estensione dei propri poteri e dell’area del ricorribile. Un compito che, secondo i critici, dovrebbe spettare esclusivamente alla legge.

L’utilizzo massiccio dell’inammissibilità dei ricorsi in Cassazione solleva interrogativi circa il suo reale impatto sull’efficienza e sulla qualità della giustizia. Il rischio di sacrificare le garanzie a favore di una rapida selezione dei casi desta preoccupazione. Occorre una riflessione attenta per trovare un equilibrio tra l’esigenza di snellire il lavoro della Corte e la tutela dei diritti dei cittadini.


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Interventi sull’ inquadramento giuridico, economico e previdenziale dei magistrati onorari. Riguardano le condizioni e le ore di lavoro; il regime professionale, la disciplina previdenziale e assistenziale, alcune delle modifiche introdotte dal disegno di legge, approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, recante “Modifiche alla disciplina della magistratura onoraria del contingente a esaurimento”, ossia i magistrati onorari già in servizio alla data di entrata in vigore del d.lgs.116/2017.

Con il provvedimento, si procede ad una complessiva ‘messa a sistema’ della figura del magistrato onorario, che abbia optato per la conferma, risolvendo i profili di criticità emersi dalla procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia.

Con il provvedimento licenziato dal Cdm vengono disciplinate in modo chiaro le “regole di ingaggio” della magistratura onoraria che presta da molti anni la propria attività in favore dell’amministrazione della giustizia. Fissando in modo preciso i doveri e i diritti, tra i quali la previsione di un orario massimo settimanale (di 36 o 16 le ore di lavoro a settimana, a seconda del regime esclusivo o meno), l’estensione di importanti tutele assistenziali relative a malattia e maternità e al trattamento di fine rapporto.


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Torna a Rimini l’VIII Open Day dell’Unione delle Camere Penali Italiane, un appuntamento ormai consolidato per riflettere sulle sfide più attuali della giustizia penale. L’edizione 2024, in programma il 7 e 8 giugno al Palacongressi, si concentrerà sul tema “Alienazione e accelerazione. Dignità dell’Uomo, tra carcere e intelligenza artificiale”. L’evento si avvarrà del sostegno di Servicematica, azienda leader nel settore dei servizi digitali per la giustizia.

Un programma ricco di spunti di riflessione

Il convegno, che si aprirà giovedì 7 giugno alle 14.30 con la presentazione dell’Open Day e i saluti delle autorità, vedrà susseguirsi interventi di relatori di primo piano. Tra i momenti salienti, la assegnazione del Premio Riccardo Polidoro alla sua prima edizione e il Consiglio delle Camere Penali.

Venerdì 8 giugno la mattina sarà dedicata ai workshop degli Osservatori e Commissioni UCPI, mentre il pomeriggio si susseguiranno interventi su temi di grande attualità come il modello accusatorio con carriere separate, il giusto processo e l’intelligenza artificiale e il rapporto tra legge, giustizia e carcere nella canzone d’autore italiana.

Un’occasione per il confronto e il dibattito

L’VIII Open Day UCPI si configura come un’importante occasione di confronto e dibattito per tutti gli operatori del diritto, con l’obiettivo di approfondire le tematiche più complesse e urgenti della giustizia penale contemporanea e di individuare possibili soluzioni.

Maggiori informazioni

Per consultare il programma completo e per iscriversi al convegno, è possibile visitare il sito web dell’Unione delle Camere Penali Italiane: https://www.camerepenali.it/.

L’apporto di Servicematica

La presenza di Servicematica come sponsor dell’evento sottolinea l’impegno dell’azienda nel supportare il mondo forense e nel favorire la riflessione su temi di cruciale importanza per il futuro della giustizia. L’esperienza e le competenze di Servicematica nel settore della digitalizzazione rappresentano un valido strumento per gli operatori del diritto per affrontare le innovazioni e per garantire un processo più efficiente.


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Roma, 4 giugno 2024 – Accesso diretto alle banche dati per gli uffici giudiziari impegnati nella gestione della crisi di impresa e dell’insolvenza.

Il Ministero della Giustizia ha sottoscritto tre convenzioni con l’Inps, l’Agenzia delle entrate e Unioncamere e Infocamere: sarà così possibile per le cancellerie dei tribunali concorsuali avere accesso diretto e veloce alle informazioni sui debiti, ricavabili da banche dati pubbliche.

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza  prevede infatti che durante il procedimento per l’apertura della liquidazione giudiziale o del concordato preventivo, Ufficio del Registro delle Imprese, Agenzia delle Entrate e INPS trasmettano alla cancelleria del tribunale concorsuale i bilanci, le dichiarazioni dei redditi, gli elenchi di atti stipulati, i debiti fiscali e previdenziali e ogni altro elemento utile a ricostruire integralmente la situazione patrimoniale dell’impresa in stato di crisi o di insolvenza.

L’accordo – per cui è stato già acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali – sarà operativo in tutti i tribunali concorsuali italiani a partire dal 2 agosto, trascorsi 60 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 3 giugno 2024.

Queste convenzioni seguono una precedente intesa, stipulata dal Ministero della Giustizia – attraverso il Dipartimento per la Transizione digitale della giustizia l’analisi statistica e le politiche di coesione – che consente agli ufficiali giudiziari di accedere alle banche dati dell’Amministrazione finanziaria, rendendo più agevole la ricerca telematica dei beni da pignorare o da sottoporre a procedura concorsuale.


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