Avvocati parigini a disposizione per consulenze gratuite durante le Olimpiadi

Il Barreau de Paris, l’ordine degli avvocati della capitale francese, ha deciso di offrire un servizio di consulenza legale gratuito a tutti i cittadini, sia francesi che stranieri, durante l’intero periodo olimpico.

Un servizio su misura per i Giochi

L’iniziativa prevede la presenza di avvocati in diversi punti della città, pronti a rispondere a qualsiasi domanda legale, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, fino a settembre 2024. Dalle questioni più semplici a quelle più complesse, i professionisti del diritto saranno a disposizione per fornire assistenza e chiarimenti.

Un numero verde attivo 24/7

Per facilitare l’accesso a questo servizio, è stato attivato un numero verde dedicato, raggiungibile da chiunque si trovi a Parigi durante i Giochi. In questo modo, turisti e visitatori potranno ricevere assistenza legale in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo.

Quali sono gli ambiti coperti?

La gamma di consulenze offerte è molto vasta e copre tutti i principali settori del diritto, dal diritto civile a quello penale, passando per il diritto del lavoro e il diritto della famiglia.

Come usufruire del servizio?

Per conoscere i punti di accoglienza e i dettagli del servizio, è sufficiente consultare il sito web del Barreau de Paris: https://www.avocats.paris/consultations-gratuites

Un impegno per l’accessibilità al diritto

Con questa iniziativa, il Barreau de Paris dimostra ancora una volta il suo impegno per rendere il diritto accessibile a tutti, anche durante eventi di grande portata come le Olimpiadi. Un’opportunità unica per i visitatori di Parigi, che potranno godersi i Giochi in tutta serenità, sapendo di poter contare su un supporto legale qualificato in caso di necessità.


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Nordio: “L’Italia è lo Stato Membro più efficace d’Europa”

“Sorpresi e indignati per la falsa rappresentazione che alcuni organi di stampa hanno dato sul rule of law pubblicato ieri (il 24 luglio, ndR). Al contrario, nel valutare il settore chiave dei sistemi giudiziari, l’Italia risulta promossa sotto tutti i parametri. In particolare, nelle 6 Raccomandazioni conclusive, in numero pari alla media europea, non vi è alcun invito a modificare i recenti provvedimenti adottati sui reati contro la P.A.”. Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sulla relazione sullo Stato di Diritto.

“Per quanto poi riguarda l’efficienza della Giustizia, è stato dato atto che le politiche giudiziarie adottate a livello nazionale, in questi due anni, hanno consentito di conseguire i risultati attesi garantendo all’Italia il titolo di Stato Membro primo nel parametro valutativo della efficacia. Abbiamo ricevuto il plauso della Commissione europea anche sotto il parametro della qualità del servizio. Sono stati apportati miglioramenti significativi nell’assunzione di nuovi magistrati e personale amministrativo e gli addetti all’Ufficio del Processo hanno migliorato la produttività e la qualità del sistema giudiziario. La Commissione premia l’Italia anche sotto l’aspetto della digitalizzazione. Elementi positivi emergono anche dalla valutazione del quadro anticorruzione che certifica a nostro favore il compimento di “ulteriori progressi nell’adozione di una legislazione globale in materia di conflitti di interessi”. Proseguiremo in questa direzione per migliorare ulteriormente. Resta l’amarezza per una falsa rappresentazione nociva all’immagine del Paese che sembra riflettere la volontà di una strumentale polemica piuttosto che rilevare il lavoro fatto sulla Giustizia che è stato così tanto apprezzato dalla stessa Commissione”, conclude il Ministro.


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Annamaria Bernardini De Pace sulle donazioni in vita: “Un errore che può costare caro”

L’avvocata Annamaria Bernardini De Pace ha espresso un parere netto sulle donazioni in vita, scatenando un dibattito sulla gestione del patrimonio familiare. Interpellata in merito alle recenti dichiarazioni di Reinhold Messner, che ha ammesso di aver commesso un errore donando gran parte del suo patrimonio ai figli, la nota avvocata ha affermato: “Le donazioni in vita sono una scelta da evitare”.

Perché? Secondo la Bernardini De Pace, ci sono diversi motivi che sconsigliano di fare donazioni ai propri eredi:

  • Disuguaglianze e liti familiari: Se si decide di donare, è fondamentale trattare tutti i figli in modo equo. Altrimenti, alla morte del donatore, potrebbero nascere conflitti e contenziosi tra i beneficiari.
  • Mancanza di assistenza: Spesso, chi riceve in anticipo l’eredità tende a sottovalutare l’importanza di assistere il genitore anziano.
  • Fiscalità: Contrariamente a quanto molti pensano, le donazioni non sono esenti da tasse. Le imposte da pagare sono simili a quelle dell’eredità, e in entrambi i casi esiste una franchigia.
  • Alternative più vantaggiose: Esistono strumenti come il trust che permettono di gestire il patrimonio in modo più efficace e di tutelare i propri cari senza rinunciare a disporre dei propri beni in vita.

L’importanza di una pianificazione patrimoniale

L’avvocata Bernardini De Pace sottolinea l’importanza di una pianificazione patrimoniale accurata, che tenga conto delle esigenze personali e familiari. Spesso, le persone non sono consapevoli delle alternative esistenti e credono di essere obbligate a lasciare un’eredità ai propri figli. In realtà, ognuno è libero di disporre dei propri beni come meglio crede, anche consumandoli tutti nel corso della propria vita.

Il caso Messner

La vicenda di Reinhold Messner offre un esempio concreto degli effetti negativi che una donazione incauta può avere sui rapporti familiari. L’alpinista ha ammesso che uno dei suoi più grandi errori è stato quello di donare gran parte del suo patrimonio ai figli, che ora sembrano poco interessati a lui.


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Giustizia: referendum, attivata la piattaforma per la raccolta delle firme digitali

È stato pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che prevede l’attivazione della nuova piattaforma digitale dedicata alla raccolta delle firme per i referendum. La piattaforma è concepita per agevolare la sottoscrizione digitale dei referendum abrogativi o costituzionali, e delle iniziative legislative di natura popolare.

Con questa nuova iniziativa progettuale, curata dal Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica della giustizia tramite la Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati, il Ministero della Giustizia ribadisce il proprio impegno nel promuovere strumenti innovativi volti a facilitare la partecipazione attiva dei cittadini e garantire processi democratici più accessibili e trasparenti.

Il sistema, che ha ottenuto il parere del Garante per la protezione dei dati personali, è utilizzabile dai promotori di proposte referendarie e dagli uffici della Corte di Cassazione e delle Camere, per gestire tutte le fasi del processo di raccolta delle firme dei sostenitori in formato digitale. Il sistema effettua poi la verifica della presenza e validità delle firme, mediante interoperabilità con il sistema dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), presso le anagrafi dei comuni ove sono residenti i cittadini firmatari delle proposte.

La piattaforma rappresenta un’innovazione cruciale per la partecipazione politica in Italia e pone il Ministero e il nostro Paese all’avanguardia nell’uso delle tecnologie digitali a supporto della democrazia”, ha dichiarato il Ministro della Giustizia Carlo Nordio.


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Cassazione: ci si può iscrivere all’albo degli avvocati anche da imputati

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19726 depositata il 17 luglio 2024, hanno stabilito un importante principio in materia di accesso alla professione forense. I giudici hanno infatti chiarito che il solo fatto di essere imputato in un procedimento penale non è sufficiente a negare l’iscrizione all’albo degli avvocati.

Fino ad ora, molti Consigli dell’Ordine degli Avvocati avevano interpretato in modo restrittivo il requisito della “condotta irreprensibile”, previsto dalla legge professionale forense, negando l’iscrizione a coloro che si trovavano coinvolti in procedimenti penali, anche in fase preliminare.

Il bilanciamento dei principi costituzionali

La Cassazione, invece, ha sottolineato la necessità di bilanciare questo requisito con altri principi fondamentali della nostra Costituzione, come il diritto al lavoro, la presunzione di innocenza e il diritto allo studio.

Secondo i giudici, l’interesse pubblico a tutelare la correttezza della professione forense e l’affidamento della clientela deve essere valutato caso per caso, tenendo conto della gravità del reato contestato e dello stadio processuale in cui si trova il procedimento.

Una decisione che apre nuovi scenari

Questa sentenza rappresenta una svolta significativa, in quanto riconosce che una persona imputata ha il diritto di accedere alla professione forense fino a quando non sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna.

La decisione della Cassazione apre nuovi scenari e solleva importanti questioni sulla compatibilità tra il diritto alla difesa e la tutela dell’immagine della professione forense.


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Nuovo aiuto per i lavoratori autonomi: una panoramica sull’ISCRO

I liberi professionisti iscritti regolarmente alla Gestione separata possono presentare domanda all’Inps per ottenere l’Iscro per il 2024, a partire dal 1° agosto fino al 31 ottobre. Questa informazione è stata comunicata dall’ente previdenziale nella circolare n. 84/2024. L’Inps ha fornito le istruzioni operative per accedere all’indennità economica stabilita dalla legge 213/2023 e successivamente modificata dal decreto legge 60/2024. Tra le novità, l’Inps ha confermato che l’importo mensile dell’indennità va da un minimo di 250 euro a un massimo di 800 euro, senza gli adeguamenti precedenti per l’inflazione.

Chi può beneficiarne? Per qualificarsi per l’ISCRO, gli individui devono:

  • Essere registrati al regime speciale per i lavoratori autonomi.
  • Non ricevere altre pensioni o essere assicurati da altri regimi previdenziali obbligatori.
  • Non essere beneficiari dell’Assegno di Inclusione.
  • Aver guadagnato meno del 70% del reddito medio nei due anni precedenti la domanda.
  • Aver dichiarato un reddito annuo non superiore a €12.000 nell’anno precedente la domanda.
  • Avere un numero di partita IVA valido da almeno tre anni.

Come funziona l’ISCRO? L’indennità viene calcolata come il 25% del reddito medio guadagnato nei due anni precedenti la domanda, pagato in sei rate mensili. Il pagamento mensile minimo è di €250 e il massimo è di €800.

Punti chiave da ricordare:

  • Processo di domanda: Le domande devono essere presentate online entro il 31 ottobre di ogni anno.
  • Compatibilità: L’ISCRO non può essere richiesto insieme ad altri benefici come la NASpI o le pensioni.
  • Condizioni: I beneficiari devono partecipare a programmi di formazione professionale e mantenere il numero di partita IVA.
  • Finanziamento: Lo schema è finanziato da un piccolo aumento dei contributi previdenziali per i lavoratori autonomi.

Perché l’ISCRO è importante? Lo schema ISCRO rappresenta un importante passo avanti nel fornire una rete di sicurezza sociale per la popolazione di lavoratori autonomi italiani. Offrendo sostegno finanziario durante i periodi di difficoltà economica, il governo mira a stabilizzare la forza lavoro e promuovere la ripresa economica.

Cosa succede dopo? Il governo italiano continuerà a monitorare l’efficacia del programma ISCRO e potrebbe apportare modifiche in base ai risultati ottenuti. Con l’evoluzione del panorama economico, questa rete di sicurezza per i lavoratori autonomi dovrebbe svolgere un ruolo sempre più importante.


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Cgil, il Ministero della Giustizia sotto accusa: “Produce licenziamenti invece che lavoro”

Si è svolto a Roma nei giorni scorsi il presidio dei lavoratori dell’appalto del Ministero della Giustizia, a piazzale Clodio. A manifestare c’erano dipendenti provenienti da Lazio, Umbria e Toscana, impiegati nelle attività di documentazione degli atti processuali della Procura e del Tribunale. La protesta è contro le nuove condizioni lavorative proposte dall’azienda subentrante, che – secondo la Cgil – “umiliano l’esperienza e la professionalità” dei lavoratori.

Una situazione insostenibile

La mobilitazione, organizzata da Cgil, Fiom Cgil, Fp Cgil e Nidil Cgil di Roma e Lazio, è nata per opporsi al rischio di peggioramento delle condizioni retributive e occupazionali. Le nuove proposte prevedono riduzioni di orario, livelli di inquadramento non specificati e contratti a tempo determinato. “Parliamo di lavoratori che da oltre vent’anni svolgono attività delicate e fondamentali per il sistema giudiziario,” si legge in una nota della Cgil.

L’appello della Cgil: “Il sistema attuale è inaccettabile”

“Oltre a chiedere il rispetto dei loro diritti, è chiaro che la situazione attuale dipende da un sistema che continua a favorire il ribasso economico nelle gare pubbliche, peggiorando la qualità dei servizi e le condizioni di lavoro. Tutto questo è inaccettabile,” dichiarano i sindacati.

Di Cola: “L’appalto non produce lavoro, ma licenziamenti”

“Siamo qui perché c’è un appalto sbagliato del ministero che, su un tema cruciale come la digitalizzazione del processo, non produce lavoro, ma licenziamenti,” ha dichiarato Natale Di Cola, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio. La protesta coinvolge lavoratori del Lazio, Umbria e Toscana, sia assunti dall’azienda appaltante che dall’agenzia di somministrazione. “Un appalto dello Stato che prevede tagli e non include clausole sociali per garantire il passaggio del personale,” ha aggiunto Di Cola.

L’impatto sui cittadini

“In questo clima di incertezza, oltre ai lavoratori, sono i cittadini a pagare: i processi sono bloccati, compromettendo la necessaria digitalizzazione,” ha continuato Di Cola. La richiesta è di sospendere il bando di gara e “aprire un tavolo di confronto per garantire servizi ai cittadini e continuità salariale ai lavoratori”.

Le condizioni dei lavoratori precari

Fabrizio Maramieri, segretario della Fiom Cgil, ha sottolineato la situazione dei precari: “Sono atti delicati e non è accettabile affidare questi compiti a lavoratori precari. Vanno tutti assunti”. Luigi Chiapparino, funzionario della Cgil Perugia, ha raccontato che con il cambio di appalto, la nuova azienda offrirà condizioni peggiori: “Contratti di multiservizi invece che da metalmeccanico e part-time a 30 ore anziché 40. Molti lavoratori non accetteranno il nuovo incarico”.


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ANM: “Comportamenti Natoli manifestano assoluta inadeguatezza”

ROMA, 25 luglio – “I fatti emersi negli scorsi giorni e riguardanti la componente di nomina politica del Consiglio Superiore della Magistratura e della sua sezione disciplinare, avv. Rosanna Natoli, sono di spiccata gravità e manifestano l’assoluta inadeguatezza al ruolo istituzionale ricoperto.
Il tentativo di minimizzare tali condotte è inaccettabile, poiché esse minano in profondità il prestigio dell’istituzione e offendono la magistratura nel suo complesso. Auspichiamo che il senso di responsabilità dell’interessata, che finora non si è registrato, prevalga, affinché si giunga in tempi rapidi alla soluzione di una inevitabile crisi istituzionale dagli esiti imprevedibili”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.


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Rapporto UE critico sull’Italia: bocciata la riforma del premierato e preoccupazioni sulla giustizia

La Commissione Europea ha pubblicato il suo rapporto annuale sullo Stato di diritto, riservando critiche significative all’Italia. Il documento, redatto dal commissario alla Giustizia UE Didier Reynders, esprime perplessità sulla riforma costituzionale del premierato e preoccupazioni riguardo alla riforma della giustizia proposta dal ministro Carlo Nordio. Il rapporto, la cui pubblicazione era stata posticipata alla vigilia delle elezioni europee, viene oggi anticipato da Repubblica, rivelando dettagli critici per il nostro Paese.

La riforma del premierato

La riforma del premierato, approvata in prima lettura al Senato, è oggetto di approfondita analisi nel rapporto. La Commissione Europea riconosce l’obiettivo della maggioranza di garantire «più stabilità» al sistema istituzionale, ma evidenzia preoccupazioni: «Con questa riforma, il Presidente della Repubblica non potrà più cercare una maggioranza alternativa o individuare un Primo ministro al di fuori del Parlamento». Diversi stakeholders hanno espresso timori per le modifiche proposte, in particolare per l’alterazione dell’equilibrio dei poteri e il ruolo ridimensionato del Capo dello Stato. La Commissione sottolinea inoltre l’assenza di una legge elettorale adeguata e critica l’eccessivo ricorso a decreti legge da parte dell’esecutivo.

Le criticità sulla giustizia

Il rapporto evidenzia anche problemi riguardanti la riforma della giustizia proposta dal ministro Nordio. La Commissione Europea osserva preoccupazioni per l’eccessiva pressione sulla magistratura da parte della politica e per l’abolizione dei reati di abuso d’ufficio e traffico di influenze, che potrebbero compromettere le indagini su frodi e corruzione. La restrizione sull’uso delle intercettazioni è vista come un possibile ostacolo ai processi, anche in casi di corruzione. Inoltre, la mancanza di una legge sul conflitto di interessi e sulla regolamentazione delle lobby, insieme alla persistente eccessiva durata dei processi, rappresentano ulteriori sfide per il sistema giudiziario italiano.

Libertà di stampa sotto esame

Un altro punto critico riguarda l’informazione. La Commissione rileva che diversi stakeholders vedono una restrizione della libertà di stampa e del diritto dei cittadini di essere informati. Particolare preoccupazione è rivolta all’«effetto agghiacciante» sulle attività giornalistiche a causa delle querele per diffamazione. Il rapporto ricorda che già lo scorso anno era stata raccomandata una riforma della legge sulla diffamazione per introdurre misure di salvaguardia del segreto professionale, ma finora non sono stati compiuti progressi.


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Nordio sul caso Toti: «Molte anomalie, valuteremo cosa fare»

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si è espresso sul caso Toti, governatore della Liguria, attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione. Durante la sua partecipazione alla trasmissione televisiva “Quarta Repubblica”, Nordio ha dichiarato: «Stiamo seguendo una situazione, che ha molte anomalie, con estrema attenzione e alla fine valuteremo quello che dovrà essere fatto».

Nordio ha risposto alle domande riguardanti la possibile invio di ispettori al tribunale di Genova: «Un amministratore e un politico ha il diritto e dovere di restare al suo posto fino alla sentenza definitiva».

Nel frattempo, il legale di Toti, Stefano Savi, ha criticato duramente le motivazioni del Tribunale del Riesame di Genova, che ha confermato la misura cautelare per Toti. Savi ha descritto tali motivazioni come «irragionevoli e illogiche», basate su una visione «medioevale» dell’interrogatorio, secondo cui Toti avrebbe dovuto «confessare».

Nel ricorso in Cassazione, composto di quaranta pagine, l’avvocato Savi ha stigmatizzato quella che ha definito una «malcelata considerazione del diritto processuale penale in termini squisitamente inquisitori» da parte dei magistrati liguri. La decisione del Riesame di mantenere Toti agli arresti domiciliari è stata motivata dal rischio di reiterazione del reato, non solo in contesti elettorali specifici, come le elezioni Europee e Regionali del 2025, ma in qualsiasi «competizione elettorale di sorta».

Secondo i giudici, Toti potrebbe replicare le condotte considerate «illecite» in vari contesti, ma tali scenari sono stati definiti dal legale come «astratti» e «vaghi», insufficienti a soddisfare i requisiti di concretezza e attualità del pericolo di reiterazione necessari per le esigenze cautelari: «Così il pericolo viene legato a qualsivoglia possibile circostanza nella quale Toti possa entrare in contatto con un interesse privatistico».


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