“La norma non è stata abrogata, e dunque deve essere applicata”. Con queste parole la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) interviene nel dibattito riacceso dalla nuova disciplina in tema di intercettazioni, replicando alle accuse di alcune forze politiche che parlano di interpretazioni “creative” da parte di alcune procure.
Secondo i magistrati associati, la disciplina delle intercettazioni per reati come concussione, corruzione e analoghi è rimasta invariata rispetto a quella prevista per la criminalità organizzata dal 2017, in forza di una norma ancora pienamente in vigore. “Non c’è stata alcuna volontà di svuotare l’intento del legislatore — spiega l’ANM — ma una mera applicazione della legge vigente”.
La Giunta ANM sottolinea che se il legislatore aveva realmente l’intenzione di sottoporre anche questi reati alla nuova, più restrittiva disciplina — che limita a 45 giorni la durata degli ascolti — avrebbe dovuto intervenire in modo chiaro sul piano normativo. “Se questa volontà non è stata trasfusa fedelmente nel testo di legge, non può certo imputarsi responsabilità alla magistratura”, si legge nella nota.
Il comunicato si chiude con una considerazione secca: “Sarebbe stato superfluo, ma si rende purtroppo necessario ribadirlo: se una norma non è stata abrogata, essa continua a produrre i suoi effetti”. Un monito, neanche troppo velato, rivolto alla politica e al Parlamento, a vigilare sulla chiarezza e la coerenza delle proprie scelte legislative.
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