8 Luglio 2026 - Giustizia

Un contributo di 600 euro ai magistrati per il computer personale: il Ministero spiega la strategia

Via Arenula difende l'emendamento sulle dotazioni informatiche delle toghe: misura straordinaria e facoltativa, affiancata da un ambiente di lavoro virtualizzato dove i dati non risiedono mai sul dispositivo. Consegne dei 7.000 nuovi portatili entro ottobre 2026

L’emendamento che prevede un contributo di 600 euro per l’acquisto diretto di un dispositivo informatico da parte dei magistrati ordinari ha fatto discutere. Il Dipartimento per l’innovazione tecnologica della giustizia è intervenuto con una nota per chiarire il senso dell’operazione, che si rivela più articolata di quanto le prime notizie lasciassero intendere.

Perché un contributo diretto

Il punto di partenza è un limite strutturale che chiunque conosca la macchina giudiziaria ha ben presente: gli approvvigionamenti centralizzati, per la mole del parco macchine da gestire e i tempi delle procedure, non riescono a stare al passo con l’evoluzione tecnologica. Da qui un progetto unitario su due binari: da un lato il contributo per l’acquisto diretto, pensato come strumento rapido e flessibile in attesa del completamento delle forniture ordinarie; dall’altro la realizzazione di un ambiente di lavoro virtualizzato, destinato a diventare l’assetto stabile del nuovo modello.

Il Ministero tiene a precisare che le procedure ordinarie non si fermano: completata la sostituzione delle postazioni incompatibili con Windows 11, è in corso l’acquisizione di circa 7.000 nuovi portatili, con consegne previste entro ottobre 2026. La norma stessa qualifica il contributo come misura straordinaria e non sostitutiva dei canali ordinari: uno strumento aggiuntivo e del tutto facoltativo, che non scarica oneri sui magistrati. Il dispositivo acquistato costituisce una dotazione ulteriore e personale, che si affianca — senza rimpiazzarla — alla postazione garantita dall’Amministrazione a ogni magistrato.

Il cuore del progetto: la postazione virtualizzata

La vera novità di prospettiva è l’ambiente di lavoro virtualizzato, che ribalta il paradigma tradizionale: il magistrato trova ovunque si trovi tutto ciò che gli serve — applicativi, documenti, sistemi di firma e assistenza — senza installare o configurare nulla sul proprio computer. I dati risiedono esclusivamente nell’infrastruttura protetta centrale, mai sul dispositivo. Ed è proprio questo a spiegare l’importo del contributo: poiché la capacità di calcolo è assicurata a livello centrale, il terminale di accesso non richiede prestazioni elevate, e i 600 euro risultano congrui rispetto alla funzione.

Il capitolo sicurezza

Sul fronte che più interessa chi si occupa di protezione dei dati, la nota elenca garanzie precise: cifratura, autenticazione a più fattori, aggiornamenti e protezioni costantemente allineati, in coerenza con la direttiva NIS2 e con il Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica. Gli interventi di assistenza operano solo sulle componenti tecniche dell’infrastruttura, con profili di autorizzazione che escludono l’accesso ordinario ai contenuti del magistrato, e ogni operazione viene tracciata in registri immodificabili. Conseguenza pratica non trascurabile: lo smarrimento o la compromissione del dispositivo non comporta perdita né esposizione di informazioni.

Proprietà, garanzia e prossimi passi

Il magistrato resta amministratore e proprietario del dispositivo, coperto dalla garanzia del venditore secondo lo schema già in uso per le dotazioni ministeriali, mentre l’assistenza tecnica si concentra sull’ambiente virtualizzato e sugli applicativi. Quanto ai tempi: se la disposizione sarà approvata, entro trenta giorni dall’entrata in vigore verranno individuati i requisiti tecnici minimi dei dispositivi acquistabili; entro sessanta, un decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il MEF, definirà criteri e modalità di erogazione e rendicontazione. Il contributo, infine, non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile.

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