La tutela dei minori nello spazio digitale resta una delle priorità dell’Unione europea. Lo dimostrano due iniziative annunciate dalla Commissione europea che, seppur su fronti diversi, puntano allo stesso obiettivo: rendere Internet un ambiente più sicuro per bambini e adolescenti.
Da una parte arriva il via libera del Consiglio alla proroga della deroga temporanea che consente ai fornitori di servizi online di individuare e segnalare volontariamente i casi di abuso sessuale su minori. Dall’altra, Bruxelles contesta a TikTok di non garantire adeguati livelli di protezione per gli utenti più giovani, in possibile violazione del Digital Services Act (DSA).
Controlli contro gli abusi prorogati fino al 2028
Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato il nuovo regolamento che ripristina la deroga ad alcune disposizioni della direttiva ePrivacy, permettendo ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica di continuare a rilevare e segnalare volontariamente materiale relativo ad abusi sessuali sui minori fino al 3 aprile 2028.
La precedente disciplina era scaduta lo scorso 3 aprile, creando un vuoto normativo che rischiava di interrompere uno degli strumenti più efficaci per individuare casi di sfruttamento online.
Secondo la Commissione europea, queste segnalazioni rappresentano spesso l’unico modo per individuare le vittime e consentire alle autorità di intervenire tempestivamente. Il sistema permette inoltre di favorire la rimozione del materiale pedopornografico dalla rete, limitando la cosiddetta vittimizzazione secondaria, che continua a colpire le persone ritratte anche molti anni dopo gli abusi.
La proroga assume un significato ancora più rilevante alla luce dell’evoluzione tecnologica. Bruxelles evidenzia infatti che il numero di segnalazioni di nuovo materiale è aumentato di oltre 200 volte negli ultimi tre anni, fenomeno attribuito anche all’utilizzo illecito dell’intelligenza artificiale per la produzione e la diffusione di contenuti di abuso.
La misura viene considerata una soluzione transitoria, in attesa dell’approvazione della normativa europea definitiva che disciplinerà in modo organico la prevenzione e il contrasto agli abusi sessuali sui minori online.
TikTok sotto esame per la sicurezza degli account dei minori
Parallelamente, la Commissione europea ha notificato a TikTok le proprie conclusioni preliminari nell’ambito dell’indagine avviata ai sensi del Digital Services Act.
Secondo Bruxelles, la piattaforma non garantirebbe un livello di protezione adeguato agli utenti minorenni.
Nel mirino finiscono soprattutto le impostazioni predefinite degli account. I minori possono infatti scegliere profili pubblici, rendendo visibili i propri contenuti anche a utenti non registrati e consentendo che i video degli adolescenti tra i 16 e i 17 anni vengano suggeriti ad altri utenti attraverso la sezione “Per te”.
Per la Commissione questa configurazione potrebbe esporre i ragazzi a contatti indesiderati, fenomeni di cyberbullismo e comportamenti predatori, aumentando il rischio che contenuti pubblicati in giovane età restino permanentemente accessibili online.
Anche nel caso di account privati emergono criticità. Secondo le valutazioni preliminari, infatti, gli account dei minori possono comunque essere facilmente individuati attraverso gli elenchi dei follower e dei profili seguiti, mentre le fotografie del profilo rimangono visibili anche agli utenti privi di un account TikTok.
Il Digital Services Act rafforza gli obblighi delle piattaforme
Le contestazioni si inseriscono nel quadro degli obblighi previsti dal Digital Services Act, che impone alle piattaforme accessibili ai minori di garantire un elevato livello di tutela della privacy, della sicurezza e della protezione dei bambini.
La Commissione ritiene, in questa fase preliminare dell’indagine, che le impostazioni offerte da TikTok non soddisfino tali requisiti, poiché consentirebbero un’esposizione eccessiva dei dati e dei contenuti dei minori.
I due interventi confermano l’evoluzione dell’approccio europeo alla sicurezza digitale: da un lato il rafforzamento degli strumenti di individuazione degli abusi online, dall’altro una crescente responsabilizzazione delle grandi piattaforme nella progettazione di servizi che integrino la tutela dei minori già nella configurazione iniziale dei propri sistemi.

