Torna a far discutere la geografia giudiziaria: il disegno di legge che prevede l’istituzione del tribunale di Bassano del Grappa e il ripristino degli uffici giudiziari di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto ha incontrato la netta opposizione dell’Associazione nazionale magistrati, intervenuta in audizione davanti alla Commissione Giustizia della Camera.
A esprimere le perplessità dell’Anm è stato Sergio Rossetti, componente della giunta esecutiva centrale, che ha definito l’iniziativa un passo indietro rispetto al percorso di razionalizzazione avviato con la riforma del 2012. Secondo i magistrati, la proposta non sarebbe il risultato di una verifica oggettiva degli effetti prodotti dalla precedente riorganizzazione, ma risponderebbe prevalentemente a esigenze territoriali senza una preventiva analisi delle reali criticità dei circondari interessati.
L’Anm ritiene che eventuali difficoltà operative degli uffici giudiziari debbano essere affrontate attraverso il rafforzamento di organici e dotazioni materiali, piuttosto che mediante la creazione o il ripristino di strutture già considerate non sostenibili nel processo di revisione avviato oltre un decennio fa.
A sostegno di questa posizione vengono richiamati i risultati attribuiti alla riforma della geografia giudiziaria. Secondo uno studio della Banca d’Italia pubblicato nel 2025, la riorganizzazione avrebbe contribuito a incrementare la capacità di definizione dei procedimenti e a ridurre i tempi della giustizia, grazie soprattutto all’accorpamento delle sezioni distaccate e alla concentrazione delle risorse in uffici di dimensioni maggiori.
Un altro tema centrale riguarda la specializzazione dei magistrati. Nei tribunali di piccole dimensioni, osserva l’Anm, il numero ridotto di giudici rende difficile una distribuzione del lavoro per materie. Questo comporta che lo stesso magistrato sia chiamato a trattare settori molto diversi tra loro, dal diritto di famiglia al lavoro, dalle procedure concorsuali alle controversie contrattuali. Una situazione che, secondo l’associazione, si pone in contrasto con i modelli organizzativi oggi considerati più efficienti, fondati invece sulla specializzazione e sulla concentrazione delle competenze.
Ciò non significa rinunciare al principio della giustizia di prossimità. Per l’Anm la vicinanza ai cittadini resta un valore da preservare, ma attraverso strumenti diversi: il rafforzamento degli uffici del giudice di pace, una rete capillare di servizi per la volontaria giurisdizione e presidi territoriali leggeri in grado di garantire accessibilità senza moltiplicare le strutture giudiziarie.
La questione si inserisce in un dibattito più ampio sul futuro dell’organizzazione della giustizia italiana. Per i magistrati, la sfida non consiste nel ripristinare modelli del passato, ma nel proseguire il percorso di modernizzazione, valutando la possibilità di sviluppare uffici sempre più specializzati per le materie più complesse, sul modello delle sezioni dedicate alle imprese, mantenendo al contempo una presenza diffusa sul territorio per i servizi di prossimità.
Articoli simili
Caso Roggero, l’ANM denuncia: “Magistrati nel mirino dopo la sentenza”
L'Associazione nazionale magistrati esprime solidarietà ai giudici minacciati dopo le decisioni sul caso Roggero e lancia un appello alle istituzioni: il dissenso è legittimo, ma…
Pensione dell’avvocato, la Cassazione boccia il simulatore online di Cassa Forense
Il calcolatore disponibile sul sito dell’ente previdenziale ha solo finalità informative e non può essere utilizzato come prova in giudizio. Per stabilire l’importo della pensione…

