Torna in primo piano l’emergenza dell’edilizia giudiziaria italiana. Questa volta a riaccendere l’allarme è Milano, dove il crollo di una parte del controsoffitto dell’aula bunker di piazza Filangieri ha reso inagibili i locali e determinato il rinvio di un’importante udienza del processo Hydra.
Il cedimento si è verificato nella notte tra il 9 e il 10 settembre, durante la forte ondata di maltempo che ha interessato la città. Le infiltrazioni provocate dalle intense precipitazioni avrebbero determinato il distacco dei pannelli del controsoffitto, con la conseguente caduta di calcinacci all’interno dell’aula.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco per la messa in sicurezza e la verifica delle condizioni della struttura.
Il processo Hydra rinviato al 16 settembre
Le conseguenze hanno investito immediatamente l’attività giudiziaria. Nell’aula bunker avrebbe dovuto svolgersi una nuova udienza del processo Hydra, nato dalla maxi inchiesta sulle presunte infiltrazioni e sulle relazioni tra differenti organizzazioni criminali operanti in Lombardia.
L’udienza, durante la quale era previsto anche l’esame di un collaboratore di giustizia, non ha potuto avere luogo.
Il processo riprenderà il 16 settembre, ma in un’altra sede: la maxi aula del Tribunale di Milano sostituirà, almeno per il momento, quella di piazza Filangieri.
Il maltempo ha inoltre provocato infiltrazioni anche nel principale Palazzo di Giustizia milanese, contribuendo a riportare l’attenzione sulle condizioni degli immobili destinati all’amministrazione della giustizia.
ANM: «Non è un fatto isolato»
Sull’accaduto è intervenuta la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati, che considera quanto avvenuto a Milano non un episodio occasionale, ma una nuova manifestazione di una criticità strutturale ormai diffusa sul territorio nazionale.
L’ANM richiama una situazione caratterizzata, in numerose sedi giudiziarie, da infiltrazioni, impianti datati, deterioramento degli ambienti e cedimenti di intonaci e controsoffitti.
Il riferimento va anche a quanto accaduto poche settimane fa a Bolzano, dove il crollo verificatosi all’interno del Tribunale aveva già sollevato forti preoccupazioni sulla sicurezza degli edifici giudiziari.
Secondo l’Associazione, la successione di questi episodi non può essere considerata imprevedibile, ma deve essere letta alla luce dei ritardi accumulati nella manutenzione e degli investimenti insufficienti destinati nel tempo al patrimonio immobiliare della giustizia.
La richiesta di un piano straordinario
Per l’ANM è arrivato quindi il momento di superare la logica degli interventi emergenziali e delle riparazioni effettuate soltanto dopo che il problema si è manifestato.
La richiesta è quella di predisporre un piano straordinario per l’edilizia giudiziaria, capace di affrontare in maniera organica sicurezza, manutenzione e adeguamento degli immobili.
Il tema, sottolineano i magistrati, riguarda direttamente anche l’efficienza della giurisdizione. Processi e attività degli uffici non possono infatti svolgersi regolarmente quando vengono meno le condizioni materiali necessarie per garantire sicurezza a magistrati, avvocati, personale amministrativo e cittadini.
«La dignità della giustizia passa anche dalla dignità dei luoghi in cui essa si amministra», afferma la Giunta esecutiva centrale dell’ANM.
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