2 Settembre 2026 - Civile

Il Patto UE sull’asilo rischia di ingolfare i tribunali

A tre mesi dal Dl 100/2026 le sezioni specializzate sono al limite: 145mila procedimenti pendenti, organici invariati e nessun coordinamento con l'amministrazione. I presidenti temono una procedura di infrazione

L’obiettivo dichiarato era accelerare i rimpatri. Il risultato, a tre mesi dall’entrata in vigore del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, rischia di essere l’opposto: una macchina giudiziaria bloccata. È l’allarme che arriva dai presidenti delle sezioni specializzate in immigrazione, in linea con quanto già segnalato dal CSM.

Il decreto ha anticipato in Italia l’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, introducendo la procedura di frontiera prevista dal regolamento (UE) 2024/1348: un esame accelerato, da chiudersi entro dodici settimane, obbligatorio per tre categorie di richiedenti, tra cui chi proviene da Paesi con un tasso di riconoscimento delle domande inferiore al 20 per cento.

Il problema è quantitativo

All’Italia la Commissione europea ha assegnato il 26,7 per cento delle procedure di frontiera dell’intera Unione: a regime, oltre 32mila casi l’anno. Fino a oggi, con il decreto Cutro, se ne erano svolte poche centinaia.

Il moltiplicatore sta nel fatto che ogni procedura amministrativa può generare fino a tre distinti procedimenti giudiziari: la convalida del trattenimento (o il reclamo contro il provvedimento prefettizio), la richiesta di sospensiva e la decisione di merito. Tutti urgenti, tutti incidenti su diritti fondamentali, tutti potenziale materia di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia.

I dati di partenza non aiutano. I ricorsi alle sezioni specializzate sono passati da 35mila nel 2023 a oltre 80mila nel 2025. Al 30 giugno 2026 i procedimenti pendenti erano 145.284, più del doppio dei 66.855 di fine 2023, con una durata stimata superiore ai quattro anni. Solo nel primo semestre 2026 sono arrivati 50.785 nuovi fascicoli.

Il nodo vero: nessuno ha avvertito i tribunali

Come riportato dal Sole24Ore di oggi (2 settembre 2026), secondo Luca Perilli, presidente della sezione di Brescia, le sezioni non sono state coinvolte né informate sui progetti attuativi del Patto, non sanno dove e in che numero si svolgeranno le procedure di frontiera e non hanno ricevuto rinforzi di organico. Il Dl 100 è stato reso noto lo stesso giorno in cui le norme europee diventavano applicabili. A Brescia le pendenze sono passate da 1.811 a 5.662 in due anni.

A Milano, racconta la presidente Valentina Boroni, i ricorsi sono cresciuti del 90 per cento nel primo trimestre e le aree di Malpensa e Linate sono diventate zone di frontiera, con il conseguente carico di nuove convalide. I magistrati sono gli stessi, mentre i funzionari dell’ufficio per il processo assegnati all’ordinario sono calati di un terzo. L’effetto si scarica sull’intero settore civile del tribunale.

A Trieste il giudice Michela Bortolami stima che, con le forze attuali, servirebbero quindici anni per smaltire l’arretrato. A Napoli, spiega il presidente Mario Suriano, ne arrivano seimila l’anno e se ne definiscono duemila: il saldo è strutturalmente negativo, anche perché le commissioni territoriali respingono circa il 70 per cento delle domande, alimentando il contenzioso.

Il rischio infrazione

Per Luca Minniti, presidente della sezione di Bologna, la riduzione delle garanzie nella fase amministrativa finisce per riversare sui tribunali civili il lavoro che l’amministrazione non svolge. Ancora più netto Alfonso Orazio Maria Pappalardo, presidente del Tribunale di Bari, dove le sopravvenienze si sono quadruplicate: l’Unione ha fissato livelli numerici da assicurare in tempi rapidissimi e, con gli organici attuali, raggiungerli è una chimera. Il rischio di una procedura di infrazione, avverte, è elevato.

Resta un dato che riguarda tutti, non solo chi si occupa di immigrazione: quando una materia assorbe risorse in questa misura, a rallentare è l’intero contenzioso civile.

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