ROMA – L’attesissimo incontro tra il governo e l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) si è concluso senza alcun passo avanti. Due ore di confronto serrato a Palazzo Chigi non hanno portato a un avvicinamento delle posizioni, ma hanno piuttosto messo in evidenza una frattura insanabile. Il nodo principale resta la riforma della giustizia voluta dall’esecutivo, in particolare la separazione delle carriere tra pm e giudici, su cui la premier Giorgia Meloni è stata chiara: “Andremo avanti spediti, senza modifiche sostanziali”.
Uno scenario che ha lasciato delusi i rappresentanti dell’Anm, guidati dal presidente Cesare Parodi. “Abbiamo espresso la nostra preoccupazione per l’aggressività subita da alcuni magistrati per le loro sentenze, ma la risposta della premier è stata che anche la politica si sente attaccata”, ha riferito Parodi all’uscita dal vertice. Il riferimento è alle polemiche scatenate da decisioni giudiziarie scomode e ai post di alcuni magistrati, che Meloni ha definito “politici”.
Una partita giocata sul referendum
Le tensioni si sono concentrate soprattutto sulla prospettiva del referendum sulla riforma, che entrambe le parti vedono come una battaglia decisiva. Da un lato, il governo insiste sulla necessità di un cambiamento radicale nella magistratura, dall’altro l’Anm denuncia un attacco all’indipendenza della giustizia.
Il segretario dell’Anm, Rocco Maruotti, ha incalzato la premier sul punto più controverso: il rischio che la riforma sottoponga la magistratura all’influenza politica. Meloni ha respinto l’accusa, ma ha anche bollato come “provocatorio” un emendamento che mirava a garantire l’autonomia del pubblico ministero.
Botta e risposta senza esiti concreti
Il faccia a faccia ha toccato anche altri temi, come le assunzioni, la digitalizzazione della giustizia e la depenalizzazione di alcuni reati. L’Anm ha lasciato sul tavolo un dossier con otto proposte per migliorare il sistema giudiziario, ma dal governo non è arrivata alcuna apertura concreta, se non la promessa di un “tavolo di confronto sulle leggi ordinarie”.
Alla fine, la sensazione generale è stata quella di un nulla di fatto. Parodi ha parlato di un incontro “fallimentare”, ma ha assicurato che i magistrati continueranno a spiegare ai cittadini i rischi della riforma. L’Anm si riunirà nel fine settimana per decidere le prossime mosse, mentre il governo tira dritto sulla sua linea. Il braccio di ferro, insomma, è tutt’altro che finito.
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