Il tribunale di Vasto, uno dei quattro presìdi giudiziari abruzzesi sub-provinciali insieme a Lanciano, Avezzano e Sulmona finiti nel mirino della riforma della geografia giudiziaria, si presenta ai tavoli romani con un argomento difficilmente controvertibile: è, secondo i dati richiamati dall’avvocatura locale, il tribunale più rapido dell’intera regione nella definizione dei procedimenti. Un’efficienza che, paradossalmente, non basta a metterlo al riparo dal rischio di soppressione.
La vicenda si trascina da tempo: già nell’aprile 2025 l’amministrazione comunale aveva scritto al Ministero della Giustizia per scongiurare la chiusura, e nel luglio 2026 l’avvocatura vastese aveva parlato apertamente di un “gravissimo attacco alla sopravvivenza del Tribunale di Vasto”. Il nodo politico è la cosiddetta “norma salva-tribunali”, la proposta legislativa che punta a rendere permanente il mantenimento in funzione dei quattro uffici giudiziari abruzzesi, superando la logica dei tagli lineari basati su soglie dimensionali dei circondari.
Secondo quanto riferito a giugno dal presidente della Commissione Giustizia della Camera, Ciro Maschio, ai sindaci e ai rappresentanti degli ordini forensi ricevuti a Roma, l’iter prevedeva la conclusione delle audizioni entro due-tre settimane, la presentazione degli emendamenti entro un mese e la discussione in Aula tra settembre e ottobre 2026 — con il rischio, in caso di ostruzionismo politico, di uno slittamento fino a due anni.
L’avvocatura dei quattro circondari abruzzesi insiste sul concetto di “giustizia di prossimità“: la chiusura di un tribunale sub-provinciale non comporta solo la ricollocazione dei procedimenti pendenti, ma anche un aggravio di costi e tempi di spostamento per cittadini e professionisti, con il rischio concreto di allungare ulteriormente, e non di accorciare, i tempi della giustizia — l’esatto opposto dell’obiettivo dichiarato della riforma.
Il passaggio parlamentare atteso in queste settimane determinerà se il presidio giudiziario resterà attivo oppure se gli avvocati dovranno riorganizzare la propria attività professionale in vista di un accorpamento presso il tribunale del capoluogo di provincia.
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