Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha approvato il 16 settembre 2026 la delibera che introduce il colloquio psicoattitudinale per i candidati al concorso in magistratura ordinaria ammessi alla prova orale. Il provvedimento è passato con sei astensioni.
La base normativa risale al decreto legislativo n. 44 del 2024, che ha modificato il decreto legislativo n. 160 del 2006 sull’accesso in magistratura, introducendo l’obbligo di un colloquio psicoattitudinale accanto alle tradizionali prove di diritto. La delibera del Csm ne definisce ora in concreto i criteri applicativi.
Cinque le aree di valutazione individuate: quella cognitiva (ragionamento analitico, pensiero critico, capacità decisionale e di problem solving), quella emotiva (equilibrio, gestione dello stress, autocontrollo), quella relazionale (empatia, ascolto, comunicazione, collaborazione), quella etico-valoriale (equità e autonomia di giudizio, libertà da stereotipi) e quella organizzativa (pianificazione, definizione delle priorità, gestione multitasking). Farà scattare una segnalazione solo la “completa assenza o grave carenza” delle caratteristiche richieste in una di queste aree, non una singola imperfezione.
Nella pratica, il percorso prevede la somministrazione di test psicometrici standardizzati — anche sotto forma di domande situazionali del tipo “cosa faresti se…” — seguiti da un colloquio diretto con il presidente della commissione d’esame e uno psicologo. L’esito confluisce nella valutazione complessiva della commissione, senza determinare un’esclusione automatica legata al solo risultato del test.
L’elaborazione delle effettive “batterie” di test è affidata alla Sesta Commissione di Palazzo Bachelet, presieduta da Antonello Cosentino, con la collaborazione di quattro psicologi accademici: l’obiettivo dichiarato è approvarle entro la fine del 2027, in tempo per essere operative alla correzione delle prove scritte del prossimo concorso, previsto in primavera.
Il provvedimento non è passato senza polemiche: consiglieri di area progressista hanno criticato il metodo richiamando precedenti storici controversi sulla selezione psicologica dei magistrati, mentre consiglieri di centrodestra lo hanno bollato come un annacquamento della riforma voluta dal governo. Per gli aspiranti magistrati e per gli avvocati che li preparano ai concorsi, la novità impone da subito di includere nella preparazione anche una componente di consapevolezza comportamentale e gestione dello stress, accanto allo studio delle materie giuridiche.
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