Il Consiglio Nazionale Forense ha pubblicato il 16 settembre una serie di massime relative alla sentenza n. 285 del 2 luglio 2026, fissando indicazioni operative importanti per i procedimenti disciplinari degli avvocati. Il provvedimento affronta diversi profili della ricusazione nel sistema disciplinare forense.
Il primo punto riguarda il termine per proporre la ricusazione. L’istanza deve essere presentata prima della decisione o, al più tardi, prima dell’inizio della trattazione o discussione. Il riferimento normativo è l’art. 52, comma 2, c.p.c., mentre l’art. 7 del Regolamento CNF n. 2/2014 stabilisce inoltre il termine di sette giorni dalla conoscenza della causa di ricusazione. Il CNF precisa anche che la ricusazione non può essere indirizzata genericamente contro l’intero collegio. L’istituto riguarda il singolo giudice-persona fisica. Se vengono contestate le condizioni di imparzialità di più componenti, le cause devono essere indicate separatamente per ciascuno di essi.
Un altro passaggio riguarda il consigliere istruttore. L’art. 6 del Regolamento CNF n. 2/2014 consente la ricusazione dei componenti delle sezioni giudicanti, ma non estende automaticamente tale disciplina al consigliere istruttore, che partecipa alla fase istruttoria senza essere chiamato a decidere il giudizio.
La sentenza chiarisce inoltre che gli stessi componenti possono avere deciso una sospensione cautelare e successivamente partecipare alla decisione di merito. Secondo il CNF, la fase cautelare costituisce una serie processuale autonoma e non equivale a un precedente grado dello stesso processo ai fini degli artt. 51 e 52 c.p.c.
Per gli avvocati coinvolti in procedimenti disciplinari, la conseguenza pratica è rilevante: la strategia sulla ricusazione deve essere tempestiva, individualizzata e documentata. La pubblicazione rende inoltre immediatamente utilizzabili i principi della sentenza n. 285/2026 come riferimento per valutare future eccezioni di incompatibilità.
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