Entra in pieno vigore l’attività del processo telematico per il deposito presso i Giudici di Pace in Italia. Tuttavia, l’Organismo Congressuale Forense, dopo un attento monitoraggio delle fasi di formazione e di sperimentazione, denuncia una situazione drammatica.
Sembrerebbe, infatti, che la formazione del personale, avvenuta principalmente attraverso video-tutorial o mediante corsi a distanza, abbia coinvolto soltanto una parte degli Uffici, mentre ad altri non è stata nemmeno comunicata la data del corso.
La fase di sperimentazione, prevista attraverso il deposito dei ricorsi per decreto ingiuntivo, «è stata resa vana dall’esiguo numero di ricorsi depositati causata dall’assenza di uno specifico ambiente di prova, con l’impossibilità di effettiva lavorazione degli atti e del conseguente deposito di provvedimenti da parte dei Giudici».
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Secondo l’Avvocatura, non c’è stata l’iscrizione dei Giudici e dei funzionari al REGINDE, un «presupposto indispensabile per accedere al sistema», con numerose «problematiche relative al mancato funzionamento della firma remota dei giudici o all’impossibilità di questi a collegarsi al portale operativo sul quale lavorare».
Individuato anche un problema tecnico a livello degli schemi ministeriali XSD, che con un errore bloccava il deposito dei ricorsi attraverso un decreto ingiuntivo. Il problema è stato risolto dal Ministero attraverso un nuovo rilascio nei giorni scorsi, con i tempi necessari di adattamento dei programmi di deposito delle Software House.
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«L’avvio del processo telematico alla data del prossimo 30 giugno è dunque impossibile. Gli Uffici dei Giudici di Pace sono del tutto impreparati all’adozione del nuovo sistema che procurerà notevoli difficoltà agli Avvocati e dunque ai cittadini tutti perché, non riuscendosi ad effettuare un deposito telematico, si dovrebbe attendere l’autorizzazione del Capo dell’Ufficio primo di poter effettuare il deposito alternativo cartaceo; il tutto con evidente pericolo di mancato rispetto dei termini processuali, posto che dopo il 30 giugno tutti i tipi di atti, anche quelli endoprocessuali di cause già pendenti, dovranno essere effettuati in via esclusivamente telematica».
L’OCF chiede di rinviare l’entrare in vigore dell’obbligo telematico degli atti civili presso il Giudice di Pace, almeno fino al 30 settembre 2023, per permettere una sperimentazione adeguata.
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