Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18474 depositata oggi, hanno sciolto un rilevante nodo interpretativo in tema di obblighi patrimoniali per i condannati per reati di criminalità organizzata e per i soggetti destinatari di misure di prevenzione. L’obbligo di comunicare le variazioni patrimoniali, previsto dall’art. 30 della legge n. 646 del 1982, si estende infatti anche ai beni acquisiti per successione ereditaria.
La vicenda riguarda un uomo condannato in via definitiva per associazione mafiosa che, dopo il decesso del padre, aveva ereditato oltre 700mila euro senza darne comunicazione alle autorità competenti. Il Tribunale di Napoli lo aveva ritenuto responsabile per omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali, condannandolo a un anno e quattro mesi di reclusione, oltre a una cospicua multa e alla confisca della somma ricevuta.
La Suprema Corte ha confermato che anche le eredità rientrano tra gli incrementi patrimoniali da dichiarare, precisando però che resta onere del giudice verificare concretamente se la condotta omissiva sia idonea a porre in pericolo il bene giuridico tutelato, ovvero l’ordine pubblico e il controllo sul patrimonio di soggetti considerati pericolosi.
Il principio ribadito dalle Sezioni Unite chiarisce che non possono esistere “categorie di atti” automaticamente escluse dall’obbligo di comunicazione, considerata la varietà delle situazioni e il potenziale rischio che anche una successione ereditaria possa celare movimenti patrimoniali illeciti o funzionali al riciclaggio.
Pur pronunciandosi nel merito della questione giuridica, la Cassazione ha dichiarato estinto il reato per intervenuta prescrizione, ponendo comunque un punto fermo in materia di controllo patrimoniale e confermando la funzione preventiva della norma.
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