Una patologia gastrica potrebbe influire sull’esito dell’etilometro e rendere necessario un nuovo esame delle prove prima di confermare una condanna per guida in stato di ebbrezza. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 20966 dell’8 giugno 2026, intervenendo su un caso in cui il conducente aveva documentato di soffrire di gastrite cronica associata a reflusso gastroesofageo.
La vicenda nasce dal controllo di un automobilista fermato durante la notte e risultato positivo all’alcoltest con un tasso alcolemico di 0,92 grammi per litro, valore di poco superiore alla soglia che fa scattare la rilevanza penale. La misurazione aveva portato alla condanna dell’imputato a due mesi di arresto e a una sanzione pecuniaria.
Nel corso del processo, tuttavia, la difesa aveva prodotto una consulenza tecnica secondo cui determinate patologie gastriche possono alterare il risultato dell’etilometro. In presenza di reflusso gastroesofageo, infatti, l’acido presente nello stomaco e la risalita dei gas potrebbero interferire con la rilevazione, determinando valori superiori a quelli effettivamente presenti nel sangue.
Secondo i giudici di legittimità, le motivazioni adottate dai giudici di merito non hanno affrontato adeguatamente questa circostanza. In particolare, la Cassazione ha rilevato che le conclusioni della consulenza tecnica non sono state confutate in modo convincente e che la Corte d’appello ha fornito una ricostruzione ritenuta in parte erronea e in parte non logicamente sostenibile.
L’aspetto decisivo riguarda la vicinanza del valore rilevato alla soglia prevista dalla legge. Se l’eventuale alterazione dovuta alla patologia avesse inciso anche solo in misura limitata sul risultato dell’alcoltest, il tasso alcolemico potrebbe scendere sotto il limite di 0,80 grammi per litro, con la conseguenza di trasformare il fatto da reato a semplice illecito amministrativo.
La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione impugnata e disposto un nuovo esame del caso da parte del giudice del rinvio, che dovrà approfondire il peso effettivo della patologia sul risultato dell’accertamento.
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