Negli ultimi anni il settore finanziario è diventato uno dei bersagli preferiti della criminalità informatica. A rendere vulnerabili banche, assicurazioni e istituzioni di pagamento non sono più solo le vecchie tecniche di phishing o malware, ma un ecosistema digitale sempre più complesso, fatto di servizi mobili, transazioni online e infrastrutture cloud che hanno ampliato esponenzialmente le superfici d’attacco.
Un recente rapporto del World Economic Forum ha evidenziato come l’intelligenza artificiale stia già trasformando il panorama della cybersecurity: se il 66% delle aziende ritiene che avrà un impatto decisivo nel prossimo anno, solo poco più di un terzo ha predisposto strumenti adeguati per valutarne i rischi prima di adottarla. Una disattenzione che, in un settore come quello finanziario, potrebbe costare molto cara.
Normative e realtà: un passo indietro rispetto ai cybercriminali
A complicare il quadro ci pensa il rallentamento delle normative. Nuove disposizioni come il regolamento DORA, pensate per rafforzare la resilienza digitale delle istituzioni finanziarie europee, rischiano di arrivare già superate rispetto a minacce in costante evoluzione. Gli attaccanti oggi sono in grado di compromettere dati e sistemi in tempi più rapidi di quelli richiesti alle aziende per individuarli e reagire, con un costo medio per violazione stimato attorno ai 4,5 milioni di dollari.
Di fronte a questo scenario, le istituzioni non possono più limitarsi a inseguire la conformità normativa: serve una strategia di sicurezza proattiva, basata su tecnologie avanzate di rilevamento e risposta e su una governance capace di anticipare i rischi, non solo contenerli.
La minaccia della frammentazione e il ruolo della platformization
Un altro punto critico è la frammentazione delle soluzioni di sicurezza. Secondo una recente ricerca IBM, le aziende gestiscono in media oltre 80 strumenti di cybersecurity provenienti da quasi 30 fornitori diversi. Una complessità che rende difficile coordinare le difese, apre falle e ostacola la capacità di rispondere rapidamente alle minacce.
Per questo, sta emergendo con forza il concetto di platformization: un approccio che punta a consolidare e integrare le funzioni di sicurezza in piattaforme centralizzate e interoperabili, capaci di adattarsi alle normative e automatizzare i processi di difesa. L’integrazione dell’intelligenza artificiale in queste piattaforme consente inoltre di migliorare le capacità di rilevamento delle minacce, alleggerendo la pressione sulle strutture IT e consentendo al personale di concentrarsi su attività strategiche.
Un’urgenza reale per la resilienza digitale
In un ambiente dove i rischi informatici incidono direttamente sulla reputazione, sulla fiducia dei clienti e sulla stabilità dei mercati, il settore finanziario europeo non può più rimandare. La scelta non è se investire o meno in cybersecurity, ma come farlo in modo efficace e sostenibile.
Con sistemi digitali sempre più interconnessi e minacce più intelligenti, la cybersicurezza diventa oggi una priorità industriale, economica e geopolitica. E la finanza, da settore più colpito, potrebbe diventare il laboratorio di una nuova cultura della sicurezza digitale per tutto il continente.
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