L’esame di abilitazione alla professione forense torna al centro dell’attenzione. Con l’ultimo decreto Milleproroghe non è stata prevista alcuna estensione del sistema adottato negli anni dell’emergenza sanitaria, lasciando aperto il nodo su come si svolgerà la sessione 2026.
Negli ultimi cicli, infatti, l’accesso alla toga aveva seguito percorsi straordinari rispetto alla disciplina ordinaria. Prima due prove orali in sostituzione degli scritti, poi un modello ibrido con uno scritto e un orale articolato in più fasi. Soluzioni pensate in un contesto eccezionale, ora venuto meno.
L’assenza di una proroga riporta sul tavolo l’assetto previsto dalla legge professionale del 2012, che contempla tre prove scritte e un colloquio finale. Ma non è l’unica ipotesi: in Parlamento è ferma da tempo una delega di riforma dell’ordinamento forense che disegna una struttura diversa, con due scritti e un orale. In assenza di un intervento chiarificatore, il rischio è quello di una nuova transizione “a sorpresa” per i praticanti.
Il tema non è secondario. Negli ultimi anni il numero dei candidati è crollato rispetto ai livelli precedenti alla pandemia: dai picchi superiori alle ventimila unità si è scesi sotto quota diecimila, con una lieve ripresa solo nelle sessioni più recenti. Un segnale che racconta le difficoltà strutturali della professione, tra redditività in calo, concorrenza crescente e prospettive incerte.
Le associazioni forensi chiedono stabilità normativa e tempi certi. La continua modifica delle modalità d’esame, sostengono, genera disorientamento tra i praticanti e rende più fragile un percorso già complesso. Dal Ministero della Giustizia arriva invece l’invito a superare definitivamente i modelli emergenziali e a costruire una proposta condivisa dall’avvocatura, eventualmente traducibile in un intervento normativo rapido.
Intanto resta fermo alla Camera il disegno di legge delega sulla riforma dell’ordinamento professionale. Il provvedimento, sostenuto dal Consiglio nazionale forense, non ha ancora imboccato un iter concreto. Pesano le tensioni politiche su altri fronti della giustizia e le consuete dispute sulle competenze professionali, tema che coinvolge anche altre categorie.
Per chi si prepara alla sessione 2026, dunque, il quadro è ancora fluido. Tra ritorno alle regole originarie e possibile anticipo della riforma, la parola chiave resta una: certezza. Una condizione indispensabile non solo per gli aspiranti avvocati, ma per l’intero sistema della giustizia, che ha bisogno di accessi chiari, stabili e coerenti con le nuove sfide della professione.
Articoli simili
Esame da avvocato, tornano gli scritti tradizionali: due prove e un orale per l’abilitazione forense
Con il decreto Giustizia in via di approvazione definitiva si chiude la stagione delle modalità straordinarie introdotte durante la pandemia. Già dalla sessione 2026 l'esame…
Il Consiglio dei ministri approva in via definitiva i due decreti legislativi che adeguano l'ordinamento italiano al regolamento europeo sull'intelligenza artificiale. Definite le regole per…
Le regole d’oro per non farsi rubare l’identità (e la vacanza)
Il cybercrimine non forza più i sistemi: convince le persone ad aprire la porta. Ecco i gesti quotidiani che trasformano l'utente da bersaglio a prima…

