21 Aprile 2026 - Avvocatura

Decreto sicurezza, penalisti in allarme: dubbi su droga, social e nuove misure per i minori

Non solo la norma sui rimpatri: l’avvocatura critica l’inasprimento sugli stupefacenti e il sequestro dei contenuti online. Sotto accusa automatismi ritenuti lesivi della proporzionalità della pena e dei principi costituzionali

Non si placa la mobilitazione dell’avvocatura contro il decreto sicurezza. Al centro delle contestazioni non c’è soltanto la discussa previsione sul rimborso agli avvocati nelle procedure di rimpatrio volontario dei migranti, ma anche altre disposizioni che incidono in modo significativo sul sistema penale e sulle garanzie individuali.

Le critiche più forti arrivano dall’Unione delle Camere Penali Italiane, che esprime perplessità sulla stretta in materia di stupefacenti. In particolare, viene contestata la modifica che esclude la configurabilità del fatto di lieve entità nei casi in cui la condotta sia ritenuta abituale o continuativa. Secondo i penalisti, si tratta di un intervento che rischia di snaturare la funzione originaria della norma, nata per distinguere le ipotesi di minore offensività e consentire una risposta sanzionatoria più equilibrata.

Il timore è che l’introduzione di criteri generici, come l’abitualità, finisca per comprimere la discrezionalità del giudice, impedendo una valutazione concreta del caso. Una rigidità che, secondo la categoria, si porrebbe in contrasto con i principi di proporzionalità e personalizzazione della pena, più volte richiamati anche dalla Corte Costituzionale nelle sue pronunce più recenti.

Sul piano pratico, viene evidenziato anche il rischio di un ulteriore aggravamento del sovraffollamento carcerario, senza un reale impatto sul contrasto alla criminalità organizzata, che resta il vero obiettivo dichiarato delle politiche repressive.

Ma le novità del decreto non si fermano qui. Tra le disposizioni approvate compare anche l’estensione del sequestro preventivo ai contenuti digitali: sarà possibile intervenire sui profili social personali, ordinando ai fornitori di servizi online la rimozione dei contenuti o la disabilitazione dell’accesso. Una misura che apre interrogativi delicati sul bilanciamento tra esigenze investigative e tutela dei diritti fondamentali, a partire dalla libertà di espressione.

Un ulteriore intervento riguarda poi i minori. In caso di accompagnamento negli uffici di polizia, viene previsto l’obbligo di informare tempestivamente chi esercita la responsabilità genitoriale, oltre al pubblico ministero minorile. Una disposizione che rafforza le garanzie procedurali, inserendosi nel quadro delle misure dedicate alla prevenzione e al contrasto della criminalità giovanile.

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