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Sostenibilità ESG Compliance, economia e finanza sostenibile: un convegno a Firenze

La Camera Civile di Firenze e la Fondazione per la Formazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Firenze – Scuola Forense, organizzano un convegno dedicato alla Sostenibilità ESG Compliance, Economia e Finanza Sostenibile. L’evento si terrà in presenza il 4 giugno 2024 presso la Banca d’Italia – Sede di Firenze, Salone delle Assemblee.

Cosa verrà discusso:

Il convegno si concentrerà sui seguenti temi:

  • I criteri ESG (Environmental, Social and Governance) e la loro importanza per la valutazione della sostenibilità delle imprese e degli investimenti.
  • L’ESG compliance e le sue implicazioni per le imprese e gli operatori economici.
  • L’economia e la finanza sostenibile e le nuove opportunità per gli investitori.

Con l’intervento di docenti universitari, professionisti ed esperti verranno esaminati aspetti della sostenibilità collegati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, le scelte economico finanziarie della transizione, il concetto della catena del valore dal punto di vista giuridico e aziendale , la responsabilità e gli adeguati assetti, il rendiconto societario di sostenibilità, il ruolo delle certificazioni del bilancio di sostenibilità, l’importanza e il ruolo dell’economia circolare.

Info contatto: Fondazione per la Formazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Firenze
c/o Nuovo Palazzo di Giustizia (blocco G, piano 1)
Viale A. Guidoni, 61 – 50127 FI
Tel. 055 4364999 Fax 055 489180

Iscrizioni in presenza (sfera) – Prenotabile dal 17 maggio (ore 18:30) al 3 giugno (ore 18:00).

Crediti formativi e modalità di accreditamento: È stata proposta alla Commissione per l’accreditamento delle attività formative dell’Ordine di Firenze l’attribuzione di n. 3 CF in materia non obbligatoria per la partecipazione all’intero evento così come previsto dalla delibera adottata in data 20/04/2020 dal CNF n. 193 sulla Formazione Continua.

Partecipazione in presenza: Ricordiamo che non sarà più possibile l’accreditamento per tutti coloro sprovvisti del tesserino contactless.


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Procura di Milano, OCF: un attacco inaudito al diritto di difesa

“L’iniziativa della Procura di Milano, peraltro non avallata dal Giudice per le indagini preliminari, che ha indagato e chiesto la misura interdittiva nei confronti di due difensori nell’ambito dello stesso procedimento nel quale espletavano l’incarico difensivo, rappresenta una grave compressione del diritto di difesa e l’impossibilità di garantire la stessa con investigazioni e tesi accusatorie che non tengano conto della importanza del ruolo del difensore”.

E’ quanto sostenuto in un deliberato dell’assemblea dell’Organismo Congressuale forense, in cui si esprime inoltre forte preoccupazione per il verificarsi di vicende giudiziarie che evidenziano la diffusione di idee di giustizia che contrastano con la natura liberale e democratica del nostro Stato.

Infatti, la libertà del rapporto tra avvocato e suo assistito discende dalla funzione essenziale della difesa nel processo. Le indagini a carico del difensore nel corso del processo costituiscono di per sé una aggressione alla libertà del cittadino.

Inoltre, l’ascolto e, per giunta, l’utilizzazione di conversazioni tra l’indagato e il suo difensore sono un vulnus ad una concezione liberale della giustizia, in violazione del divieto espresso di cui all’art. 103 comma 5 c.p.p..

Il cittadino deve rapportarsi al suo difensore con l’assoluta tranquillità che quanto riferito non sia percepito dagli inquirenti e, addirittura, utilizzato contro di lui nel processo a suo carico.

Diversamente, la difesa sarebbe ineluttabilmente negata e il difensore posto nell’impossibilità di espletare effettivamente il mandato professionale.

In rappresentanza degli Avvocati italiani chiediamo al Parlamento di approvare con urgenza in via definitiva, la riforma dell’art. 103 c.p.p. che, nella nuova formulazione, obbliga espressamente gli inquirenti ad interrompere immediatamente l’ascolto delle conversazioni nel caso di colloquio al quale prenda parte l’Avvocato.

L’Assemblea inoltre ha dato mandato all’Ufficio di Coordinamento di valutare adeguate modalità di mobilitazione e di protesta commisurate all’estrema gravità di quanto accaduto.


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L’obbligo di presentazione telematica della querela è relativo esclusivamente alle ipotesi in cui questa dovrà essere presentata dal difensore nella Procura della Repubblica.

Il portale telematico, dunque, non ha «portata generalizzata». Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 20754, nella quale leggiamo che «il dettato della norma è chiaro e non è passibile di lettura alternativa».

È stata quindi bocciata la tesi del ricorrente che sosteneva che la querela, se non presentata personalmente dalla parte, deve essere inoltrata attraverso il PCT anche se depositata presso gli Uffici delle Forze dell’Ordine, e non soltanto se depositata presso la Procura della Repubblica.

Se la querela non viene inviata in modalità telematica, quindi, non ci sarà violazione dell’art. 111-bis e dell’art. 87 del codice di procedura penale.

Infatti, con riferimento all’art, 111-bis, il «procedimento penale» comincia con «l’iscrizione della notizia di reato presso la Procura della Repubblica, e non con gli atti che a essa preludono e che si collocano al di fuori di esso, tra i quali la querela che, infatti, non viene neanche menzionata nell’art. 11-bis cod. proc. pen. richiamato dal ricorrente».

In conclusione, la Corte ricorda che il portale del PCT «non è adibito per la ricezione degli atti da parte delle Forze dell’Ordine, così che la contraria interpretazione proposta dalla difesa si mostra incoerente con i fini per cui esso è stato espressamente istituito».


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In seguito a numerose segnalazioni  di disservizi relativamente all’impossibilità di consultare i fascicoli telematici della volontaria giurisdizione che, indipendentemente dal gestionale utilizzato dai colleghi, risultano non visibili su Polisweb, l’Ordine degli Avvocati di Ancona ha segnalato tali criticità con una nota all’Ufficio del Processo Civile Telematico.

Si tratta di disservizi nella consultazione dei fascicoli telematici della volontaria giurisdizione -in particolare delle amministrazioni di sostegno- su Polisweb, il sistema del Ministero della Giustizia che consente la consultazione dei dati dei vari procedimenti residenti presso le Cancellerie dei tribunali e delle Corti di Appello.

Gli Avvocati non possono quindi consultare i fascicoli su Polisweb, indipendentemente dal gestionale utilizzato, a causa probabilmente di aggiornamenti di sistema a livello ministeriale, visto che la Cancelleria della Volontaria Giurisdizione non ha riscontrato nessuna anomalia, come pure le aziende fornitrici dei gestionali, che riferiscono, appunto, di un problema a livello ministeriale dovuto ad aggiornamenti di sistema.

L’Ordine degli Avvocati di Ancona, nella persona dell’avv. Jolita Margarucci per l’Osservatorio civile, auspica -nella segnalazione all’Ufficio PCT-, una rapida risoluzione dei disservizi e una comunicazione chiara ed esaustiva da parte delle autorità competenti in merito.


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Aiga: “Nuova aggressione avvocati, la misura è colma”

L’Associazione Italiana Giovani Avvocati esprime piena ed incondizionata solidarietà al Collega Avvocato Carlo De Stavola, del foro di Santa Maria Capua Vetere, per le vili minacce rivoltegli in data 14 maggio u.s., nell’esercizio della propria funzione defensionale, durante il processo per i fatti commessi nella locale Casa Circondariale “Francesco Uccella”, in danno della popolazione detenuta.

“Appare quanto mai necessario – si legge in una nota alla stampa – in questo periodo storico, adottare ogni iniziativa a difesa della categoria forense, associandosi, con determinazione, al grido di giustizia lanciato dall’AIGA, nella persona del presidente avv. Carlo Foglieni.

L’accaduto, peraltro, esprime una preoccupante similarità rispetto alla vicenda denunciata dalla Collega Avv. Federica Maccioni, in occasione della conferenza “Il pericolo di essere avvocati”, tenutasi lo scorso gennaio presso la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani: ancora una volta, la Toga risulta bersaglio di rigurgiti antidemocratici e – fatto ancor più grave – senza che sia adottato alcun espresso provvedimento, da parte delle autorità preposte, che ne tuteli l’onore ed il prestigio.

Nella medesima prospettiva – evocando la più profonda funzione democratica del diritto penale, finalisticamente volto a veicolare valori, prim’ancora che a reprimerne le violazioni – risulta altresì doveroso fornire una tutela normativa alla Categoria forense, relativamente alle ipotesi di aggressioni subite da esercenti le professioni legali, nell’esercizio ed in occasione della funzione svolta, così come previsto per coloro che esercitano una funzione sanitaria.

Non è più procrastinabile un intervento legislativo in tal senso: vi è la consapevolezza che dietro ogni simile aggressione si celi un attacco frontale ai valori dello stato di diritto e del giusto processo: l’Avvocato – lo si ribadisce – costituisce un pilastro della giurisdizione, e va tutelato in quanto tale”.


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Poste Italiane estende il servizio per il rilascio dei passaporti in tutti gli uffici postali. Dunque, il servizio non si limita soltanto al progetto Polis, che coinvolgeva soltanto i comuni con meno di 15.000 abitanti.

A luglio, dunque, partirà gradualmente l’estensione del servizio in tutti gli Uffici Postali italiani.

Dichiara Giuseppe Lasco, direttore generale di Poste: «La grande novità è che da luglio, conclusi i necessari passaggi normativi di questo servizio interesserà progressivamente gli uffici postali di tutta Italia, senza distinzioni tra piccoli e grandi centri».

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Prosegue: «Su indicazione del Ministero dell’Interno ci siamo fatti parte attiva per l’estensione del servizio di richiesta dei passaporti a supporto delle questure e dei commissariati, dallo scorso marzo abbiamo registrato più di 350 richieste sui 31 uffici postali in cui il servizio è attivo ed entro fine mese saranno già operativi oltre 130 uffici postali. Mi piace ricordare che oltre l’80% dei cittadini ha richiesto la consegna a casa del passaporto tramite Poste Italiane, con un risparmio di tempo e spostamenti importanti anche e soprattutto per l’ambiente».

Per il cittadino, richiedere il Passaporto all’Ufficio Postale sarà molto semplice. Basterà avere con sé i seguenti documenti:

  • Due foto identiche, semplici e conformi alla normativa Icao, non legalizzate;
  • Le ricevute di pagamento del bollo di 73,50 euro e del bollettino postale di 42,50 euro;
  • Un documento d’identità;
  • La copia di un documento d’identità;
  • Il vecchio passaporto, in caso di nuova emissione;
  • Se necessario, copia della denuncia di furto o smarrimento;
  • Modulo di attestazione del domicilio, se domiciliati in un comune con ufficio Polis abilitato.

L’operatore provvederà alla raccolta delle informazioni e della documentazione per procedere con la richiesta. Inoltre, procederà alla legalizzazione della foto.

Al termine dell’operazione verrà rilasciata una ricevuta con sopra indicato l’ufficio di polizia incaricato e il codice di protocollo. Se richiesto, si potrà procedere con la consegna a domicilio.


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In vista delle elezioni europee che si terranno il prossimo 8 e 9 giugno, il Ministero della Giustizia, attraverso la Direzione generale dei sistemi informativi automatizzati del Dipartimento per la Transizione Digitale, ha messo a disposizione degli uffici elettorali l’applicativo ‘Sistema ricezione liste’ per la gestione del processo di accoglienza delle liste in tutte le elezioni regionali, europee e politiche.

Si tratta di un sistema informativo, già̀ utilizzato in occasione di precedenti consultazioni regionali (Lazio, Lombardia, Sardegna e Molise), che in questa tornata elettorale è stato testato con successo per la gestione del processo di accoglienza di tutte le liste per le elezioni europee negli uffici elettorali circoscrizionali istituiti presso le Corti d’appello di Milano (Nord Ovest), Venezia (Nord Est), Roma (Centro), Napoli (Sud) e Palermo (Isole) e per la ricezione delle liste per le elezioni regionali del Piemonte presso la Corte d’appello di Torino e i Tribunali di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbania e Vercelli.

Il sistema informatico realizzato da via Arenula ha consentito, in sintesi, la gestione centralizzata delle anagrafiche dei partiti, dei loro delegati, nonché́ dei candidati alla prossima consultazione europea, garantendo a ciascuna corte l’operatività̀ autonoma sul sistema; la possibilità̀ di controllare i sottoscrittori della lista, al fine di poter segnalare la presenza di sottoscrizioni multiple di una lista e contare i sottoscrittori effettivi; la possibilità̀ di verificare l’esistenza di sottoscrizioni di un cittadino per uno o più̀ partiti della propria circoscrizione elettorale o di altre circoscrizioni; la verifica dell’esistenza di un candidato che si sia presentato in due partiti differenti in due circoscrizioni elettorali; la produzione dei verbali attraverso la precompilazione dei dati inseriti nell’archivio e l’estrazione dei dati, che l’ufficio circoscrizionale deve inviare alla prefettura territorialmente competente; l’estrazione dell’ordine di presentazione nella scheda elettorale e la preparazione del manifesto che viene inviato alla prefettura per le attività̀ di stampa.

L’applicativo di gestione dei procedimenti elettorali è a disposizione di tutti gli uffici elettorali, circoscrizionali e provinciali, delle Corti d’appello e dei Tribunali italiani e rappresenta un significativo contributo verso la digitalizzazione dei processi legati alla Pubblica Amministrazione.


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Roma, 23 maggio 2024 – A breve 1300 nuovi magistrati al lavoro negli uffici giudiziari, per assicurare una sempre più efficace risposta di giustizia ai cittadini.  Procedono verso la conclusione le operazioni concorsuali nelle quali sono contemporaneamente impegnate tre commissioni esaminatrici.

Dalle ore 15 di oggi sono affissi all’albo del Ministero della Giustizia, nella sede di via Arenula, i risultati delle prove scritte del concorso a 400 posti indetto con decreto ministeriale 18 ottobre 2022. Sui 7374 partecipanti, 3147 candidati hanno consegnato la busta con gli elaborati il terzo giorno, 549 sono stati valutati idonei alle prove scritte e le prove orali inizieranno il 1° luglio 2024.

Proseguono le altre procedure concorsuali in atto con le prove orali del concorso a 500 posti indetto con decreto ministeriale 1° dicembre 2021 (626 i candidati ammessi, sui 3606 che hanno consegnato le prove scritte) e la correzione delle prove scritte del concorso a 400 posti indetto con bando 9 ottobre 2023 (sono 2237 i candidati in valutazione da parte della commissione).


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Il sistema giudiziario italiano sta affrontando una crisi significativa a causa della carenza cronica di personale amministrativo. Un comunicato del Movimento Forense, firmato dalla presidente nazionale avv. Elisa Demma, denuncia che attualmente manca un dipendente su quattro rispetto alla dotazione organica prevista. Questo deficit, riscontrato al 1° marzo 2024, rischia di compromettere seriamente l’efficienza della giustizia.

Nonostante le numerose discussioni sulle riforme, il PNRR, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale, pochi si soffermano sulle carenze strutturali che affliggono l’amministrazione giudiziaria. Secondo i dati ufficiali pubblicati dal Ministero della Giustizia, la situazione è allarmante: il personale amministrativo e dell’Unep è significativamente sottodimensionato.

Gli avvocati, da sempre umanisti, si trovano costretti a leggere e interpretare numeri che dimostrano una realtà preoccupante. Infatti, secondo l’art. 16 del d.lgs. n. 33/2013, come modificato dal d.lgs. 97/2016, le pubbliche amministrazioni devono pubblicare il conto annuale del personale e delle relative spese sostenute, includendo i dati sulla dotazione organica e sul personale effettivamente in servizio. La consultazione di questi dati sul sito del Ministero della Giustizia rivela che il personale è al 75% della sua capacità prevista.

La carenza di personale ha gravi ripercussioni sulla macchina della giustizia. Alcuni uffici, in particolare quelli del Giudice di Pace, sono vicini al collasso. Questo problema non è nuovo: il Movimento Forense ha ripetutamente sottolineato nei consessi istituzionali che qualsiasi riforma è inutile senza adeguate dotazioni organiche. La giustizia si fonda su persone – magistrati, personale di cancelleria, funzionari – il cui numero si riduce sempre più, minacciando la stabilità del sistema.

È imperativo, secondo il Movimento Forense, che i finanziamenti del PNRR siano utilizzati per bandire nuovi concorsi e incrementare la dotazione organica. Solo così si potrà rafforzare e accelerare il funzionamento della giustizia.

La giustizia è un pilastro fondamentale dello Stato di Diritto e della Democrazia Liberale, influenzando l’economia interna ed esterna del Paese. I numeri sono importanti, ma ancora di più lo sono le persone che essi rappresentano. Per questo motivo, il Movimento Forense sollecita il Ministero della Giustizia a prendere provvedimenti immediati per garantire una corretta ed efficiente amministrazione della giustizia.

“L’avvocatura – si legge in nota – è stanca di vuoti proclami e della retorica politica. È il momento di passare dalle parole ai fatti, investendo nel capitale umano su cui si basa l’intero sistema giudiziario”.


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La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20316 del 22 maggio 2024, ha confermato la configurabilità del reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico nel caso di un soggetto che, procurandosi le credenziali della carta Postepay di una persona, accede all’area riservata per la gestione della stessa.

Secondo la Corte, l’area riservata della carta Postepay, in quanto componente del sistema informatico di Poste Italiane, rappresenta un “domicilio informatico” tutelato dall’articolo 615-ter del codice penale. Tale norma protegge lo spazio virtuale di esclusiva pertinenza di una persona fisica o giuridica, paragonandolo al domicilio fisico.

L’introduzione non autorizzata nell’area riservata della carta Postepay, da parte di chi non ne ha diritto, configura quindi una condotta lesiva sia nei confronti del titolare della carta, sia nei confronti di Poste Italiane, in quanto gestore del sistema informatico. Pertanto, entrambi i soggetti possono sporgere querela per il reato di accesso abusivo.

La sentenza della Cassazione ribadisce l’importanza della tutela della privacy nel mondo digitale e conferma la centralità del domicilio informatico come spazio protetto da intrusioni illegittime.


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