Tribunale di lecce

Lecce, ferito in Tribunale: crolla una finestra addosso a un assistente giudiziario

Un assistente giudiziario è stato ferito ieri mattina nel Tribunale di Lecce quando una finestra del piano rialzato gli è caduta addosso. L’uomo, un cinquantenne in servizio negli uffici al sesto piano, si era fermato a prendere un caffè prima di iniziare il turno di lavoro quando ha provato ad aprire una finestra che ha ceduto improvvisamente.

Soccorso dai colleghi e trasportato in ospedale, l’uomo ha riportato una ferita alla testa ma, fortunatamente, le sue condizioni non sono gravi.

Secondo i testimoni, l’incidente è avvenuto intorno alle 8:00. Dopo il sinistro, la zona è stata transennata per motivi di sicurezza.

Giustizia, ddl Nordio è legge: abolito l’abuso d’ufficio, nuove regole per intercettazioni e carcere preventivo

La Camera ha approvato in via definitiva il ddl Nordio con 199 voti favorevoli. Tra i sostenitori, inclusi molti sindaci del PD, c’è chi evidenzia che il 90% delle inchieste per abuso d’ufficio si concludono con un’assoluzione, causando la cosiddetta “paura della firma” che ostacola le decisioni dei pubblici ufficiali.

Stretta sulle intercettazioni

Il ddl Nordio introduce cambiamenti significativi nella gestione delle intercettazioni telefoniche, con l’obiettivo di proteggere le persone non coinvolte nelle indagini. Viene stabilito il divieto di pubblicare, anche parzialmente, il contenuto delle intercettazioni non riprodotto nei provvedimenti giudiziari o non utilizzato in dibattimento.

Interrogatorio preventivo

La riforma prevede nuove norme per la carcerazione preventiva. Le ordinanze di custodia cautelare dovranno essere decise da un collegio di tre giudici, anziché da un solo gip. Inoltre, prima dell’arresto, il sospettato deve essere sottoposto a un interrogatorio di garanzia.

Assoluzioni inappellabili

Un altro aspetto discusso della riforma è l’impossibilità per l’accusa di proporre appello contro le sentenze di proscioglimento per reati con pena massima di quattro anni e una possibile multa, riguardanti contravvenzioni o delitti con citazione diretta a giudizio.

Tribunale di Portoferraio: a corto di magistrati, udienze trasferite a Livorno

Portoferraio, 10 luglio 2024 – Ancora grane per il Tribunale di Portoferraio. Nonostante l’ufficio sia operativo da maggio 2023, con tanto di personale al completo, la stragrande maggioranza delle udienze relative a procedimenti civili e penali si tiene a Livorno.

Il motivo? La cronica carenza di magistrati.

Come denunciato dall’Avv. Paolo Di Tursi, presidente dell’Associazione Forense dell’Isola d’Elba, questa situazione costringe a vere e proprie “carovane” di testimoni, parti in causa, avvocati e altri professionisti a spostarsi da e per l’isola per ogni udienza.

“La Sezione Distaccata del Tribunale è stata riaperta su esplicita richiesta di tutte le forze politiche in Parlamento – spiega Di Tursi – ma di fatto non è in grado di svolgere le sue funzioni.”

Al momento, infatti, solo le udienze per gli sfratti si tengono effettivamente all’Elba. Per tutti gli altri casi, è necessario recarsi a Livorno, con notevoli disagi e costi per tutti i soggetti coinvolti.

“Non spetta a noi individuare le cause di questo problema o proporre soluzioni – continua Di Tursi – compito che spetta al Ministero della Giustizia e agli uffici competenti. Chiediamo però alla politica locale di attivarsi con decisione per fare chiarezza su questa situazione e per capire se ha davvero senso mantenere aperto un Tribunale che di fatto non funziona.”

L’avv. Di Tursi rivolge un appello anche alla stampa locale, affinché continui a tenere alta l’attenzione sul tema e approfondisca la vicenda. “Da parte nostra – conclude – c’è la massima disponibilità a collaborare, ma è necessario un sostegno concreto da parte di tutto il territorio.”

legge ferragni

Cassazione, arredi e mobili compresi nell’assegnazione della casa familiare

Roma, 10 luglio 2024 – La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 16691 del 17 giugno 2024, ha confermato che l’assegnazione della casa familiare ai figli minori o maggiorenni non autosufficienti comprende anche i mobili e gli arredi.

Nella pronuncia, la Prima Sezione Civile ha chiarito che il diritto dei figli di conservare l’ambiente domestico nel quale sono nati o cresciuti si estende non solo alle mura dell’abitazione, ma anche a tutti i beni che ne fanno parte integrante, come mobili, arredi, elettrodomestici e servizi.

L’obiettivo è quello di tutelare il benessere psicofisico dei figli, garantendo loro la continuità e la stabilità dell’ambiente familiare anche dopo la separazione dei genitori.

La Corte ha precisato che l’assegnazione dei mobili non comprende però i beni strettamente personali dell’altro coniuge, come ad esempio quelli che soddisfano esigenze specifiche.

La decisione della Suprema Corte si basa sul principio di tutela del minore, secondo cui il passaggio da un contesto familiare all’altro a seguito di eventi critici come la separazione non deve comportare un distacco traumatico dall’ambiente domestico. La casa familiare deve infatti rappresentare per i figli un punto di riferimento stabile e riconoscibile nel tempo.

Giustizia, istituita la cabina di regia per le professioni economico-giuridiche

Con un decreto ministeriale del 5 luglio 2024, il Ministero della Giustizia ha istituito presso il suo Gabinetto la “Cabina di regia permanente per le professioni economico-giuridiche”. Sono stati nominati suoi componenti il Presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, quello del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio e quello del Consiglio nazionale del Notariato, Giulio Biino. La cabina di regia è presieduta dal Ministro o dal Capo di gabinetto. Viceministro e i Sottosegretari di Stato partecipano di diritto ai lavori, previsti con cadenza mensile. La cabina di regia si avvarrà di una segreteria tecnico-organizzativa composta da Assunta Tillo, magistrato di Gabinetto, e Alfredo Federici, della segreteria particolare del Capo di gabinetto. La sua nascita era stata annunciata a maggio dal Ministro Carlo Nordio nel corso degli Stati generali dei commercialisti.

Secondo quanto affermato nel decreto istitutivo, l’organismo nasce per “costruire un canale di ascolto permanente con le professioni del comparto economico-giuridico in una logica ispirata alla leale collaborazione istituzionale” e perché una “stabile interlocuzione” con questi professionisti “può assicurare la tempestività dei loro contributi in vista dell’elaborazione di iniziative legislative efficaci e adeguate alle esigenze dei rispettivi settori di appartenenza”.

“Con l’istituzione della cabina di regia per le nostre professioni – affermano Greco, de Nuccio e Biino – il Ministro Nordio tiene meritoriamente fede all’impegno preso nei mesi scorsi e conferma una modalità di ascolto e dialogo preventivo con le nostre realtà finalizzato ad individuare assieme idee e soluzioni legislative nell’interesse generale. Si tratta di un riconoscimento estremamente significativo delle competenze e della funzione nazionale delle professioni economico-giuridiche e del contributo che da esse può venire per lo sviluppo del Paese”.

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Il troppo lavoro non giustifica la mancata formazione degli avvocati: la sentenza del Consiglio Nazionale Forense

Roma, 9 luglio 2024 – L’intensa attività lavorativa non può essere utilizzata come giustificazione per non adempiere agli obblighi di formazione e aggiornamento professionale. Questo è quanto stabilito dal Consiglio Nazionale Forense (CNF) nella sentenza n. 120/2024, pubblicata lo scorso 4 luglio sul sito del Codice deontologico.

La sentenza è il risultato del ricorso presentato da un’avvocata, sanzionata dal Consiglio Distrettuale di Disciplina di Torino con un avvertimento. L’avvocata aveva sostenuto di non aver potuto partecipare ai corsi di formazione obbligatori a causa della mole di lavoro particolarmente intensa nel periodo in questione.

Nel suo ricorso, l’avvocata ha argomentato che la gestione di numerosi e complessi casi legali aveva assorbito interamente il suo tempo, impedendole di rispettare l’obbligo formativo. Ha inoltre sottolineato come il lavoro svolto durante quel periodo avesse contribuito significativamente alla tutela dei diritti dei suoi clienti, rafforzando così implicitamente le sue competenze professionali.

Il Consiglio Nazionale Forense ha rigettato il ricorso, stabilendo che l’intensa attività lavorativa non può essere considerata una scriminante valida per il mancato adempimento agli obblighi di formazione. Secondo il CNF, la formazione continua rappresenta un pilastro fondamentale per garantire l’aggiornamento e la competenza degli avvocati, indispensabile per la corretta amministrazione della giustizia e la tutela dei diritti dei cittadini.

Il CNF, nella sua sentenza, ha ribadito che il dovere di formazione continua è una responsabilità ineludibile per ogni avvocato, indipendentemente dalla mole di lavoro. Questo obbligo non è solo una formalità burocratica, ma una necessità per mantenere un elevato standard professionale e per assicurare una difesa efficace e aggiornata ai propri assistiti. La mancata formazione non solo mette a rischio la qualità del servizio legale offerto, ma compromette anche l’integrità e la credibilità della professione forense.

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Santalucia (Anm): “Se la giustizia è malata, la causa è il ministero”

“Noi abbiamo bisogno del ministro e del ministero, l’organo preposto ad assicurare alla giustizia i servizi necessari. Quando il ministro dice che la giustizia è malata, quasi quasi penso a dargli ragione perché quando entro nel mio ufficio e non ho stampanti e computer… Insomma, ci sono difficoltà quotidiane”. Queste le parole di Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), a margine del comitato direttivo centrale.

Santalucia ha espresso preoccupazione per le dichiarazioni del ministro della Giustizia, sottolineando che le carenze strutturali sono una delle principali cause dei problemi del sistema giudiziario. “Se di malattia si deve parlare – ha continuato Santalucia – secondo le parole del ministro, che io non userei perché evocano sfiducia nei cittadini, questa è una malattia che riguarda soprattutto il ministero della Giustizia. Ci dia le risorse per poter lavorare bene e meglio. Oggi la magistratura si dibatte con carenze strutturali”.

Il presidente dell’Anm ha poi criticato la recente decisione del ministro di prorogare di un anno l’entrata in vigore della riforma del Tribunale per le persone minori e la famiglia. “Non perché l’abbiamo chiesto noi, ma perché il ministero non è in grado di assicurarne l’operatività. Le strutture ministeriali non sono in grado di garantire la telematizzazione del processo penale, che pure era uno degli obiettivi del PNRR. Tutte queste difficoltà si riflettono sui risultati”.

Santalucia ha concluso affermando che, nonostante le difficoltà, i risultati ottenuti dalla magistratura sono positivi grazie al sacrificio dei suoi membri, piuttosto che a un adeguato stanziamento di risorse. “Non parlerei di malattia, ma di un grande impegno di tutta la magistratura al servizio dell’utenza. Su questo invochiamo un aiuto del ministro”.

Corte di cassazione

Cassazione: non basta la particolarità della causa per compensare le spese legali

La Cassazione civile, con l’ordinanza 17966 del 1° luglio 2024, ha stabilito che non è consentito compensare le spese di lite per la “particolarità” della controversia e le “oscillazioni della giurisprudenza di merito”. Il caso riguardava un lavoratore di una spa, che aveva ottenuto in appello il riconoscimento del diritto al pagamento di somme per ore lavorative non retribuite nel periodo 2016-2019.

Nonostante il giudice d’appello avesse riconosciuto il diritto del lavoratore, aveva compensato le spese legali per la particolarità della controversia. La Cassazione ha invece ribadito che la compensazione delle spese è ammessa solo in caso di soccombenza reciproca o per altri motivi specifici previsti dall’art. 92 c.p.c., non presenti in questo caso.

La sentenza di appello è stata quindi cassata, con la società condannata a rifondere le spese legali per l’appello e il giudizio di legittimità. Questa decisione riafferma il diritto dei lavoratori a vedersi riconosciute le ore di lavoro prestate e chiarisce i limiti alla compensazione delle spese legali.

copertina concorso

Avvocati pubblici, maxi assunzioni in vista nei comuni

I Comuni sono il presidio della legalità nei territori. Rivolgersi all’esterno per reperire le professionalità assenti non conviene. Per questo i Comuni hanno deciso di ricorrere a Elenco di Idonei Asmel per assumere Istruttori Direttivi/Funzionari Avvocati, categoria D1.

Il titolo di accesso richiesto è la Laurea Magistrale in Giurisprudenza o equipollenti e l’abilitazione all’esercizio della professione.

Il Maxi-Avviso di selezione per le assunzioni nei Comuni promosso da Asmel (l’associazione di 4.500 Comuni italiani) riguarda 37 profili professionali, tra cui proprio quello di Avvocato. Lo scopo è quello di assicurare che il Comune operi nel rispetto della legge, proteggendo gli interessi dell’Ente e dei suoi Cittadini, contribuendo al funzionamento della società e aiutando a risolvere problemi legali che influenzano direttamente la Comunità Locale. Una particolarità di alcuni Comuni è infatti la possibilità data ai cittadini si usufruire gratuitamente di uno Sportello di Consulenza Legale che offre assistenza per problematiche in vari settori del diritto.

Le candidature devono essere presentate attraverso la piattaforma www.asmelab.it entro il 10 luglio alle ore 12:00. A seguire si svolge una prova preselettiva telematica composta da 60 quiz a risposta multipla. Gli idonei vengono inseriti in un elenco valido per 3 anni ricevendo comunicazioni via PEC per interpelli specifici dei Comuni aderenti alla procedura aggregata. Gli interpelli consistono in una prova semplificata, anche solo orale, che consente di assumere i funzionari in sole 4-5 settimane.

I candidati possono visitare la sezione dedicata del sito asmel per dettagli su come partecipare alla selezione.

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Ancora sciopero al Tribunale e Procura di Bergamo: oggi due ore di astensione

La protesta del personale amministrativo del Tribunale e della Procura di Bergamo prosegue senza sosta. Oggi, martedì 9 luglio, dalle 10 alle 12, è stato indetto uno sciopero di due ore con un presidio davanti al Tribunale di Bergamo. Questa azione è la risposta all’assenza di risposte da parte delle autorità riguardo alle problematiche che hanno portato i dipendenti a uno stato di agitazione iniziato ormai il 30 gennaio 2024.

Nonostante il presidio effettuato in Prefettura oltre due mesi fa, non sono state fornite informazioni sul dubbio di illegittimità dell’accordo sull’orario di lavoro, modificato unilateralmente dal Dirigente Amministrativo. L’accordo, siglato nel 2017 dopo una lunga trattativa, prevedeva misure innovative e flessibili, come l’autorizzazione di 9 ore mensili di eccedenza oraria utilizzabili entro il mese successivo. Tuttavia, la Dirigenza ha ridotto questa possibilità a quattro ore, con un limite giornaliero di 29 minuti.

La situazione si è ulteriormente aggravata durante un incontro in Prefettura il 22 marzo 2024, dove le RSU e le Organizzazioni Sindacali hanno ottenuto la partecipazione di un rappresentante del Ministero. Tuttavia, le risposte fornite sono state insoddisfacenti, con un atteggiamento dilatorio che ha portato alla richiesta di un interpello da Roma per avere una risposta definitiva sulla legittimità dell’accordo. Ad oggi, nessuna risposta è ancora arrivata. Le organizzazioni sindacali, dimostrando grande senso di responsabilità, hanno richiesto la sospensione della modifica unilaterale dell’accordo in attesa della risposta dell’interpello, ma la risposta è stata negativa e il Dirigente del Tribunale ha mostrato totale chiusura.

Alla luce di questa situazione di stallo, nell’assemblea del 29 maggio 2024, la RSU e le Organizzazioni Sindacali, su mandato della maggioranza del personale, hanno deciso di indire lo sciopero di due ore con presidio. Oltre alla questione dell’accordo sull’orario di lavoro, vengono sollevati anche altri problemi che affliggono tutti gli uffici giudiziari italiani:

  • Stipendi non adeguati al caro vita;
  • Salario accessorio poco remunerato e pagato anche a distanza di anni;
  • Buoni pasto fermi da vent’anni e non accettati dagli esercizi commerciali;
  • Problemi di sicurezza e agibilità negli uffici;
  • Riqualificazioni mai ottenute;
  • Mancata formazione del personale rispetto alle continue riforme;
  • Lavoro elettorale retribuito dopo anni;
  • Udienze che si protraggono oltre l’orario di lavoro;
  • Fondo Unico di Amministrazione (FUA) irrisorio rispetto ad altre amministrazioni;
  • Procedura sulle Performance del personale considerata inutile e farsesca.

Se nemmeno con questa azione ci sarà un passo indietro da parte dell’amministrazione, almeno ripristinando l’accordo sull’orario di lavoro, la protesta continuerà con ulteriori manifestazioni.

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