Vietato stabilire lo studio legale presso un’associazione di categoria: violazione deontologica e censura disciplinare

Il Consiglio Nazionale Forense (CNF), con la sentenza n. 219 del 27 maggio 2024, ha stabilito che ospitare la sede di uno studio legale presso un’associazione di categoria è una violazione dell’art. 37 del Codice Deontologico Forense. Tale pratica, secondo il CNF, danneggia l’immagine della classe forense, creando un potenziale conflitto di interesse e possibilità di accaparramento della clientela, anche se non vi siano vantaggi economici diretti. Nel caso esaminato, uno studio legale condivideva la sede con un’associazione operante nel risarcimento danni da circolazione stradale, e il CNF ha ritenuto appropriata la sanzione disciplinare della censura.

Question time alla Camera: Nordio su intercettazioni e sicurezza informatica

Roma, 31 ottobre 2024 – Al Question time alla Camera si riaccende il dibattito sulla giustizia, con il ministro Carlo Nordio chiamato a rispondere su intercettazioni e sicurezza informatica. Durante l’incontro, Francesco Saverio Romano (Noi Moderati) ha proposto di introdurre un reato specifico per il “dossieraggio”, prevedendo pene più severe per contrastare questa pratica.

Sul fronte delle intercettazioni, il deputato Tommaso Calderone (Forza Italia) ha chiesto maggiore controllo giurisdizionale, criticando la prassi che consente alla polizia giudiziaria di selezionare solo le intercettazioni ritenute rilevanti. Nordio ha replicato ricordando le riforme recenti, tra cui la legge n.114 del 2024, che potenziano i controlli. Tuttavia, Calderone ha manifestato insoddisfazione, sostenendo che molte intercettazioni “non rilevanti” restano fuori dalla conoscenza della difesa fino a fasi avanzate del procedimento.

Il ministro ha anche affrontato la questione della sicurezza informatica, assicurando che il governo è vicino a ottenere il “pieno controllo sugli hacker” grazie a ingenti investimenti. Elisa Scutellà (M5S) ha criticato l’approccio del governo, accusandolo di sottovalutare i rischi legati alla vulnerabilità dei sistemi. Nordio ha risposto che le risorse vengono indirizzate per affrontare crimini gravi e criminalità organizzata, lasciando delusa l’opposizione che chiede maggiori strumenti tecnologici e risorse per la magistratura.

Concordato preventivo, caos Entratel: commercialisti in allarme ma nessuna proroga

Roma, 31 ottobre 2024 – Scadenza da incubo per i commercialisti italiani alle prese con i malfunzionamenti di Entratel sugli F24, proprio alla vigilia della chiusura del concordato preventivo biennale. Il blocco del sistema ha unito il Consiglio nazionale e le sigle sindacali dei commercialisti, che hanno lanciato appelli al Ministero dell’Economia e alle autorità fiscali per richiedere un intervento immediato. In particolare, le richieste sono state indirizzate al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, al viceministro Maurizio Leo e al direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, con la speranza di un rinvio della scadenza.

In risposta alle sollecitazioni, Sogei, l’ente incaricato della gestione tecnica, ha riconosciuto il problema, assicurando tuttavia di averlo risolto. Nessuna anomalia, inoltre, è stata riscontrata negli accessi ai cassetti fiscali. Tuttavia, nonostante le difficoltà e le pressioni dei professionisti, la richiesta di una proroga o di una “remissione in bonis” non è stata accolta, e il termine per il concordato preventivo resta fissato al 31 ottobre.

Uno “psicodramma collettivo” per il concordato preventivo

La situazione ha creato un clima di profonda tensione tra i professionisti del settore, alle prese con una scadenza particolarmente impegnativa e con i problemi tecnici di Entratel che hanno ostacolato il corretto invio degli F24. Il mancato rinvio ha esasperato il già elevato stress operativo, suscitando la preoccupazione che molti possano non riuscire a rispettare i termini a causa di fattori tecnici fuori dal loro controllo.

Balneari, via l’obbligo di smontaggio stagionale

Roma, 31 ottobre 2024 – La riforma delle concessioni balneari, dopo anni di rinvii e incertezze, è ormai in fase finale per diventare legge, con importanti novità per i titolari di concessioni. Il decreto-legge, appena approvato alla Camera, introduce una proroga per le concessioni in essere fino al 30 settembre 2027, che potrà essere estesa fino al 31 marzo 2028, qualora si presentino “ragioni oggettive che impediscano la conclusione della procedura selettiva”.

Uno dei punti più discussi riguarda le strutture amovibili: i balneari potranno mantenere le proprie installazioni anche durante la sospensione delle attività, eliminando l’obbligo di smontaggio stagionale. Questa modifica rappresenta una svolta per i gestori, che potranno evitare costi aggiuntivi e garantire una maggiore continuità delle strutture lungo le coste.

Gare e concorrenza entro il 2028: la direttiva Bolkestein

Con la proroga in atto, il settore balneare dovrà comunque aprirsi alla concorrenza, come richiesto dalla direttiva europea Bolkestein, la quale impone che le concessioni siano assegnate tramite gara pubblica. Entro il 31 marzo 2025, il Ministero delle Infrastrutture, in collaborazione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, dovrà stabilire i criteri per gli indennizzi a favore dei concessionari uscenti.

Sciopero generale il 29 novembre: Cgil e Uil (senza Cisl) in piazza contro la manovra Meloni

Roma, 31 ottobre 2024 – La tensione sale tra sindacati e governo: Cgil e Uil annunciano un nuovo sciopero generale per venerdì 29 novembre, in aperta contestazione alla legge di bilancio presentata dal governo Meloni. La mobilitazione, che esclude nuovamente la Cisl, punta a ottenere una revisione profonda delle scelte economiche della manovra, riaccendendo il confronto politico.

“Siamo di fronte a una manovra che non risolve i problemi del Paese,” sostengono i sindacati, che accusano il governo di mettere a rischio la stabilità economica e sociale. Tra le richieste, un maggiore potere d’acquisto, il finanziamento alla sanità e ai servizi pubblici, e una politica fiscale più equa che gravi su extraprofitti e grandi patrimoni.

La risposta del governo: tensioni con la maggioranza

La premier Giorgia Meloni non esita a rispondere, ironizzando sulla protesta e ricordando che i sindacati scendono in piazza prima ancora dell’incontro fissato a Palazzo Chigi per martedì 5 novembre. Dalla maggioranza si uniscono voci critiche, tra cui quella della Lega, che definisce la mobilitazione “ridicola”, sostenendo che lo sciopero contrasta con misure in favore dei lavoratori, come l’aumento dei redditi e la riduzione del cuneo fiscale.

Il ruolo dell’opposizione e le divergenze sindacali

Sebbene Cgil e Uil abbiano incassato critiche aspre, la mobilitazione potrebbe trovare supporto nell’opposizione, che già in passato si è schierata al loro fianco. La Cisl, invece, attraverso il segretario Luigi Sbarra, esprime una valutazione diametralmente opposta: considera infatti positivi gli investimenti destinati a salari, sanità e occupazione femminile. “Gran parte dei 30 miliardi della manovra risponde alle nostre richieste,” afferma Sbarra, alimentando il dissenso all’interno del fronte sindacale.

L’incontro a Palazzo Chigi: speranze di mediazione

Lunedì 4 novembre si apriranno le audizioni alla Camera, che culmineranno il 7 con l’intervento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Nonostante il dialogo, i leader sindacali Landini e Bombardieri restano scettici sulla reale possibilità di modifiche significative alla manovra, sebbene si dichiarino pronti a sospendere lo sciopero in caso di apertura del governo.

La prossima convocazione a Palazzo Chigi sarà dunque cruciale: riuscirà il governo a trovare un terreno comune o lo sciopero del 29 novembre segnerà l’ennesima frattura tra politica e mondo sindacale?

OCF: “Bene i correttivi alla mediazione ma con l’adozione di modifiche essenziali”

Roma, 30 ottobre 2024 – Oggi l’Organismo Congressuale Forense (OCF) è stato audito dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati in merito alle proposte di integrazione e correzione del decreto legislativo n. 149 del 2022. Questo decreto ha introdotto anche modifiche rilevanti alla mediazione civile e commerciale e alla negoziazione.

OCF propone modifiche affinché vi sia un miglior coordinamento tra mediazione e processo e affinché gli organismi di mediazione forensi possano offrire a cittadini ed imprese un sistema più accessibile ed efficiente nel ridurre il carico di lavoro degli uffici giudiziari.

“E’ importante – ha dichiarato il Responsabile del Gruppo di Lavoro Giustizia Complementare – che il patrocinio a spese dello Stato sia esteso anche alla mediazione richiesta dal giudice, per garantire un accesso equo e senza costi aggiuntivi ai cittadini meno abbienti. Nell’ottica di un utilizzo dello strumento che sia accessibile, è necessario semplificare il processo di firma elettronica. In alcuni casi, le parti possono trovare difficoltà nel firmare digitalmente, compromettendo la partecipazione effettiva al procedimento. Per superare questa barriera, proponiamo di permettere all’avvocato di firmare per conto del cliente tramite una procura dallo stesso autenticata. Questo renderebbe il procedimento più fluido senza incidere sulla natura stessa della mediazione”.

L’OCF ha sottolineato come la mancanza della sospensione feriale nei procedimenti di mediazione rappresenti una criticità per il corretto funzionamento degli organismi di mediazione e per la coordinazione con i termini processuali ordinari. Per questo motivo, ha proposto l’estensione della sospensione feriale anche a tali procedure, affinché siano gestite in modo più uniforme rispetto alle attività giurisdizionali.

Sempre in ottica di rafforzare il sistema, l’OCF ha suggerito di includere nel correttivo anche gli organismi di mediazione costituiti dalle fondazioni degli ordini professionali, ampliando così il bacino degli operatori qualificati e promuovendo un’applicazione più diffusa e uniforme della mediazione.

“Per quanto riguarda il regime tributario – hanno concluso i rappresentanti di OCF – occorre maggiore chiarezza in merito all’esenzione fiscale per il verbale e per l’accordo di conciliazione, chiedendo di specificare che entrambi possano beneficiare dell’esenzione fino al limite di valore stabilito. Questo chiarimento servirebbe a evitare possibili interpretazioni discordanti e a garantire una corretta applicazione della norma fiscale”.

L’Associazione Magistrati della Corte dei Conti: ferma opposizione al progetto di riforma Foti

Roma, 29 ottobre 2024 – L’Associazione Magistrati della Corte dei Conti (AMCC) esprime una netta opposizione al disegno di legge Foti, che secondo i magistrati “svuota di sostanza le funzioni della Corte dei conti”, istituzione che la Costituzione designa come garante del bilancio pubblico. L’Assemblea dell’AMCC, convocata in modo permanente, ha proclamato lo stato di agitazione dei magistrati e lanciato un appello al Parlamento per riaprire il dialogo e promuovere una riforma condivisa.

La proposta, spiegano i magistrati, non risolve il problema della “paura della firma”, cioè il timore di incorrere in sanzioni per responsabilità contabile, ma minaccia di compromettere il ruolo della Corte. L’AMCC chiede che il legislatore istituisca una commissione di studio per valutare attentamente gli effetti del disegno di legge e che si adottino le modifiche già avanzate dall’associazione presso le Commissioni parlamentari competenti.

I punti critici della riforma

La proposta di legge, ufficialmente denominata AC. 1621, mira a modificare le responsabilità della Corte dei conti nelle sue funzioni di controllo e consulenza, ma secondo l’AMCC presenta diverse problematiche:

  • Riduzione della responsabilità per danno erariale: La proposta prevede esenzioni di responsabilità che, di fatto, trasferirebbero ai cittadini l’onere economico per danni causati da atti sottoposti a controllo preventivo. Tale esenzione coprirebbe anche documenti “collegati”, ampliando la portata delle esenzioni.
  • Modifica del regime sanzionatorio per dirigenti e dipendenti infedeli: Il testo introduce un sistema di risarcimento danni che non considera il danno effettivo, ma si basa sul reddito del dipendente, limitando la possibilità di recuperare integralmente le perdite subite dallo Stato.
  • Espansione dell’attività consultiva: L’aumento dei pareri richiesti alla Corte viene percepito come un’interferenza nella gestione amministrativa, rischiando di trasformare la Corte in un “co-gestore” delle attività pubbliche.
  • Accentramento delle procure regionali: La proposta prevede l’accorpamento delle sezioni regionali e un’ulteriore centralizzazione che, secondo i magistrati, potrebbe compromettere il presidio di legalità sul territorio.

Le richieste dell’AMCC

L’Associazione Magistrati della Corte dei Conti ha delineato una serie di richieste per garantire che le modifiche legislative non intacchino il ruolo costituzionale della Corte:

  1. Mantenimento della natura risarcitoria della responsabilità amministrativa, permettendo allo Stato di recuperare interamente il danno subito.
  2. Superamento dello “scudo erariale” e ripristino della responsabilità per colpa grave, come stabilito dalla Corte Costituzionale.
  3. Controllo preventivo senza esenzioni da responsabilità oltre i profili esaminati dalla Corte, per assicurare l’accountability pubblica.
  4. Limitazione dell’attività consultiva a interpretazioni normative di contabilità pubblica, evitando che la Corte venga coinvolta nei casi specifici della gestione amministrativa.

L’Assemblea, che resta convocata in modo permanente, chiede al Parlamento di accogliere queste proposte di modifica, ribadendo la necessità di una riforma ponderata che preservi il ruolo della Corte dei conti come custode della finanza pubblica e ne garantisca l’autonomia.

CNF: offensive le espressioni “faccia di bronzo” e “demenziale” per riferirsi alla controparte

Il Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza n. 220 del 27 | 2024 (presidente facente funzione Corona, relatore Rivellino), ha stabilito che l’uso di espressioni come “faccia di bronzo” e “demenziale” rivolte alla controparte costituisce violazione dell’articolo 52 del Codice Deontologico Forense. Secondo il CNF, il diritto degli avvocati di sostenere le proprie ragioni non giustifica il ricorso a termini “esorbitanti e gratuitamente offensivi”, i quali violano i doveri di probità, dignità e decoro richiesti dall’ordinamento.

L’impiego di un linguaggio canzonatorio, come riferirsi alla controparte definendola “faccia di bronzo” o descrivere la tesi avversaria come “demenziale”, rappresenta un comportamento non conforme al decoro professionale. Il CNF sottolinea che anche un tono appassionato nell’esposizione delle proprie posizioni non deve trasgredire le norme di rispetto reciproco, essenziali alla figura dell’avvocato.

Questa decisione ribadisce l’importanza di mantenere un linguaggio sobrio e rispettoso, evitando espressioni che, sebbene possano nascere dall’ardore della difesa, rischiano di ledere la dignità della professione legale.

I Funzionari giudiziari contro la proposta della CGIL: “Demansionamento inaccettabile”

I Funzionari del comparto giustizia, riuniti in un’associazione spontanea, hanno espresso “profonda preoccupazione” e ferma opposizione alla recente proposta avanzata dalla CGIL durante le trattative per la contrattazione integrativa. Secondo i Funzionari, la proposta sindacale rischia di portare a un drastico e immotivato declassamento del loro ruolo, accostandoli a mansioni tipiche del personale di livello inferiore, appartenente alla famiglia professionale degli Assistenti.

La CGIL, con questa iniziativa, mirerebbe a rispondere alle esigenze di una minoranza di dipendenti, ma il risultato sarebbe devastante per il riconoscimento professionale dei Funzionari giudiziari. “Anziché valorizzare l’esperienza e le competenze tecniche che rendono possibile la gestione degli uffici giudiziari,” sottolinea l’associazione, “si provocherebbe un arretramento delle loro funzioni, compromettendo la già fragile struttura organizzativa degli uffici, appesantita da carichi di lavoro rilevanti e difficoltà operative.”

A destare sconcerto è il fatto che una tale proposta provenga da un’organizzazione sindacale, e non dall’Amministrazione. I Funzionari evidenziano che la proposta CGIL non rispetta i principi di equità e valorizzazione delle risorse umane che dovrebbero guidare qualsiasi trattativa, violando inoltre l’impianto della Contrattazione Nazionale Funzioni Centrali.

L’associazione dei Funzionari giudiziari chiede, dunque, alla CGIL di ritirare la proposta e invita le altre parti coinvolte a dichiarare formalmente il loro dissenso, chiedendo all’Amministrazione di respingerla e di adottare soluzioni che rispettino e riconoscano il valore del lavoro dei Funzionari, anche attraverso prospettive di progressione economica e di carriera.

I Funzionari confidano in un approccio più lungimirante nelle prossime trattative, che tenga conto della qualità del servizio giudiziario e del rispetto della professionalità di tutti i lavoratori. “È necessario valorizzare esperienza e merito specifico, oltre al bagaglio formativo acquisito negli anni,” affermano, mantenendo la disponibilità ad intraprendere azioni per difendere la dignità del loro ruolo, incluse eventuali azioni legali.

Infine, vista la “insanabile frattura” con la rappresentanza sindacale di categoria, i Funzionari chiedono formalmente le dimissioni della coordinatrice della CGIL per il settore giustizia, giudicando che le sue azioni abbiano minato la fiducia riposta nella rappresentanza e nei principi di tutela dei diritti dei lavoratori che dovrebbero ispirarne l’operato.

In ogni società con fondi pubblici un rappresentante del MEF

Roma – Con la nuova legge di bilancio arriva l’obbligo per le società che ricevono contributi pubblici di avere un rappresentante del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) nei collegi sindacali. L’articolo 112, intitolato “Misure di potenziamento dei controlli di finanza pubblica,” prevede che ogni società o ente che percepisca contributi superiori a 100.000 euro dovrà integrare i propri organi di controllo con un membro di nomina ministeriale.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare il monitoraggio e il controllo dell’uso dei fondi pubblici, evitando sprechi e assicurando che le risorse siano destinate correttamente. Tale misura, si legge nella norma, permetterà di migliorare la trasparenza e di garantire che i contributi statali siano usati in conformità agli obiettivi stabiliti a livello nazionale ed europeo.

Chi è coinvolto e da quando

L’obbligo si applicherà a tutte le società di capitali (circa 30.000) e a enti privati come fondazioni, cooperative e associazioni che ricevano almeno 100.000 euro annui sotto qualsiasi forma di finanziamento pubblico. L’importo potrà variare in futuro e sarà determinato tramite un decreto del Presidente del Consiglio su proposta del MEF entro il 31 marzo 2025. La norma non sarà retroattiva: entrerà in vigore a partire dai contributi erogati dal 1° gennaio 2025.

I compiti dei rappresentanti del MEF

I sindaci e revisori nominati dal MEF avranno il compito di monitorare l’uso dei fondi pubblici e di fornire rapporti dettagliati alla Ragioneria Generale dello Stato. Le linee guida per tali attività saranno stabilite dallo stesso Ministero per garantire il rispetto delle normative comunitarie e degli obiettivi di finanza pubblica.

Possibili criticità e opinioni contrarie

Non mancano le critiche a questa novità. Alcuni esperti evidenziano il rischio di una “doppia gestione” in quanto la maggioranza dei collegi sindacali e dei revisori è già composta da figure professionali qualificate, come commercialisti e revisori legali. Inoltre, la norma potrebbe escludere le società con un solo sindaco o revisore, tipiche delle SRL, creando disparità di trattamento. Per una maggiore uniformità, alcuni suggeriscono di estendere il monitoraggio anche a questi enti tramite la semplice rendicontazione al MEF.

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