Sicurezza informatica, ogni azienda dovrà investire circa 200 mila euro in due anni

La Direttiva europea Nis 2, recepita in Italia dal Decreto Legislativo 138/2024, presenta sfide enormi per le aziende: lo afferma Michele Colajanni, docente dell’Università di Bologna e esperto di cybersecurity, in un’intervista al Fatto quotidiano. Colajanni, che dirige il Corso di Perfezionamento in Cyber Security Management, è scettico sulle soluzioni previste, ritenendo che l’Europa sia arrivata tardi e abbia reagito in modo eccessivo, creando troppe normative sovrapposte.

La direttiva obbliga circa 40-50 mila organizzazioni, comprese imprese pubbliche e private, a rafforzare la loro sicurezza informatica. Si stima che ogni azienda dovrà investire circa 200 mila euro in due anni, ma le risorse finanziarie e le competenze per farlo sono scarse. Molte piccole e medie imprese, infatti, investono attualmente solo 10-20 mila euro l’anno in sicurezza.

Il problema non è solo tecnologico, ma culturale, e che la vera sfida sarà sensibilizzare i top manager. Le aziende, spesso poco preparate, rischiano di accorgersi delle vulnerabilità solo dopo un attacco informatico.

Se da un lato la direttiva mira a creare una protezione comune, Colajanni avverte che le sanzioni potrebbero essere inefficaci per le aziende che non sono ancora pronte a rispettare gli obblighi. Invece di multare, suggerisce di adottare un approccio più graduale, con supporto e tutoraggio, affinché le imprese possano evolversi nella gestione della sicurezza informatica.

Processo Penale Telematico: nuovo fallimento dell’app ministeriale

Il processo di digitalizzazione della giustizia, previsto dalla legge del 2023, continua a slittare. Il passaggio agli atti digitali, obbligatorio dal 1° gennaio 2024, è stato già rinviato al 1° gennaio 2025, ma un nuovo ritardo è ora all’orizzonte. Il 5 novembre, il Ministero della Giustizia ha dovuto fare i conti con i fallimenti dell’applicativo che avrebbe dovuto attuare l’obbligo del telematico nel processo penale.

Il sistema, infatti, ha mostrato gravi malfunzionamenti: dopo pochi minuti di utilizzo, collassa e perde i documenti. L’app presenta lacune importanti, come la mancata convalida di arresti, decreti penali e patteggiamenti. Inoltre, il sistema non riesce a verificare la coerenza tra atto e titolo, accetta depositi nei fascicoli sbagliati e non gestisce correttamente scadenze e urgenze.

A complicare ulteriormente le cose, il sistema iscrive automaticamente un procedimento in base alla denuncia dell’avvocato, un’azione che dovrebbe invece spettare al procuratore. Questo episodio evidenzia come le soluzioni tecnologiche, quando mal implementate, possano influire negativamente sull’esercizio della giurisdizione.

Il processo civile cambia: più elettronico e semplificato con la nuova riforma

Dal 26 novembre 2024 entreranno in vigore importanti novità nel processo civile, introdotte dal decreto legislativo 31.10.2024, n. 164, pubblicato in Gazzetta ufficiale l’11 novembre. Le nuove disposizioni, applicabili ai procedimenti introdotti dopo il 28 febbraio 2023, si concentrano sulla digitalizzazione e semplificazione delle procedure.

Tra le principali modifiche, spiccano la riduzione della trattazione scritta a favore di un processo più rapido, l’introduzione di notifiche via PEC e l’adozione di un rito semplificato. Inoltre, sarà possibile ottenere un titolo esecutivo in formato digitale e il decreto ingiuntivo sarà emesso anche tramite fattura elettronica, migliorando l’efficienza e riducendo i tempi di attesa.

La riforma, parte della più ampia attuazione del Pnrr, mira a rendere il sistema giudiziario civile più moderno e accessibile, con un occhio di riguardo all’uso delle tecnologie digitali per ottimizzare il lavoro degli operatori legali e garantire maggiore tempestività nelle risoluzioni delle controversie.

Processo Giulio Regeni, l’avvocata: “Egitto non è paese sicuro”

Durante l’udienza del processo per l’omicidio di Giulio Regeni, l’avvocata Alessandra Ballerini, legale dei genitori del ricercatore ucciso in Egitto, ha dichiarato che “l’Egitto non è un paese sicuro” e che, secondo quanto emerso, anche le persone vicine a Giulio avrebbero contribuito a creare una “ragnatela” intorno a lui. La dichiarazione è arrivata al termine dell’audizione della “teste Beta”, una cittadina tedesca che viveva con Regeni. La donna ha raccontato che, poco prima di Natale del 2015, un presunto agente dei servizi segreti egiziani si presentò alla sua porta chiedendo una copia del passaporto di Giulio. Un coinquilino di Regeni, dopo aver scambiato il telefono con l’agente, non riferì l’incidente a Giulio, ma gli disse che gli stranieri dovevano fornire i documenti e presentarsi alla polizia. La donna ha anche ipotizzato che l’agente avesse un sospetto su Giulio, suggerendo che avesse fatto qualcosa di “sospetto”.

Via libera al bonus Natale: 100 euro in arrivo con la tredicesima per oltre 2 milioni di lavoratori

Il Governo ha approvato l’estensione della platea del cosiddetto “bonus Natale”, che prevede un’aliquota una tantum di 100 euro per i lavoratori dipendenti con un reddito annuale non superiore a 28.000 euro. La misura riguarda chi ha un coniuge e almeno un figlio fiscalmente a carico, ma anche i nuclei monogenitoriali con un figlio. La somma sarà erogata con la tredicesima e raggiungerà circa due milioni di lavoratori. I costi stimati per l’intervento sono di circa 400 milioni di euro.

Il ministro Luca Ciriani ha sottolineato l’impegno del governo per ampliare i beneficiari, includendo anche le famiglie monogenitoriali. Per ricevere il bonus, i lavoratori devono presentare apposita richiesta al datore di lavoro. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti a riguardo con una circolare del 10 ottobre 2024.

Roma: perquisizioni della Guardia di Finanza in Campidoglio per appalti stradali e Giubileo

La Guardia di Finanza sta effettuato una serie di perquisizioni, anche in Campidoglio, nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma. L’inchiesta riguarda sospetti di corruzione, turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture legate a lavori per il rifacimento del manto stradale, che includono anche fondi destinati al Giubileo. Tra gli indagati figurano anche funzionari del Comune di Roma.

“Questi giudici devono andarsene”: bufera sulle dichiarazioni di Elon Musk

Nella notte tra l’11 e il 12 novembre, è attraccata al porto di Brindisi la nave Visalli, riportando in Italia i sette migranti di origine bengalese ed egiziana, precedentemente trattenuti nel centro di Gjader, in Albania. La decisione del rimpatrio è stata presa dal Tribunale di Roma, che ha sospeso il trattenimento dei migranti in attesa di una valutazione europea.

Le tensioni si sono amplificate dopo un commento di Elon Musk, patron di Tesla, su X, dove ha criticato i giudici italiani scrivendo che “questi giudici devono andarsene.” Le parole di Musk hanno suscitato un’ondata di reazioni istituzionali. Alessandra Maddalena, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, ha condannato l’intervento, definendolo un attacco alla sovranità italiana. Simili preoccupazioni sono state espresse anche dal consigliere del CSM Ernesto Carbone, che ha parlato di “parole pericolose per la democrazia”.

In risposta, Musk ha definito Sea Watch, la ONG tedesca attiva nei salvataggi di migranti, una “organizzazione criminale,” alimentando ulteriormente il dibattito. Anche diversi politici italiani, tra cui il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e il presidente del Senato Ignazio La Russa, sono intervenuti, esprimendo posizioni critiche verso la decisione del Tribunale e l’ingerenza del magnate americano.

Giudice di pace, i numeri del fallimento. Oggi gli avvocati di Roma in piazza

56 giudici di pace in servizio a Roma –  41 per il settore civile e gli altri per il penale – invece dei 210 previsti. Una scopertura di organico catastrofica del 72%. E questo a fronte di una mole di lavoro enorme: ogni anno a Roma vengono presentati 33.000 ricorsi per decreto ingiuntivo e si discutono 29.000 cause tra ordinarie e opposizioni a sanzioni amministrative. In pratica, per ogni giudice di pace civile oltre 800 decreti ingiuntivi e per tutti 517 cause a testa ogni anno. Inevitabile che questa situazione si traduca in tempi lunghissimi per ottenere giustizia.

Sono i numeri del fallimento che hanno spinto gli avvocati romani a indire questa mattina in piazza Cavour una grande manifestazione di protesta “per sensibilizzare l’opinione pubblica e per rivendicare il diritto dei cittadini ad avere giustizia in tempi ragionevoli come previsto dalla costituzione”.

“La nostra però – spiega il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Paolo Nesta – non è una manifestazione per una rivendicazione di categoria, noi intendiamo denunciare pubblicamente la denegata giustizia. Una situazione che si riscontra in tutto il territorio nazionale ma che nella Capitale assume contorni che definiremmo grotteschi, se non fossero tanto drammatici”.

E dire che delle soluzioni immediate esisterebbero. “Noi nelle numerose interlocuzioni al Ministero abbiamo proposto dagli interventi concreti che peraltro non avrebbero nemmeno costi per l’erario – prosegue Nesta – nel senso che ci sarebbe stata al nostro avviso la possibilità di destinare ai giudici di pace i vincitori del concorso che sono stati assegnati per un biennio all’ufficio per il processo, come prevede l’articolo 10 della normativa vigente. Una proposta sensata che il Ministero sembrava aver recepito ma che il Consiglio Superiore della Magistratura ha respinto”.

Di qui la decisione di scendere in piazza. “Quello che noi chiediamo con forza – conclude il Presidente del COA Roma – è l’immediata copertura dell’organico dei giudici, del personale amministrativo e di rendere efficienti i sistemi informatici, perché come se non bastasse neanche questi attualmente sono idonei a svolgere adeguatamente la loro funzione”.

Infortuni mortali sul lavoro: il CdA risponde penalmente per la sicurezza

La Corte di Cassazione ha confermato che i membri del Consiglio di amministrazione (CdA) di un’azienda sono penalmente responsabili per la morte di un lavoratore se risultano violazioni delle norme antinfortunistiche, anche quando esistono deleghe specifiche di gestione. La sentenza n. 40682 del 6 novembre 2024 ha infatti stabilito che le deleghe non esonerano i vertici dalla responsabilità per incidenti causati da mancanze strutturali nella sicurezza.

Il caso concreto

B.O., dipendente della società P… s.p.a., è deceduto durante il lavoro, travolto da una lastra prefabbricata di cemento armato installata da P… COSTRUZIONI s.p.a. L’incidente è stato causato da gravi difetti di produzione e montaggio, con errori nell’ancoraggio e nei bulloni di fissaggio non conformi al progetto. In fase di costruzione, Pi.M., addetto ai controlli di P…, aveva rilevato i difetti e tentato di correggerli, ma in modo insufficiente e non conforme agli standard di sicurezza.

Procedimento giudiziario

La Corte d’Appello di Milano ha ritenuto responsabili i membri del CdA di P… COSTRUZIONI s.p.a., tra cui il presidente P.G. e altri due consiglieri, per omicidio colposo. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la presenza di deleghe operative avrebbe dovuto esonerarli dalla responsabilità. Tuttavia, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, ribadendo che il CdA non può delegare in modo completo la responsabilità della sicurezza e rimane garante dell’osservanza delle norme antinfortunistiche nell’ambito aziendale.

Strutture esterne fisse per il commercio: necessario il permesso di costruire

La Corte di Cassazione ha stabilito che le strutture esterne fisse e chiuse realizzate per esigenze permanenti di attività commerciali non rientrano tra gli interventi di “edilizia libera”. La sentenza n. 39596 del 28 ottobre 2024 afferma che tali opere non possono essere considerate “pergotende” poiché ampliano stabilmente lo spazio commerciale interno e non soddisfano esigenze temporanee.

Il caso concreto

R.F.L. e R.M., rappresentanti della “R. F… S.r.l. Società Agricola”, avevano installato una struttura di 15,36 mq dietro il loro chiosco di fiori a Marsala, con pilastri di ferro, copertura a falda e teli plastificati. Lo spazio era destinato al deposito e al lavoro su fiori e piante per evitare sole e intemperie, vista l’insufficienza dell’area interna del chiosco. Tuttavia, l’opera è stata realizzata senza permesso di costruire e senza autorizzazione regionale, in un’area classificata come zona sismica.

Il procedimento giudiziario

Il Tribunale di Marsala ha condannato i rappresentanti legali della società a due mesi di arresto e a un’ammenda di 8.000 euro ciascuno per reati previsti dal Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. n. 380/2001). La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna, rigettando l’appello degli imputati, che hanno successivamente presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha confermato che, trattandosi di una struttura fissa e non temporanea, era necessario il permesso edilizio.

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