Posta elettronica aziendale: la normativa ostacola le imprese?

La gestione della posta elettronica aziendale è diventata un tema scottante per le imprese italiane, soprattutto dopo le recenti indicazioni del Garante per la privacy che impongono la conservazione dei metadati per un massimo di 21 giorni. Questa disposizione ha suscitato molte critiche, poiché viene percepita come un tradimento della riforma dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, modificato dal Jobs Act del 2015 per chiarire l’uso degli strumenti digitali in ambito lavorativo.

Il quadro normativo e le sue contraddizioni

L’articolo 4 dello Statuto è stato cambiato per consentire alle aziende di utilizzare strumenti digitali per esigenze organizzative e produttive, senza dover ottenere un’autorizzazione sindacale o pubblica. Tuttavia, sia la giurisprudenza che il Garante per la privacy sembrano interpretare la normativa in modo restrittivo, limitando fortemente la conservazione dei metadati relativi alla posta elettronica aziendale.

Nel provvedimento del novembre 2024, il Garante ha stabilito che la raccolta e la conservazione dei metadati non possano superare i sette giorni, estendibili a 21 solo in casi eccezionali. Superato questo limite, un’email dovrebbe rimanere priva di data, mittente e destinatario, creando notevoli difficoltà operative per le imprese.

L’indirizzo di posta elettronica assegnato al dipendente (@nomesocieta.xx) è di proprietà dell’azienda, e il dipendente non dovrebbe nutrire alcuna aspettativa di riservatezza. Tuttavia, sia la giurisprudenza sia il Garante della privacy adottano un approccio diverso.

Le criticità per le aziende

Queste restrizioni creano ostacoli significativi per le aziende, soprattutto considerando che in altri Paesi europei è sufficiente un’informativa ai dipendenti senza necessità di autorizzazioni preventive. Inoltre, la giurisprudenza recente complica ulteriormente il quadro, limitando i controlli difensivi a soli casi di sospetto fondato di illecito, escludendo ogni verifica preventiva.

Questa situazione genera incertezza normativa e rischi di sanzioni, poiché molte aziende non dispongono di policy interne sufficientemente dettagliate sull’uso della posta elettronica aziendale.

Soluzioni pratiche per le imprese

Per evitare problematiche legali, gli esperti consigliano di vietare l’uso privato degli account aziendali, esplicitandolo chiaramente nelle policy interne e in ogni comunicazione email. Una soluzione efficace potrebbe essere l’adozione di caselle di posta collettive per gruppi o reparti (es. commerciale@azienda.it), eliminando gli account individuali che potrebbero indurre i dipendenti a pensare di avere una sfera di riservatezza.

Queste misure organizzative permetterebbero alle imprese di rispettare le rigide normative italiane senza compromettere l’efficienza operativa e la sicurezza delle informazioni aziendali.

Paragon, Nordio: “Nessuna persona intercettata da polizia penitenziaria”

Emergono nuove rivelazioni sullo scandalo Paragon, lo spyware di produzione israeliana utilizzato per spiare giornalisti e attivisti in Italia. Un’indagine condotta con il supporto di CitizenLab di Toronto ha rivelato che Luca Casarini, capomissione di Mediterranea Saving Humans, è stato sorvegliato per un anno, a partire dal febbraio 2024. La notizia ha scosso il mondo politico e giornalistico, spingendo la Federazione nazionale della stampa italiana e l’Ordine dei giornalisti a presentare una denuncia contro ignoti alla procura di Roma.

Nordio respinge le accuse, ma le polemiche infiammano il Parlamento

Durante il question time alla Camera dei Deputati, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha risposto alle accuse avanzate dal deputato Davide Faraone di Italia Viva, negando categoricamente qualsiasi coinvolgimento della Polizia penitenziaria: “Nessuna persona è mai stata intercettata da strutture finanziate dal Ministero della Giustizia nel 2024. Certa stampa e chi fa insinuazioni non vere, magari ne risponderà”.

Le dichiarazioni del ministro, tuttavia, non hanno placato le polemiche. Faraone ha criticato l’incoerenza del Governo: “Ieri ci avevate detto che non potevate rispondere perché c’è il segreto di Stato, e oggi spiattellate tutto in Aula. Qui c’è una storia che va raccontata una volta per tutte: chi ha utilizzato Paragon e per quali finalità?”.

Anche Federico Fornaro, deputato del Partito Democratico, ha attaccato duramente l’esecutivo: “Non rispondendo, state alimentando voi i sospetti di un uso improprio e grave di questo strumento. Invece di chiarire in Parlamento, voi secretate: di cosa avete paura?”.

Il Pd accusa: “Governo Meloni campione di scaricabarile”

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha denunciato l’atteggiamento del Governo: “Dopo l’inquietante liberazione di Almasri, Giorgia Meloni continua a fuggire dalle sue responsabilità, ora anche sul caso Paragon. Il Paese merita risposte chiare: chi spiava giornalisti e attivisti e per quale motivo?”.

CitizenLab e Mediterranea rivelano dettagli inquietanti

Secondo l’analisi di CitizenLab, l’attacco a Luca Casarini è iniziato nel febbraio 2024 con tecniche sofisticate di “social engineering” mirate a compromettere i suoi account e quelli delle persone a lui vicine. La Ong Mediterranea ha dichiarato che l’obiettivo era costruire una “catena di sorveglianza” culminata nell’uso di Graphite, uno spyware militare in dotazione esclusiva a enti governativi.

La vicenda si complica ulteriormente con la scoperta che lo spyware è stato utilizzato anche contro Francesco Cancellato, direttore di FanPage. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha dichiarato che le informazioni divulgabili sono già state fornite, alimentando ulteriori dubbi sull’operato del Governo.

I giornalisti reagiscono: “Difendere la libertà di stampa”

Fnsi e Ordine dei giornalisti hanno denunciato una grave violazione dei diritti costituzionali e della libertà di stampa. “Non possiamo attendere oltre. Se il Governo non chiarisce, ci rivolgeremo alla magistratura”, ha dichiarato Carlo Bartoli, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

Il presidente della Fnsi, Vittorio di Trapani, ha sottolineato la gravità della situazione: “Un giornalista è stato spiato con un sistema in uso esclusivamente ad apparati statali. Se è stato lo Stato italiano, serve chiarezza immediata”.

Google versa 326 milioni al Fisco italiano: la Procura di Milano archivia le indagini

Google ha saldato un conto da 326 milioni di euro con il Fisco italiano, portando così alla richiesta di archiviazione delle indagini per evasione fiscale da parte della Procura di Milano. L’inchiesta riguardava la società irlandese Google Ireland Limited, accusata di aver omesso la dichiarazione e il pagamento delle imposte sui redditi prodotti in Italia tra il 2015 e il 2019. La notizia arriva direttamente da una nota firmata dal procuratore Marcello Viola.

La vicenda fiscale e le accuse

Secondo gli accertamenti condotti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, Google avrebbe utilizzato una stabile organizzazione occulta in Italia, costituita da server e infrastrutture tecnologiche, per offrire servizi digitali senza dichiarare i redditi prodotti nel Paese. L’indagine ha evidenziato anche l’omessa presentazione delle dichiarazioni annuali di sostituto d’imposta relative alle ritenute sulle royalties pagate alle società estere del gruppo.

È stato ricostruito l’intero giro d’affari di Google in Italia, in particolare i ricavi derivanti dalla vendita di spazi pubblicitari, sui quali la società non avrebbe versato le imposte dovute.

Precedenti e risoluzione del contenzioso

Non è la prima volta che Google chiude un contenzioso fiscale con l’Italia. Già nel 2017 aveva versato 306 milioni di euro per sanare pendenze tributarie relative ai 15 anni precedenti. In questa occasione, Google Ireland Limited ha optato per un accordo di adesione all’atto di accertamento, definendo così in via tempestiva la sua posizione fiscale e regolarizzando le pendenze con il versamento in un’unica soluzione dei 326 milioni di euro, comprensivi di imposte, sanzioni e interessi.

L’impatto del “modello Milano”

L’inchiesta è stata coordinata dai pm Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi e ha messo in luce un presunto ammontare di evasione fiscale vicino ai 900 milioni di euro. Il “modello Milano”, che combina verifiche fiscali, accertamenti tributari e indagini penali, ha permesso alla Procura di recuperare circa 2 miliardi di euro negli ultimi tre anni, a beneficio delle casse dello Stato.

Con la richiesta di archiviazione delle indagini su Google, si chiude un altro capitolo delle inchieste della Procura di Milano sui giganti del web, un settore sempre più al centro dell’attenzione fiscale in Europa e nel mondo.

ANM: sciopero, il 27 febbraio raduno in Cassazione e assemblea pubblica

ROMA, 19 febbraio – Appuntamento a Roma in piazza Cavour giovedì 27 febbraio in occasione dello sciopero proclamato dai magistrati italiani a difesa della Costituzione. Alle ore 10 previsto un flash mob sulla scalinata della Corte di cassazione. I magistrati indosseranno la toga e la coccarda tricolore e avranno in mano una copia della Costituzione italiana.
Alle 11, appuntamento al Cinema Adriano per un’assemblea pubblica, a cui parteciperanno, oltre ai componenti della Ges Roma e della Ges Cassazione, anche personalità della società civile. Apriranno l’assemblea il presidente dell’Anm Cesare Parodi e il segretario generale Rocco Maruotti. Tra gli ospiti, Gianrico Carofiglio, i magistrati Giuseppe Santalucia ed Enrico Scoditti, la professoressa Tania Groppi, l’avvocato Giuseppe Iannaccone. Il dibattito sarà accompagnato dal live painting dell’illustratore Lorenzo Terranera.

Magistratura onoraria, Delmastro: “Al Senato avanza la riforma, ora la parola passa all’Aula”

“Con l’approvazione in Commissione Giustizia al Senato della riforma della Magistratura Onoraria, facciamo un altro passo decisivo per riconoscere diritti e tutele a questi nobili servitori dello Stato, da troppo tempo relegati a una condizione di incertezza e precarietà.
Dopo oltre 25 anni di attesa, questa riforma assicura stabilizzazione sino all’età pensionabile, tutele previdenziali e assistenziali, malattia, ferie, trattamento di fine rapporto e un inquadramento retributivo adeguato.
Ora la parola passa all’Aula del Senato, chiamata a completare questo percorso di dignità e stabilità. Il Governo Meloni e Fratelli d’Italia continuano a dimostrare con i fatti che gli impegni presi si mantengono.”
È quanto dichiara in una nota Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia.

Giustizia, oggi question time alla Camera. Ma silenzio sul caso Paragon

Uso della custodia cautelare, sovraffollamento e suicidi nelle carceri, Polizia penitenziaria. Sono i temi oggetto delle interrogazioni a risposta immediata alle quali il guardasigilli Carlo Nordio risponderà oggi pomeriggio alla Camera dei deputati.

Il primo quesito, a firma dei deputati Calderone e altri, è relativo all’orientamento del Governo sulle persone in attesa di giudizio sottoposte a misura custodiale. Si chiede, inoltre, di illustrare le iniziative per limitare l’uso di questa misura cautelare per indagati e imputati non ancora giudicati, anche nell’ottica di riduzione della popolazione carceraria.

La seconda interrogazione, a firma dei deputati Benzoni e altri, è sulle iniziative per “ricondurre l’esecuzione della pena a uno standard adeguato per un Paese democratico”, in relazione ai fenomeni suicidari e al sovraffollamento nei penitenziari.

Nel terzo quesito, dei deputati Braga e altri, si chiede se il Ministro, nell’ambito del bilancio del proprio dicastero, sia in grado di assicurare alla Polizia penitenziaria l’uso delle migliori tecnologie per svolgere i compiti di custodia e vigilanza, ma anche di sostegno alla rieducazione dei detenuti.

Quarta e ultima interrogazione, a firma dei deputati Faraone e altri, sulla vicenda relativa a Paragon solutions, sviluppatrice del software “Graphite”. Tuttavia la materia, come evidenziato dal sottosegretario di palazzo Chigi, Alfredo Mantovano, in una lettera indirizzata ieri al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, “è stata ed è oggetto di audizioni presso il Copasir“.

Mantovano ha aggiunto che, al di là di quanto ha riferito il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, durante il question time del 12 febbraio, “ogni altro aspetto delle vicende di cui trattasi deve intendersi classificato e, ai sensi dell’articolo 131, comma 1 del regolamento della Camera, anche se richiamato in futuri atti non potrà formare oggetto di informativa da parte del governo se non nella sede del Copasir“.

Corte costituzionale, Nordio al giuramento dei nuovi giudici

Giurano nelle mani del Presidente della Repubblica e poi il plenum della Corte costituzionale sarà nuovamente ricostituito. Questa mattina Maria Alessandra Sandulli, Roberto Cassinelli, Massimo Luciani e Francesco Saverio Marini, scelti dal Parlamento in seduta comune il 13 febbraio, salgono al Colle e davanti al Capo dello Stato pronunciano la formula di rito che li immetterà nelle loro funzioni di giudici costituzionali.

Partecipano i presidenti del Senato, Ignazio La Russa, e della Camera, Lorenzo Fontana, la presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni,  il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, la Prima Presidente della Cassazione, Margherita Cassano, e il procuratore generale, Luigi Salvato, il vice presidente del Csm, Fabio Pinelli, l’Avvocato generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, il presidente del Cnel, Renato Brunetta, e il presidente della Corte dei conti, Guido Carlino,

I neoeletti giudici provengono dal mondo accademico e delle professioni: Francesco Savero Marini, già ordinario di diritto pubblico presso l’università di Tor Vergata e consigliere giuridico di palazzo Chigi;  Roberto Cassinelli, avvocato cassazionista; Massimo Luciani, professore emerito di diritto pubblico all’università La Sapienza, e Maria Alessandra Sandulli, professoressa ordinaria di diritto amministrativo all’università Roma Tre.

Cassazione: compensi eccessivi, illecito istantaneo

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la richiesta di compensi eccessivi o sproporzionati da parte di un professionista costituisce un illecito istantaneo, che si consuma nel momento stesso in cui la richiesta viene formulata al cliente.

Con la sentenza n. 33554 del 20 dicembre 2024 (pres. Cassano, rel. Bertuzzi), la Suprema Corte ha chiarito che l’atto stesso di avanzare una pretesa economica non dovuta integra la violazione dell’art. 29, comma 4, del Codice Deontologico Forense, configurando una lesione immediata dell’interesse protetto dalla norma.

Questa decisione conferma l’orientamento secondo cui il comportamento scorretto del professionista si perfeziona con la semplice richiesta indebita, senza che sia necessario il successivo pagamento da parte del cliente.

Rimini, carceri al collasso: penalisti in sciopero

RIMINI – Oggi e domani, 19 e 20 febbraio, i penalisti riminesi incrociano le braccia per denunciare le condizioni critiche delle carceri del distretto, con un’astensione dal lavoro proclamata dalla Camera Penale di Rimini in linea con il Coordinamento delle Camere Penali dell’Emilia-Romagna.

Carceri oltre il limite
Il carcere di Rimini ha raggiunto un tasso di sovraffollamento del 123%, una situazione grave ma comunque meno critica rispetto ad altri istituti della regione, come Bologna (175%) e Ravenna (173%). “Pressoché ovunque si riscontrano condizioni di detenzione degradanti, frequenti suicidi e gravi carenze di organico”, denuncia la Camera Penale, sottolineando come l’Amministrazione penitenziaria riesca a garantire servizi essenziali solo grazie all’intervento delle associazioni di volontariato.

Una situazione insostenibile
Le criticità della casa circondariale di Rimini sono note da tempo: ambienti fatiscenti, detenuti con problemi di tossicodipendenza e carenza di agenti di polizia penitenziaria, spesso costretti a svolgere compiti di altre figure professionali. “Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa realtà – affermano i penalisti – che calpesta i principi costituzionali sulla dignità della persona e sulla funzione rieducativa della pena”.

La richiesta di un indulto
Gli avvocati invocano un intervento immediato, chiedendo un provvedimento di indulto mirato, limitato a specifiche tipologie di reati e sottoposto a precise condizioni. “Uno Stato non è debole se concede clemenza – concludono – lo è se permette che la sua Costituzione venga violata”.

Caso Paragon, scontro in Aula: l’opposizione chiede chiarezza

La vicenda del software di sorveglianza Paragon, utilizzato presumibilmente dalle forze di polizia italiane, ha acceso il dibattito parlamentare, con le opposizioni che chiedono trasparenza e spiegazioni al governo. I capigruppo di centrosinistra hanno sollecitato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, affinché venga garantito il diritto all’informazione delle Camere.

Il confronto in Parlamento
I deputati Federico Fornaro (Pd) e Davide Faraone (Iv) hanno insistito sulla necessità di chiarire se il software sia stato impiegato in operazioni di sorveglianza e, in particolare, se abbia riguardato giornalisti o attivisti. Tuttavia, la maggioranza ha smorzato le polemiche, sostenendo che il tema sia già stato affrontato nelle interrogazioni precedenti e che non vi siano nuove informazioni divulgabili. Il deputato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha dichiarato che “il governo decide di parlare quando ritiene opportuno”, minimizzando le richieste di maggiore trasparenza.

Il Copasir ascolta l’AISE
Parallelamente, il Copasir ha convocato Bruno Valensise, direttore dell’AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna), per chiarire il coinvolgimento del servizio segreto nel caso. Secondo quanto trapelato, Valensise ha assicurato che l’uso del software è avvenuto nei limiti della legge e che nessuna attività di sorveglianza ha coinvolto il giornalista Francesco Cancellato (direttore di Fanpage) o l’attivista Luca Casarini, entrambi inizialmente indicati come possibili bersagli del monitoraggio. Tuttavia, le opposizioni restano scettiche e chiedono ulteriori verifiche.

Tensioni politiche e accuse
Il deputato di Azione, Marco Grieco, ha denunciato la mancanza di trasparenza, definendo “gravissimo” il silenzio del governo. Ancora più dura la posizione di Ilaria Cucchi (Avs), che ha accusato la destra di voler insabbiare il caso: “Meloni e la maggioranza non vogliono farci sapere chi ha autorizzato questo spionaggio”.

La vicenda continua a infiammare il dibattito politico, mentre il governo mantiene una posizione di riserbo. Nel frattempo, il Copasir proseguirà le sue verifiche per accertare eventuali violazioni, ma resta l’incertezza su quando e in che modo verranno rese pubbliche nuove informazioni.

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