23 Settembre 2026 - Politica

Canone Rai, si torna a parlare di taglio: il Senato vota oggi, ma la riduzione è condizionata a trovare i fondi altrove

Un emendamento di Forza Italia alla riforma Rai apre alla possibilità di ridurre i 90 euro l'anno pagati in bolletta, ma solo se si individuano forme di finanziamento pubblico equivalenti: l'opposizione parla di "trucco" elettorale

Torna d’attualità l’ipotesi di un taglio al canone Rai, il contributo per il servizio pubblico radiotelevisivo che nel 2026 ammonta a 90 euro annui, addebitati in dieci rate da 9 euro nelle bollette elettriche da gennaio a ottobre.

Un emendamento alla riforma della governance Rai, presentato dai senatori di Forza Italia Claudio Fazzone e Roberto Rosso, e in votazione oggi, 23 settembre, nell’ottava commissione permanente del Senato, prevede la possibilità di una riduzione del canone. La norma, però, è costruita con una condizione stringente: qualunque “variazione al ribasso del canone” dovrà essere accompagnata da “forme di finanziamento pubblico equivalenti” a copertura del mancato gettito per la Rai — che il diritto europeo, con il Media Freedom Act, impone comunque di dotare di risorse adeguate a garantirne l’indipendenza editoriale.

Il precedente politico non è casuale: gli stessi due relatori, a luglio, avevano soppresso una norma che consentiva al governo di tagliare il canone del 5% per via amministrativa, con Rosso che allora motivava la scelta parlando di necessità di “stabilizzare il finanziamento pubblico” per dare certezza di risorse alla Rai. Il dietrofront arriva nello stesso periodo in cui l’esecutivo valuta la sospensione del bollo auto per le vetture di media cilindrata e per i motocicli — un’altra misura di alleggerimento fiscale che si inserisce nel più ampio negoziato sulla manovra di bilancio 2027.

Le opposizioni, secondo le prime reazioni, leggono l’iniziativa come “una precisa mossa politica in vista del prossimo appuntamento elettorale, parlando apertamente di “trucco”: un taglio annunciato ma subordinato a una copertura finanziaria ancora da trovare, che potrebbe quindi non concretizzarsi mai nei fatti.

Per i contribuenti, in ogni caso, per il 2026 nulla cambia: il canone resta fissato a 90 euro. Un’eventuale riduzione richiederebbe comunque il via libera definitivo del Parlamento, i decreti attuativi conseguenti, e — soprattutto — l’individuazione concreta delle risorse sostitutive, passaggio che allo stato resta il vero nodo irrisolto della proposta.

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