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Elezioni COA: stretta sulla rielezione, apertura sulle preferenze di genere

Due importanti decisioni delle Sezioni Unite della Cassazione chiariscono le regole per le elezioni dei Consigli degli Ordini Forensi (COA) e dei Consigli Distrettuali di Disciplina (CDD).

Terzo mandato consecutivo

La Cassazione ha stabilito che il divieto di terzo mandato consecutivo per i membri del COA vale anche in caso di dimissioni volontarie. In altre parole, se un avvocato si dimette prima della fine del suo mandato, il tempo trascorso in carica comunque conta ai fini del divieto di ricandidarsi. Inoltre, la mancata partecipazione a un mandato infrabiennale (meno di due anni) non interrompe la consecutività dei mandati.

Preferenze di genere

Per quanto riguarda l’elezione del CDD, la Cassazione ha stabilito che il limite dei 2/3 delle preferenze per i candidati dello stesso genere può essere superato se necessario per garantire una adeguata rappresentanza di entrambi i generi. In particolare, le preferenze per i due generi non possono comunque superare il totale degli eleggibili dal singolo COA e devono rispettare il limite interno dei due terzi all’interno di ogni genere. La rappresentanza di genere va assicurata a livello distrettuale e non di singolo Ordine circondariale.

Termine per impugnare

La Cassazione ha infine chiarito che il termine per impugnare i risultati delle elezioni del CDD non decorre dalla dichiarazione dei risultati, ma dalla proclamazione degli eletti, che costituisce l’atto conclusivo del procedimento elettorale.


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Bonus Pnrr per i magistrati per ridurre l’arretrato

Il governo italiano corre ai ripari per affrontare le gravi carenze di organico della giustizia e accelerare lo smaltimento dell’arretrato del processo civile. Un obiettivo chiave del Recovery Fund europeo da cui dipende l’erogazione di ingenti fondi all’Italia.

Tra gli emendamenti al decreto Pnrr al vaglio della Camera, uno è dedicato alla “giustizia-lumaca”. La norma prevede “applicazioni straordinarie di magistrati per il raggiungimento degli obiettivi Pnrr”.

In pratica, il decreto introduce una “task-force” di giudici che saranno ricollocati, su indicazione del Consiglio superiore della magistratura (Csm), nei tribunali dove si registrano i più gravi ritardi nello smaltimento dei processi. Saranno al massimo sessanta i giudici trasferiti. Il team sarà scelto dal Csm verificando prima le scoperture di organico dei tribunali di provenienza, che non potranno essere superiori al 20%.

A muoversi saranno i magistrati degli uffici “in cui il numero e il tempo medio prevedibile di definizione dei procedimenti civili rilevanti ai fini del Pnrr sono inferiori ai rispettivi valori medi nazionali”. Ovvero, solo chi ha dimostrato di saper procedere spediti lungo i binari tracciati dalla roadmap europea.

Per incentivare i magistrati che dovranno spostarsi nelle sedi più “disagiate”, dove le montagne di fascicoli affastellati sono più alte, saranno previsti incentivi.

Anzitutto, scatti di anzianità più veloci. “Il magistrato applicato” – prosegue il decreto – “avrà accesso a un punteggio di anzianità aggiuntivo pari a 0,10 per ogni otto settimane di effettivo esercizio di funzioni”. E a un’indennità extra pari “allo stipendio tabellare di un magistrato ordinario con tre anni di anzianità”.

È una soluzione temporanea, certo. Anche perché la “task force” Pnrr sarà composta da giudici che dovranno lasciare parzialmente scoperti i tribunali dove operano oggi. E infatti è solo un tassello di un puzzle più ampio.

Gli arretrati del processo civile sono la vera “mission impossible” del governo Meloni alle prese con le scadenze del Recovery europeo. L’obiettivo iniziale di ridurre del 90 per cento entro giugno 2026 l’arretrato si è dimostrato, nei fatti, irraggiungibile. Per questo Palazzo Chigi, d’intesa con il ministero guidato da Carlo Nordio, ha cercato una mediazione con la Commissione europea a fine anno. Strappando ai negoziatori di Bruxelles una rimodulazione dei target ritenuti oggi più alla portata grazie a un nuovo step intermedio: la riduzione, entro la fine del 2024, del 65 per cento dell’arretrato civile in Tribunale e del 55 per cento nelle Corti di Appello.

Nel frattempo, si prova in ogni modo a spingere sull’acceleratore. Come? Ad esempio con il sistema di incentivi e sanzioni introdotto con la riforma della magistratura ordinaria approvata dal Parlamento in attuazione di una delega della legge Cartabia. Con la previsione, ogni 4 anni, di una “pagella” da parte del Csm per decidere gli avanzamenti di carriera delle toghe.

Il ritardo nello smaltimento dei processi è uno dei parametri chiave per il giudizio di merito di Palazzo dei Marescialli. E ancora, nell’ottica di coprire le carenze di organico, la previsione di uno stage ridotto – da diciotto a dodici mesi – per gli ottocento giovani magistrati che passeranno quest’anno il concorso, in modo da spedirli subito nei tribunali.


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Cassazione: il relatore può confermare la definizione accelerata

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9611 del 10 aprile 2024, hanno stabilito che il presidente della sezione o il consigliere delegato, che ha formulato la proposta di definizione accelerata di un ricorso, può far parte del collegio che decide sul ricorso stesso, anche se il ricorrente ha chiesto la discussione in camera di consiglio.

La pronuncia chiarisce un dubbio interpretativo sorto a seguito della riforma del processo civile, che ha introdotto il procedimento accelerato per la definizione dei ricorsi inammissibili, improcedibili o manifestamente infondati.

Secondo le Sezioni Unite, la funzione di “filtro” svolta da questo procedimento non comporta l’incompatibilità del relatore che ha formulato la proposta di definizione accelerata con la partecipazione al collegio che decide sul ricorso. La proposta, infatti, non ha carattere vincolante e il collegio è libero di disattenderla, motivando adeguatamente la sua decisione.


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Iscrizione albo avvocati cassazionisti, bando 2024

Corte di cassazione

Iscrizione albo avvocati cassazionisti, bando 2024

Con provvedimento del Dipartimento degli Affari di giustizia-Direzione generale degli affari interni è stata indetta la sessione d’esame 2024 per l’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio davanti alla Corte di cassazione e alle altre giurisdizioni superiori.

Il bando è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale – 4a serie speciale ‘Concorsi ed esami’ – n. 29 del 9 aprile 2024.

Il termine di presentazione delle domande di ammissione scade il 7 giugno 2024, seguendo anche le istruzioni per il pagamento tramite la piattaforma PagoPA allegate al decreto.

Con successivo decreto ministeriale sarà nominata la commissione esaminatrice.

Tutti i dettagli al seguente indirizzo del sito Ministero della Giustizia: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_8_1.page?contentId=SDC467219


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UOFL: sostegno all’istituzione del Garante regionale per le vittime di reato

Toscana, aiuto dalla Regione per smaltire gli arretrati in Procura

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UOFL: sostegno all’istituzione del Garante regionale per le vittime di reato

Nella seduta dello scorso 8 aprile, l’Unione degli Ordini Forensi del Lazio, con delibera a firma del Referente della Commissione Enti Locali, l’Avv. Stefano Armati, e del Presidente dell’Unione, l’Avv. David Bacecci, ha cristallizzato il motivato sostegno dell’Avvocatura laziale a favore della proposta di Legge Regionale n. 122 dell’11.12.2023, volta a istituire il Garante Regionale per la tutela delle vittime di reato.

L’atto allo studio del parlamentino del Lazio mira a istituire un Garante che si occupi di fornire supporto alle vittime di specifici reati, così come definiti nella legislazione vigente. L’UOFL ha ritenuto che le funzioni proposte per il nuovo Ufficio siano in linea con i valori fondamentali dell’Avvocatura e la sua funzione sociale, tanto da ribadire nel deliberato l’impegno dell’Unione nell’interlocuzione con la Regione Lazio. In particolare si sottolinea come l’istituenda figura del Garante possa costituire un reale punto di riferimento, in particolare per quei soggetti che sono più vulnerabili economicamente e socialmente, con ciò contribuendo a rinsaldare il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.

Inoltre, si è evidenziato che il Garante avrebbe il compito di monitorare e controllare costantemente le attività, segnalando eventuali comportamenti omissivi che potrebbero ostacolare il raggiungimento degli obiettivi della proposta di legge. Sarebbe altresì responsabile di segnalare alle autorità competenti eventuali violazioni dei diritti umani e della dignità delle persone.

Per garantire un’efficace risposta alle vittime di reato, si è sottolineata l’importanza di una adeguata organizzazione dell’Ufficio, inclusa la previsione di risorse economiche che consentano lo scopo. Essenziale, infine, il coordinamento tra nuovo Garante e il Mediatore penale, nell’ambito del sistema di giustizia riparativa.

L’UOFL ha anche conclusivamente ricordato la disponibilità a collaborare con la Regione Lazio e gli altri Enti Locali per promuovere i principi di legalità e rispetto dei diritti fondamentali, che sono al centro dell’attività forense.


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Toscana, aiuto dalla Regione per smaltire gli arretrati in Procura

Modifica dell’imputazione da parte del Pubblico Ministero

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Toscana, aiuto dalla Regione per smaltire gli arretrati in Procura

La Regione Toscana ha firmato un protocollo d’intesa con la Procura Generale per inviare personale in supporto agli uffici giudiziari.

L’obiettivo è quello di smaltire gli arretrati e di contribuire a una giustizia più veloce ed efficace. In particolare, il focus sarà sul recupero delle pene pecuniarie e sull’evasione fiscale, due aree di grande importanza.

Attualmente sono 19 i dipendenti regionali che lavorano in Procura, ma il numero è destinato a raddoppiare, arrivando a 39. Questo sarà un aiuto prezioso per i magistrati e per il personale amministrativo, che potranno concentrarsi sulle loro attività core con maggiore efficienza.

L’intesa è stata siglata ieri dal Procuratore facente funzione di Prato, Laura Canovai, e dalla Regione Toscana. La collaborazione tra le due istituzioni è già consolidata e ha dato buoni risultati in passato.

Il protocollo avrà una durata di due anni, fino al 30 settembre 2025. Si tratta di un periodo importante per la giustizia a Prato, durante il quale si potranno mettere in atto azioni concrete per ridurre i tempi dei processi e migliorare la qualità del servizio.


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Modifica dell’imputazione da parte del Pubblico Ministero

La Corte di Cassazione ha stabilito che il Pubblico Ministero può modificare l’imputazione in udienza attraverso la contestazione di una circostanza aggravante che rende il reato procedibile d’ufficio.

Cosa significa?

In alcuni casi, un reato può essere procedibile a querela della persona offesa, ovvero solo se la persona offesa presenta una denuncia. Se, nel corso del processo, il Pubblico Ministero scopre una circostanza aggravante che rende il reato procedibile d’ufficio, può modificare l’imputazione, contestando la nuova aggravante.

Nella sua sentenza, la Corte di Cassazione ha precisato che il potere del Pubblico Ministero di modificare l’imputazione è un potere “cogente e immanente” nel nostro sistema processuale. In altre parole, questo potere è fondamentale per il corretto svolgimento del processo e non può essere limitato.

(Sentenza n. 14700 del 7 dicembre 2023-10 aprile 2024)


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Difendersi dalle truffe telefoniche fatte con l’AI

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Addetto all’Ufficio per il processo: ecco il nuovo bando di concorso

Il Ministero della Giustizia, con l’avviso del 5 aprile 2024, ha comunicato la pubblicazione del bando di concorso per il reclutamento a tempo determinato di 3.946 unità di personale non dirigenziale dell’Area funzionari, con il profilo di Addetto all’Ufficio per il processo.

La domanda di ammissione al concorso deve essere presentata entro le ore 23.59 del 26 aprile 2024, esclusivamente per via telematica, autenticandosi con SPID/CIE/CNE/eIDAS, compilando il format di candidatura sul Portale “inPA”, disponibile all’indirizzo internet https://www.inpa.gov.it/ previa registrazione sullo stesso Portale.


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DDL Intelligenza Artificiale: verso una giustizia più efficiente e trasparente?

Il disegno di legge di iniziativa governativa sull’intelligenza artificiale (IA) muove i primi passi in Italia, introducendo anche norme specifiche per l’utilizzo di questa tecnologia nell’ambito giudiziario. L’obiettivo è duplice: da un lato, ottimizzare e semplificare il lavoro dei magistrati, dall’altro, garantire massima trasparenza e rigore nel processo decisionale. La governance dell’intelligenza artificiale è divisa tra Agid e Acn, designate autorità nazionale come previsto dall’AI Act. Vi è anche la proposta di istituire una Fondazione per la ricerca, la sperimentazione, lo sviluppo e l’adozione di sistemi di intelligenza artificiale, che si occupi di formazione, studio e politiche “finalizzate a contrastare gli effetti della perdita di posti di lavoro”.  A vigilare sarà Palazzo Chigi, componente della fondazione con i ministeri dell’Economia e delle finanze e dell’Università e della ricerca. Nella bozza di legge – di cui Servicematica ha avuto in anteprima la minuta, tra i punti notevoli d’interesse, i progetti di AI che garantiscono sconti fiscali per i professionisti che rientrano in Italia e bollini anti-deepfake all’aggravante per AI.

Come verrà impiegata l’IA?

La bozza del DDL delinea alcuni ambiti chiave in cui l’intelligenza artificiale potrà supportare l’attività giudiziaria:

  • Organizzazione e semplificazione del lavoro giudiziario: l’IA potrà automatizzare compiti ripetitivi, come la gestione delle agende, la ricerca di precedenti giurisprudenziali, alleggerendo il carico di lavoro dei magistrati e consentendo loro di concentrarsi sulle questioni più complesse.
  • Ricerca giurisprudenziale e dottrinale: l’IA potrà facilitare l’analisi di un vastissimo corpus di informazioni giuridiche, aiutando i magistrati a individuare rapidamente i precedenti più rilevanti per il caso in esame e a rimanere aggiornati sugli orientamenti giurisprudenziali più recenti.
  • Predisposizione di bozze di provvedimenti: l’IA potrà generare bozze di sentenze e decreti basate sui fatti e sulle norme giuridiche pertinenti, fornendo ai magistrati un utile punto di partenza per la stesura del provvedimento finale.

Il ruolo centrale del magistrato

Nonostante l’introduzione dell’IA, il ruolo centrale del magistrato rimane indiscusso. Spetta infatti sempre al giudice l’ultima parola sull’interpretazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sull’adozione di qualsiasi provvedimento. L’intelligenza artificiale si configura, dunque, come uno strumento di supporto al lavoro del magistrato, non come un sostituto.

Garanzia di trasparenza e controllo

Il DDL pone particolare attenzione all’imparzialità e alla trasparenza dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati in ambito giudiziario. Sono previsti meccanismi di controllo per garantire che tali sistemi non discriminino le parti in causa e che le loro decisioni siano sempre riconducibili a criteri oggettivi e verificabili.

Un passo avanti verso una giustizia più efficiente e moderna

L’introduzione dell’intelligenza artificiale nel sistema giudiziario italiano rappresenta un passo avanti significativo verso una giustizia più efficiente, trasparente e moderna. L’utilizzo di questa tecnologia, pur con le dovute cautele, può contribuire a ridurre i tempi dei processi, migliorare la qualità delle decisioni e garantire un accesso più equo alla giustizia per tutti i cittadini.

Rimangono tuttavia alcuni interrogativi aperti: come si garantirà la sicurezza e la protezione dei dati sensibili? Come si potranno prevenire eventuali distorsioni algoritmiche? Sarà necessario un impegno costante da parte di tutti gli attori coinvolti per garantire che l’intelligenza artificiale sia utilizzata in modo responsabile ed etico nell’ambito giudiziario.

L’approvazione del DDL rappresenta solo l’inizio di un percorso complesso e articolato. Il vero banco di prova sarà la sua implementazione concreta, che dovrà avvenire con gradualità e attenzione, garantendo sempre il rispetto dei principi fondamentali dello Stato di diritto.


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In un decreto legislativo, attuativo della delega fiscale, all’esame del Consiglio dei Ministri di oggi 9 aprile importanti novità per la tassazione degli atti giudiziari.

L’Agenzia delle Entrate registrerà i provvedimenti giudiziari a prescindere dal pagamento dell’imposta con escussione preventiva della parte condannata al pagamento delle spese in sentenza o del debitore in caso di decreto ingiuntivo divenuto esecutivo.


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