Cassazione: il chirurgo risponde del mancato monitoraggio post-operatorio

La Cassazione ha stabilito che la responsabilità del capo dell’équipe chirurgica si estende anche al periodo post-operatorio, non limitandosi solo all’atto chirurgico. Con la sentenza n. 13375/2024, i giudici hanno respinto il ricorso di un ginecologo accusato di omicidio colposo per la morte di una puerpera, deceduta presso un ospedale di Salerno a causa di un’emorragia da atonia uterina.

I magistrati di merito avevano accusato il medico di non aver monitorato adeguatamente le condizioni cliniche della paziente, come la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e i livelli di emoglobina, fattori cruciali per la tempestiva diagnosi dell’emorragia post-partum. Questo difetto di vigilanza, secondo i giudici, ha contribuito alla tragica evoluzione della patologia.

La difesa del ginecologo aveva sostenuto che, una volta completato il monitoraggio post-operatorio e affidata la paziente al ginecologo di turno, il medico non potesse essere ritenuto responsabile per eventuali omissioni nella cura successiva. Tuttavia, la Cassazione ha rigettato questa tesi, ribadendo l’obbligo di sorveglianza del chirurgo anche nella fase post-operatoria.

I giudici hanno citato precedenti orientamenti giurisprudenziali che stabiliscono come il chirurgo debba garantire il benessere del paziente anche dopo l’intervento, poiché il monitoraggio post-operatorio è fondamentale per rilevare tempestivamente eventuali complicazioni, come le emorragie, che rappresentano una delle principali cause di morte materna. La Corte ha sottolineato che un controllo attento in questa fase può fare la differenza tra la vita e la morte.


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Caso Segre-Seymandi: il Garante della Privacy assolve il banchiere

Il Garante della Privacy ha dichiarato che Massimo Segre non può essere ritenuto responsabile per la diffusione del video in cui, durante una festa sulla collina torinese il 27 luglio 2023, ha pubblicamente lasciato l’imprenditrice Cristina Seymandi. La notizia è stata riportata da La Stampa, che ricorda come l’autorità avesse aperto un’istruttoria sul filmato.

Secondo il Garante, Segre ha incaricato un investigatore privato di registrare il suo discorso in occasione dell’evento, con l’intenzione di utilizzare il materiale come prova in un potenziale contenzioso legale con la Seymandi. Tuttavia, Segre non ha mai autorizzato la diffusione del video né il suo utilizzo per scopi diversi da quelli processuali per cui era stato commissionato.

Dall’istruttoria è emerso che non ci sono prove di una violazione della liceità e correttezza del trattamento dei dati. Segre ha dichiarato di non aver diffuso il video né direttamente né tramite terzi. Inoltre, durante il procedimento non sono stati trovati elementi che potessero collegare Segre o i professionisti coinvolti alla diffusione del filmato, e non ci sono state iniziative da parte di Seymandi che potessero far presumere una responsabilità da parte sua.

Il caso, che ha tenuto banco nella cronaca torinese e nazionale, era esploso nell’agosto 2023 durante una festa di compleanno. Davanti a un pubblico di invitati, Massimo Segre ha accusato Seymandi di tradimenti con diversi uomini, annunciando la fine della loro relazione e la sua intenzione di “dare a lei la libertà di amare chi vuole”. Seymandi, definendo la situazione una “pagliacciata”, aveva promesso di intraprendere azioni legali per tutelarsi.


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Nuove regole per il processo telematico: da oggi il via

A partire da oggi, lunedì 30 settembre, entra in vigore il nuovo processo telematico, un passo fondamentale verso la digitalizzazione della giustizia in Italia. Le nuove specifiche tecniche per i procedimenti civili e penali mirano a rendere le procedure più efficienti e veloci, semplificando notevolmente il lavoro di avvocati e cancellieri.

Tra le principali novità, spicca l’accettazione automatica dei depositi online. Questo significa che i documenti saranno accettati direttamente dai portali del Ministero della Giustizia, con l’intervento del cancelliere previsto solo in caso di errori bloccanti. Inoltre, il numero di file che possono essere depositati è stato ampliato, inclusi i documenti relativi alle notizie di reato.

Un’altra importante innovazione riguarda le dimensioni della busta telematica: da oggi, il limite passa da 30 a 60 megabyte, consentendo una maggiore flessibilità nel caricamento dei documenti. Anche l’introduzione di file audio e video è stata semplificata, poiché ora possono essere prodotti in giudizio senza necessità di autorizzazione da parte del giudice, aumentando così la varietà di prove che possono essere presentate.

Il Ministero della Giustizia ha anche fornito istruzioni dettagliate per il deposito 2.0 degli atti civili e penali, garantendo che gli operatori del settore siano ben informati e preparati ad affrontare queste nuove procedure.

Con queste misure, si prevede che il processo telematico non solo snellisca le operazioni burocratiche, ma contribuisca anche a un sistema giuridico più moderno e accessibile, in grado di rispondere alle esigenze di un’era digitale.


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Smart contract: la rivoluzione nei risarcimenti e nelle penali

Bankitalia ha pubblicato uno studio sugli smart contract, una tecnologia in evoluzione basata su algoritmi informatici archiviati nella blockchain. Questi contratti intelligenti automatizzano pagamenti e penali, attivando risarcimenti o sanzioni in automatico al verificarsi di determinate condizioni contrattuali, senza necessità di ricorrere ai tribunali.

Gli smart contract trovano applicazione nei settori bancario, finanziario, assicurativo e immobiliare, semplificando notevolmente le operazioni e riducendo i costi di intermediazione. Ad esempio, in caso di mancato rispetto di una clausola, le penali possono essere irrogate automaticamente, garantendo una maggiore efficienza e trasparenza.

Un aspetto fondamentale è l’immutabilità della blockchain, che garantisce che le condizioni previste dal contratto non possano essere modificate una volta inserite, aumentando la sicurezza e riducendo i rischi di frode. Tuttavia, la normativa italiana non ha ancora pienamente integrato questa tecnologia, e ci sono ancora molte incertezze legali riguardo alla sua applicazione.

Lo studio di Bankitalia segnala anche che, sebbene la tecnologia offra numerosi vantaggi, è necessario un quadro regolamentare più solido per favorirne la diffusione in Italia e garantire una corretta tutela legale per tutte le parti coinvolte.


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Equo compenso: accordi tra notariato e banche per le surroghe

A poco più di un anno dall’entrata in vigore della legge sull’equo compenso, il Consiglio Nazionale del Notariato (CNN) ha siglato accordi innovativi con quattro istituti bancari per facilitare le surroghe dei mutui. Le banche coinvolte nell’accordo includono Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Sondrio, Cassa Rurale di Ledro e Credito Cooperativo Valdarno Fiorentino.

Questa convenzione, che avrà una durata di un anno e sarà rinnovabile, entrerà in vigore nei primi giorni di ottobre 2024. L’obiettivo principale è quello di stabilire una prassi comune per la portabilità dei mutui su tutto il territorio nazionale, mirando a contenere i costi e i tempi delle procedure. In particolare, la misura intende tutelare i cittadini e le famiglie che hanno contratto mutui per l’acquisto della prima casa, garantendo al contempo un compenso equo e proporzionato al lavoro svolto dai notai.

In aggiunta a questi accordi, il CNN sta attualmente dialogando con altri istituti di credito per espandere ulteriormente l’iniziativa, ponendo l’accento sulla qualità e sull’importanza del servizio notarile nella gestione delle surroghe.


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Sostenibilità: obbligo di rendicontazione anche per le cooperative

Le società cooperative costituite come S.p.A. o S.r.l. dovranno rispettare gli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità, come stabilito dal decreto legislativo n. 125/2024. Sebbene le cooperative non siano menzionate esplicitamente nel testo, l’Alleanza Cooperative Italiane—un coordinamento di AGCI, CONFCOOPERATIVE e LEGACOOP—sottolinea che le disposizioni della nuova normativa si applicano anche a queste forme societarie.

Entrata in vigore il 26 settembre 2024, la normativa recepisce la Direttiva 2022/2464/UE (Direttiva CSRD) e si rivolge principalmente alle grandi imprese, imponendo loro di fornire informazioni dettagliate riguardo all’impatto ambientale, sociale e di governance (ESG) delle loro attività. Secondo l’Alleanza, le cooperative dovranno adeguarsi a tali requisiti in conformità all’articolo 2519 del Codice civile, che equipara le cooperative alle società di capitali in termini di disciplina di bilancio e revisione legale dei conti.

Il chiarimento dell’Alleanza è emerso in seguito all’interpretazione contenuta nella Relazione governativa al decreto, che ha dissipato i dubbi sollevati durante l’esame del provvedimento. L’esclusione delle cooperative dal circuito informativo sulla sostenibilità sarebbe stata paradossale, considerata la loro struttura democratica e la funzione sociale riconosciuta dalla Costituzione. Inoltre, in molti settori, le cooperative hanno già svolto un ruolo pionieristico nelle politiche di transizione ecologica.


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Sanzioni privacy: l’avvocato generale dell’UE contesta i calcoli sul fatturato

Le sanzioni per le violazioni della privacy, calcolate sul fatturato aziendale, sono considerate eccessive. Secondo l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione Europea, le imprese appartenenti a un gruppo devono tener conto del fatturato globale solo se la violazione della privacy deriva da una strategia comune. Questa interpretazione dell’articolo 83 del GDPR è stata presentata il 12 settembre 2024 nella causa C-383/23. L’articolo in questione stabilisce gli importi massimi delle sanzioni amministrative pecuniarie, sollevando interrogativi sull’equità delle attuali pratiche di sanzionamento.


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IA e magistratura, Galoppi (MI): intelligenza artificiale supporto e non sostituto

In un’epoca segnata dalla rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, la magistratura italiana si trova di fronte a sfide e opportunità senza precedenti. Claudio Galoppi, segretario nazionale di Magistratura Indipendente, in un’intervista a Giulia Melo per Il Domani, sottolinea l’importanza di preservare l’autorevolezza del lavoro giudiziario in un contesto di riforme e innovazioni tecnologiche.

IA: risorsa o rischio?

Durante il convegno nazionale promosso da MI e dedicato all’intelligenza artificiale, Galoppi ha descritto questa rivoluzione culturale come un tema di rilevanza per tutti i cittadini, in particolare per coloro che svolgono professioni intellettuali. L’IA, afferma, può rappresentare una risorsa fondamentale per rendere il servizio giustizia più accessibile e efficiente, ma porta con sé anche potenziali pericoli.

«Dobbiamo lavorare per rafforzare ciò che differenzia l’uomo dalle macchine», ha detto Galoppi, evidenziando la necessità di sviluppare un pensiero critico e di mantenere la centralità delle relazioni umane nel processo decisionale.

Il ruolo del giudice e l’IA

L’applicazione dell’IA nel lavoro dei magistrati deve avvenire con cautela. «L’attività di giudicare deve rimanere unica e originale, caratterizzata dalla centralità dell’uomo», afferma Galoppi. L’IA deve fungere da supporto, non da sostituto. «La decisione non può mai essere demandata a un algoritmo», sottolinea, richiamando l’importanza di una collaborazione in cui il giudice resta il decisore finale.

Criticità nel processo penale telematico

Nonostante le promesse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) per modernizzare la giustizia, Galoppi riconosce che i risultati, in particolare nel settore penale, sono ancora insufficienti. «È chiaro che nessuna innovazione tecnologica potrà essere efficace senza investimenti strutturali adeguati», avverte, evidenziando l’importanza della formazione e dell’assistenza continua per gli operatori.

Riforme e separazione delle carriere

Galoppi esprime una posizione di apertura al dialogo riguardo alle riforme in atto, come la separazione delle carriere, pur rimanendo scettico sull’efficacia di tali misure nel migliorare la giustizia. «Non porterà vantaggi in termini di efficienza e garanzie per i cittadini», sostiene, richiamando l’attenzione su un confronto costruttivo con il governo.

Sulle riforme del CSM e il caso Natoli

Il dibattito sul sorteggio dei consiglieri togati e la recente controversia riguardante la componente laica Rosanna Natoli hanno sollevato interrogativi sull’autorevolezza del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Galoppi avverte che le riforme non devono essere qualunquiste e che è necessario premiare il merito nelle designazioni.

La pressione mediatica e politica sui magistrati

Infine, Galoppi ribadisce che i magistrati devono concentrarsi sul loro lavoro, lontano dalle pressioni esterne. «L’importante è il rigore professionale e l’assenza di pregiudizio», afferma, sottolineando l’importanza di mantenere l’integrità e la professionalità nella magistratura.


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Addio a Gianfranco Amenta, avvocato galantuomo

Il mondo universitario, giuridico, forense e lionistico perde un pilastro: si è spento a 76 anni Gianfranco Amenta, avvocato e professore di Diritto privato all’Università di Palermo. Figura di spicco anche nel Lions Club, Amenta è stato governatore nell’anno sociale 2013-2014 e ha ricoperto diversi incarichi multi-distrettuali per gli affari legali, ottenendo il prestigioso riconoscimento di Good Will Ambassador.

Gianfranco Amenta si laureò in Giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode nel 1971, discutendo una tesi sul contratto preliminare. Iniziò la sua carriera accademica da giovanissimo, sotto la guida del professore Salvatore Orlando Cascio, figura eminente della Giurisprudenza e padre dell’ex sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Dopo aver superato il concorso per professore universitario, Amenta iniziò a insegnare Diritto delle Comunità Europee e, successivamente, Diritto dell’Unione Europea, materie in cui era appassionato e profondo conoscitore.

Per oltre vent’anni, Amenta ha tenuto la cattedra di Istituzioni di Diritto privato presso la facoltà di Giurisprudenza, contribuendo a formare una generazione di giuristi oggi attivi nelle più prestigiose università italiane. Fu tra i fondatori del dottorato di ricerca in Diritto comparato e, successivamente, del dottorato in Fondamenti del Diritto europeo e metodologia comparatistica.

Parallelamente alla carriera accademica, Gianfranco Amenta non ha mai abbandonato l’attività forense, distinguendosi come avvocato cassazionista e ricoprendo anche il ruolo di vicepresidente regionale della commissione tributaria e dell’associazione dei magistrati tributari. La sua integrità professionale e la sua passione per il diritto hanno lasciato un’impronta indelebile nel mondo forense.


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Aggrediti e stalkerizzati: la crisi di prestigio degli avvocati

Dopo gli ultimi casi cronaca in tutta Italia, protagonisti avvocati aggrediti o stalkerizzati dai clienti o dalle controparti, s’impone un profondo ripensamento, non solo nei rapporti con il pubblico ma anche all’interno della categoria stessa. Negli ultimi anni, la figura dell’avvocato ha perso parte del prestigio che un tempo la caratterizzava. Un fenomeno complesso, frutto di molteplici fattori che hanno contribuito a erodere l’immagine pubblica di una professione storicamente associata a ideali di giustizia e difesa dei diritti civili. Analizziamo le cause principali di questa crisi di prestigio sociale.

Un mercato saturo e la competizione al ribasso

Il numero degli avvocati è cresciuto a dismisura, creando una competizione esasperata e abbassando, in molti casi, la qualità del servizio offerto. Questa saturazione ha reso la professione meno esclusiva e ha spinto molti professionisti ad accettare incarichi mal pagati, minando ulteriormente l’immagine dell’avvocato come figura di prestigio.

Una percezione negativa alimentata dai media

Gli avvocati sono spesso rappresentati come astuti manipolatori delle leggi, più interessati a vincere le cause che a cercare la verità o promuovere la giustizia. Scandali legati a corruzione, conflitti di interesse e pratiche discutibili hanno peggiorato ulteriormente la percezione pubblica, contribuendo a una perdita di fiducia verso la categoria.

La lentezza del sistema giudiziario e l’eccessiva burocrazia

La lentezza e la complessità del sistema giudiziario italiano non aiutano. Molti cittadini associano questi problemi anche agli avvocati, ritenuti corresponsabili delle lungaggini burocratiche e dei ritardi nei procedimenti legali. Questa inefficienza percepita incide negativamente sull’immagine dell’intera professione.

Condizioni di lavoro precarie e compensi ridotti

Con la liberalizzazione delle tariffe e l’abbassamento dei compensi, soprattutto per i giovani professionisti, la figura dell’avvocato appare oggi meno remunerativa e meno sicura rispetto al passato. Questo trend ha conseguenze significative sul prestigio della professione, che perde l’aura di esclusività e successo economico.

La minaccia della tecnologia e dell’automazione

L’introduzione di nuove tecnologie e l’uso crescente di intelligenza artificiale stanno trasformando il mondo legale. Compiti tradizionalmente affidati agli avvocati, come la stesura di contratti o la ricerca giurisprudenziale, possono oggi essere svolti da software avanzati, riducendo la percezione della necessità di un professionista in carne e ossa.

La perdita del ruolo morale nella società

Un tempo considerati come paladini della giustizia e della difesa dei diritti, gli avvocati sono oggi visti spesso come figure orientate al profitto piuttosto che all’etica. Questo cambiamento di percezione ha indebolito il loro ruolo come guide morali nella società.

La spettacolarizzazione dei processi legali

La spettacolarizzazione mediatica dei processi, che spesso finiscono sotto i riflettori di televisioni e social media, ha contribuito a distorcere l’immagine dell’avvocato, più simile a un attore di un reality show che a un serio professionista al servizio della giustizia.


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