L’Organismo Congressuale Forense (OCF) ha espresso il proprio «pieno e convinto sostegno» all’iniziativa denominata “Indulto Responsabile”, un provvedimento di clemenza che, a differenza di un indulto secco, prevederebbe una fase preparatoria al ritorno in libertà con percorsi di assistenza, formazione e accompagnamento post-penitenziario, costruiti con il coinvolgimento delle istituzioni competenti e delle realtà territoriali. Lo rende noto un comunicato pubblicato il 27 ottobre 2026 sul sito dell’organismo che riunisce i rappresentanti dell’avvocatura italiana.
L’iniziativa, osserva l’OCF, è sostenuta anche da Associazione Nazionale Magistrati, Unione delle Camere Penali Italiane e Conferenza Episcopale Italiana, un fronte che l’organismo forense descrive come segno di pragmatismo istituzionale di fronte a quella che definisce «una delle piaghe più dolorose e drammatiche del nostro sistema giustizia»: il sovraffollamento delle carceri italiane, ormai oltre «i livelli di guardia». Nel comunicato l’OCF collega la situazione a una «costante e sistematica violazione dei diritti umani fondamentali» e del principio dell’articolo 27 della Costituzione, che impone alla pena finalità rieducativa e vieta trattamenti contrari al senso di umanità, richiamando anche l’allarmante numero di suicidi e decessi tra i detenuti e le difficili condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria.
Per questo l’organismo forense ribadisce la necessità di «adottare qualsiasi misura deflattiva» utile a un rientro rapido dall’emergenza, indicando l’indulto responsabile come «proposta matura e non più procrastinabile» tra il ventaglio di interventi urgenti che il decisore politico dovrebbe considerare. L’OCF precisa che la misura, per essere davvero efficace, non può restare isolata: va accompagnata da un aumento delle risorse umane e finanziarie degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna (UEPE) e dei servizi sociali territoriali, che gestiranno in concreto i percorsi di accompagnamento dei beneficiari. Il comunicato chiarisce inoltre che «non bastano misure iuris tantum» di carattere temporaneo: servono interventi strutturali capaci di impedire che l’emergenza da sovraffollamento si ripresenti in futuro, un punto su cui l’avvocatura organizzata promette di continuare a vigilare «a tutela dei diritti di tutti i cittadini, liberi e ristretti».
Per gli avvocati, in particolare quelli che esercitano in ambito penale e penitenziario, la presa di posizione dell’OCF segna un aggravarsi del tono del dibattito sulle condizioni carcerarie e un possibile impulso a un intervento legislativo nelle prossime settimane, in un contesto in cui misure alternative alla detenzione, liberazione anticipata e sovraffollamento restano tra i temi più ricorrenti nel contenzioso e nelle istanze presentate ai tribunali di sorveglianza.
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