14 Settembre 2026 - Cyberattacchi

IA, dalla propaganda ai droni: il rapporto Anthropic svela gli usi illeciti di Claude

Sorveglianza di dissidenti, campagne di disinformazione e sviluppo di software destinato a missili e droni. Il nuovo rapporto di Anthropic documenta come l’intelligenza artificiale sia già entrata nell’arsenale operativo di soggetti statali, criminali e organizzazioni impegnate in attività di influenza

L’intelligenza artificiale utilizzata non soltanto per scrivere testi o analizzare informazioni, ma per contribuire a cyberattacchi, sistemi di sorveglianza, campagne di propaganda e persino allo sviluppo di software destinato ad armamenti.

È lo scenario che emerge dal nuovo rapporto di Threat Intelligence pubblicato da Anthropic, la società che sviluppa Claude. L’azienda ha ricostruito una serie di attività illecite individuate e interrotte tra dicembre 2025 e agosto 2026, riconducibili a soggetti molto diversi: gruppi presumibilmente sponsorizzati da Stati, criminali interessati al profitto, società produttrici di spyware, apparati di propaganda e operatori politicamente motivati.

Il dato più significativo riguarda l’evoluzione del ruolo dell’IA. In diversi casi Claude non sarebbe stato utilizzato semplicemente come chatbot al quale chiedere informazioni, ma come componente di sistemi capaci di svolgere autonomamente parti di operazioni complesse.

Cyberattacchi sempre più automatizzati

È proprio nel campo della cybersicurezza che Anthropic individua uno dei cambiamenti più rilevanti.

L’IA può oggi intervenire in diverse fasi di un attacco: ricognizione degli obiettivi, ricerca delle vulnerabilità, sviluppo degli strumenti, acquisizione delle credenziali, elaborazione delle informazioni sottratte e, in alcuni casi, esfiltrazione dei dati.

Il rapporto descrive anche l’impiego di architetture multi-agente nelle quali diversi sistemi lavorano contemporaneamente su parti differenti dell’operazione. Gli esseri umani continuano generalmente a scegliere gli obiettivi e a controllare i risultati, ma una quota crescente dell’attività tecnica può essere automatizzata.

La conseguenza è particolarmente importante: operazioni che in passato avrebbero richiesto gruppi di specialisti possono essere condotte con un numero molto inferiore di persone e in tempi più brevi.

Anthropic cita, fra gli altri, il caso di operatori di lingua cinese che avrebbero utilizzato veri e propri “sciami” di agenti per distribuire parallelamente attività di ricognizione e post-compromissione. Il sistema conservava inoltre informazioni sulle campagne precedenti, consentendo di riprendere le operazioni mantenendo obiettivi, credenziali raccolte e istruzioni.

Sorveglianza di dissidenti e oppositori

Ancora più delicato è il capitolo dedicato alla sorveglianza.

Secondo Anthropic, tra gennaio e luglio 2026 soggetti collegati ad apparati statali, società operanti per conto dei governi e fornitori commerciali di spyware avrebbero utilizzato Claude per costruire o rendere più efficienti sistemi destinati al controllo delle persone.

I casi individuati interessano, tra gli altri, Cina, Iran e Africa occidentale.

In Mali, un singolo consulente che lavorava per le autorità di sicurezza nazionale avrebbe utilizzato Claude per progettare una piattaforma capace di intercettare comunicazioni provenienti dagli operatori mobili e predisporre dossier sugli obiettivi.

In Iran l’IA sarebbe stata impiegata anche nello sviluppo di strumenti destinati all’identificazione degli utenti online. In un altro caso sono state analizzate centinaia di migliaia di contenuti pubblicati sui social network per individuare account dell’opposizione da sottoporre a monitoraggio.

Particolarmente significativo è quanto riportato sulle attività riconducibili alla Cina. Claude sarebbe stato impiegato per classificare contenuti social e articoli in base alla loro sensibilità politica e per individuare potenziali soggetti da controllare. Tra gli obiettivi descritti figurano esponenti democratici di Hong Kong, comunità tibetane, organizzazioni uigure e istituzioni occidentali impegnate nella tutela dei diritti umani.

Propaganda e falsi profili social

L’IA generativa sta modificando anche le operazioni di influenza politica.

Anthropic afferma di avere individuato nove campagne riconducibili ad attori operanti dalla Russia, dall’Iran, dalla Turchia, dall’area del Golfo, dall’Asia meridionale, dall’Africa e dall’Europa, destinate a pubblici distribuiti in sei continenti.

Claude sarebbe stato utilizzato per costruire identità digitali inesistenti, produrre contenuti, realizzare siti di informazione apparentemente autentici e gestire reti di account social coordinate.

Non soltanto, quindi, una macchina per produrre rapidamente propaganda. In alcuni casi l’IA avrebbe contribuito a realizzare la vera e propria infrastruttura organizzativa delle campagne: dossier sugli avversari, database degli obiettivi, manuali operativi, sistemi per la gestione delle identità fittizie e criteri per coordinare il lavoro degli operatori.

Alcune attività sarebbero state organizzate in prossimità di appuntamenti elettorali. Il rapporto cita, per esempio, la produzione da parte di media statali russi di informazioni false sulla presidente della Moldova prima delle elezioni del settembre 2025.

Anthropic precisa tuttavia un elemento importante: molte delle campagne intercettate avrebbero ottenuto una diffusione autentica limitata o nulla. La capacità di produrre propaganda su vasta scala non coincide necessariamente con la capacità di convincere il pubblico.

Dall’IA ai sistemi d’arma

Il capitolo forse più sensibile riguarda gli armamenti convenzionali.

Anthropic afferma di avere individuato e bloccato soggetti che cercavano di utilizzare Claude per contribuire allo sviluppo di software relativo ad armi, missili, droni armati e sistemi di puntamento e controllo.

Il rapporto prende in esame sei casi: tre riconducibili alla Cina, due alla Russia e uno allo Yemen.

Nel caso yemenita, secondo quanto riportato anche da Reuters, un gruppo avrebbe tentato di utilizzare Claude nella progettazione di sistemi di guida e controllo per razzi e missili, cercando di aggirare le protezioni del modello attraverso la frammentazione del lavoro in attività apparentemente separate. Non risultano tuttavia prove che il tentativo abbia condotto alla realizzazione di un’arma effettivamente funzionante.

Altri casi riguardano attività collegate ai droni e alla guerra elettronica.

Il dato che interessa maggiormente Anthropic è però prospettico: le valutazioni effettuate dall’azienda mostrerebbero un progressivo miglioramento delle capacità dei modelli nei compiti simulati relativi all’intelligence tattica e allo sviluppo di armamenti.

L’IA abbassa la soglia d’ingresso

È questo forse l’aspetto che accomuna l’intero rapporto.

L’intelligenza artificiale non inventa la propaganda, lo spionaggio, la sorveglianza politica o il cybercrime. Può però ridurne drasticamente costi, tempi e competenze necessarie.

Un singolo operatore può svolgere attività che in precedenza avrebbero richiesto un gruppo di programmatori o analisti. Un sistema automatizzato può esaminare quantità enormi di informazioni, produrre migliaia di contenuti, gestire simultaneamente più obiettivi o mantenere attive operazioni informatiche per ore e giorni con un intervento umano limitato.

Anthropic sottolinea infatti che l’autonomia non determina automaticamente la gravità dell’attacco: le decisioni fondamentali, come la scelta degli obiettivi, rimangono spesso nelle mani delle persone. Ma l’automazione aumenta velocità e scala e riduce i costi delle operazioni.

Ed è proprio qui che il rapporto fotografa un cambiamento destinato a incidere sulla sicurezza digitale: strumenti e capacità una volta accessibili soprattutto a organizzazioni dotate di personale altamente specializzato possono diventare disponibili anche a gruppi molto più piccoli o persino a singoli individui.

Anthropic dichiara di avere bloccato gli account coinvolti nelle attività individuate, rafforzato i propri sistemi di sicurezza e, nei casi opportuni, condiviso le informazioni raccolte con autorità e operatori del settore.

La questione, tuttavia, supera Claude e la singola azienda. Se l’intelligenza artificiale può moltiplicare le capacità di chi sviluppa software, analizza informazioni e automatizza processi, la stessa leva tecnologica può essere applicata alle attività offensive.

La nuova frontiera della sicurezza dell’IA, quindi, potrebbe non riguardare soltanto ciò che i modelli saranno capaci di fare autonomamente in futuro. Riguarda ciò che esseri umani, governi e organizzazioni sono già oggi in grado di far fare loro.

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