Il riordino dei compensi degli ausiliari del magistrato non nasce con la pronuncia del giudice amministrativo. Nel dicembre 2023 il Ministero della Giustizia aveva istituito una commissione incaricata di rideterminare gli onorari fissi, variabili e a tempo spettanti agli ausiliari nei processi penale, civile, amministrativo, contabile e tributario. Dai lavori di quella commissione è nato lo schema di decreto ministeriale di aggiornamento delle tariffe, che risulta già trasmesso al Ministero dell’Economia per il seguito di competenza.
Ciò che è cambiato nell’agosto 2026 è il contesto in cui quel testo dovrà essere emanato: da opzione discrezionale dell’amministrazione a esecuzione di un obbligo giudizialmente accertato.
La pronuncia
Con la sentenza n. 14327 del 19 agosto 2026, la Sezione Quinta Bis del Tar Lazio ha accolto il ricorso proposto dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova contro il silenzio del Ministero della Giustizia e del Ministero dell’Economia sull’istanza di adeguamento presentata il 4 marzo 2025.
Il Collegio ha anzitutto respinto l’eccezione di difetto di giurisdizione: la posizione azionata è di interesse legittimo, poiché l’adeguamento previsto dall’art. 54 del d.P.R. 115/2002 è vincolato nei presupposti ma conserva margini di discrezionalità quanto alla determinazione concreta delle tariffe. Nel merito, richiamando Corte costituzionale n. 89 del 2020, il giudice ha affermato che la norma non rimette all’amministrazione la scelta se procedere, ma ne impone la periodicità triennale in relazione alla variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.
Da qui l’ordine di provvedere entro 120 giorni, previa acquisizione dei dati e delle certificazioni ISTAT, con nomina di un commissario ad acta — chiamato a concludere entro ulteriori 90 giorni — in caso di perdurante inerzia. Un ulteriore vincolo riguarda le vacazioni successive alla prima, per le quali la rideterminazione non potrà prevedere importi inferiori a quello fissato per la prima.
Che cosa la sentenza non dice
Vale la pena delimitare la portata della decisione, perché la lettura divulgativa tende ad ampliarla. Il Tar non ha determinato le nuove tabelle e non ha disposto alcun aumento generalizzato. In particolare, la percentuale del 60,1% riferita al periodo compreso fra agosto 1999 e agosto 2023 è la quantificazione contenuta nell’istanza di parte, non un incremento riconosciuto in sentenza. La misura effettiva dell’adeguamento resta rimessa all’amministrazione, che dovrà esercitare la propria discrezionalità tecnica sui dati ISTAT: la stessa Corte costituzionale ha escluso che debba sussistere una corrispondenza automatica fra variazione dell’indice e incremento degli onorari.
La platea e la posta in gioco
L’effetto della pronuncia è trasversale: riguarda tutte le categorie chiamate a funzioni di ausilio dell’autorità giudiziaria, dagli ingegneri ai commercialisti, dai medici agli psicologi forensi. Si tratta di oltre 58mila iscritti agli albi dei consulenti tecnici d’ufficio e di più di 11mila periti.
Il profilo economico, per quanto evidente, non esaurisce la questione. Nell’arco di ventiquattro anni i requisiti di accesso agli albi si sono irrigiditi, la formazione continua è divenuta un onere strutturale, il perimetro della responsabilità del consulente si è ampliato: a questa evoluzione qualitativa della funzione non ha corrisposto alcuna revisione del sistema remunerativo. Ne discende un problema che è del processo prima ancora che del professionista, perché la possibilità per il giudice di avvalersi di ausiliari adeguatamente qualificati dipende anche dalla sostenibilità economica dell’incarico.
L’aggiornamento all’indice ISTAT, in questa prospettiva, è il minimo dovuto e non la riforma. Il riordino complessivo della disciplina andrà valutato sul testo del decreto, quando sarà pubblicato.
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