3 Agosto 2026 - Economia

Caro diesel, l’allarme della CGIA: oltre 300 mila imprese sotto pressione. «Serve un intervento europeo»

Il gasolio è aumentato del 20,9% dall'inizio del conflitto nel Golfo Persico, facendo impennare i costi per autotrasportatori, taxisti, NCC e agenti di commercio. La CGIA chiede misure strutturali e sollecita Bruxelles ad autorizzare interventi straordinari su accise e IVA per tutelare i settori più esposti

ROMA – Il taglio di 17 centesimi al litro sul diesel deciso dal Governo rappresenta un primo segnale, ma non basta a contrastare gli effetti dell’impennata dei prezzi dei carburanti che, nelle ultime settimane, sta mettendo in seria difficoltà migliaia di lavoratori autonomi e piccole imprese. È questo il messaggio lanciato dalla CGIA, che guarda con attenzione al Consiglio dei Ministri del 4 agosto, dal quale si attende l’approvazione di misure più strutturali contro il caro-carburanti.

Secondo l’Ufficio studi dell’associazione, dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico il prezzo del diesel è aumentato del 20,9%, pari a 36 centesimi in più al litro, mentre la benzina ha registrato un incremento del 19,6%, con un rincaro di 33 centesimi. L’impatto è particolarmente pesante per il trasporto professionale: oggi fare il pieno a un autocarro sotto le 7,5 tonnellate costa circa 1.040 euro, ovvero 180 euro in più rispetto alla fine di febbraio.

Credito d’imposta limitato a una parte del settore

La CGIA evidenzia come il credito d’imposta da oltre 320 milioni di euro introdotto dal Governo rappresenti un sostegno importante, ma riguardi soltanto una parte limitata del comparto. La misura, infatti, è destinata ai mezzi superiori alle 7,5 tonnellate e con specifici requisiti ambientali, interessando circa il 22% dei mezzi pesanti circolanti in Italia. Restano così esclusi numerosi piccoli autotrasportatori, proprio quelli che più difficilmente riescono ad assorbire gli aumenti dei costi di esercizio.

I “professionisti della strada” tra i più colpiti

L’incremento dei prezzi dei carburanti non pesa soltanto sull’autotrasporto merci. La CGIA richiama l’attenzione anche su taxisti, autonoleggiatori con conducente (NCC) e agenti di commercio, categorie che percorrono quotidianamente centinaia di chilometri per svolgere la propria attività.

Per queste realtà il carburante rappresenta una delle principali voci di costo e gli aumenti si traducono immediatamente in una riduzione dei margini economici. Una situazione resa ancora più difficile dall’impossibilità, in molti casi, di trasferire gli incrementi sui prezzi praticati ai clienti.

L’appello a Bruxelles

Per la CGIA le misure nazionali, pur necessarie, non sono sufficienti. L’associazione invita l’Unione europea a intervenire con strumenti analoghi a quelli adottati durante la crisi energetica successiva allo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina.

Tra le ipotesi indicate figurano la possibilità di autorizzare temporaneamente una riduzione delle accise, un abbassamento dell’IVA sui carburanti o aiuti diretti ai comparti maggiormente esposti, come trasporto merci e persone, agricoltura e pesca.

Secondo la CGIA, l’emergenza riguarda l’intero mercato europeo e richiede quindi una risposta coordinata a livello comunitario, capace di alleggerire il peso dei rincari senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici nazionali.

Oltre 300 mila attività coinvolte

L’analisi fotografa una platea composta da 303.814 attività economiche: 203.742 agenti di commercio, 68.482 imprese di autotrasporto e 31.590 tra taxi e NCC.

La Lombardia concentra il maggior numero di operatori (49.333), seguita da Lazio (29.018) e Veneto (28.913). A livello provinciale guidano la classifica Roma, Milano e Napoli, mentre Gorizia, Aosta e Isernia registrano i numeri più contenuti.

Per la CGIA il rischio è concreto: l’aumento dei costi energetici potrebbe compromettere la sostenibilità economica di migliaia di imprese che già operano con margini ridotti, aggravati dall’inflazione e, in alcuni settori, dalla concorrenza abusiva. Una situazione che potrebbe avere effetti non solo sulle singole attività, ma anche sull’occupazione e sull’efficienza dell’intero sistema dei trasporti e della distribuzione.

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