Non è soltanto una questione di numeri. Le frodi creditizie basate sul furto d’identità stanno cambiando natura, seguendo l’evoluzione dei servizi finanziari digitali e sfruttando strumenti tecnologici capaci di rendere sempre più credibile l’utilizzo illecito dei dati personali.
Nel 2025 in Italia sono stati rilevati oltre 38.300 casi, il 23,8% in più rispetto all’anno precedente. Il valore economico complessivo ha superato 165 milioni di euro, con una crescita del 10,7%. Nello stesso periodo, però, l’importo medio associato a ciascun episodio è diminuito del 10,6%, fermandosi poco sopra i 4.300 euro.
È proprio il confronto tra questi dati a mostrare uno degli aspetti più interessanti del fenomeno: aumentano rapidamente gli episodi, ma si riduce la cifra media coinvolta. Un andamento che suggerisce una maggiore frammentazione delle attività fraudolente e la ricerca di operazioni potenzialmente meno evidenti ai sistemi di controllo.
Il quadro emerge dai dati diffusi da CRIF, che evidenziano inoltre una crescente esposizione dei più giovani e una progressiva diversificazione dei prodotti finanziari utilizzati per mettere a segno le frodi.
Il furto d’identità diventa una frode finanziaria
Alla base del fenomeno c’è l’utilizzo abusivo dell’identità di una persona per ottenere credito, acquistare beni a rate o accedere a servizi finanziari.
La crescente digitalizzazione delle procedure ha reso molte operazioni più semplici e veloci per i consumatori, ma ha contemporaneamente aperto nuovi spazi di vulnerabilità. Documenti, credenziali, informazioni anagrafiche e dati personali possono diventare elementi attraverso i quali costruire un’identità apparentemente attendibile da utilizzare per richiedere un finanziamento.
In questo scenario assume particolare rilievo anche l’intelligenza artificiale. CRIF richiama l’attenzione sull’impiego di tecnologie che possono consentire ai truffatori di realizzare attacchi più sofisticati e di produrre identità e documenti falsi sempre più convincenti.
La questione, dunque, non riguarda più soltanto la sottrazione di un documento o di alcune informazioni personali. Il rischio è che dati provenienti da fonti differenti possano essere combinati e utilizzati per costruire un profilo sufficientemente credibile da superare almeno una parte dei controlli previsti nelle procedure di accesso al credito.
Perché diminuisce l’importo medio delle frodi
Uno degli elementi che caratterizza il 2025 è lo spostamento verso determinate fasce di importo.
Le frodi comprese tra 1.500 e 3.000 euro sono aumentate del 14,5% e rappresentano ormai oltre un quinto del totale. Parallelamente diminuisce il peso di alcune fasce di valore superiore, mentre le operazioni oltre i 20.000 euro rimangono sostanzialmente stabili.
La riduzione dell’importo medio non può quindi essere interpretata come un ridimensionamento del problema. Al contrario, il valore complessivo delle frodi continua ad aumentare perché cresce considerevolmente il numero degli episodi.
Per banche, finanziarie e operatori del credito questo significa confrontarsi con schemi meno concentrati sulle singole operazioni di grande valore e maggiormente distribuiti tra numerose richieste di importo medio o contenuto.
Dal Buy Now Pay Later ai mutui: cambiano i prodotti esposti
La trasformazione è evidente anche osservando gli strumenti finanziari coinvolti.
I prestiti finalizzati rimangono la categoria numericamente più interessata, con il 32,1% dei casi, ma la loro incidenza è diminuita del 6,5%. Si tratta di una riduzione particolarmente significativa se osservata nel lungo periodo: nel 2018 questa tipologia rappresentava oltre il 72% delle frodi rilevate.
In diminuzione anche i prestiti personali, che scendono del 7,5% e rappresentano il 23,4% del totale.
Di segno opposto l’andamento relativo ai mutui, per i quali i casi aumentano del 50,1%. Si tratta peraltro di operazioni che possono emergere a grande distanza di tempo: secondo i dati disponibili, per i mutui i tempi di scoperta delle frodi risultano particolarmente lunghi.
Un altro fronte da osservare è quello del Buy Now Pay Later, il sistema che permette di suddividere in più rate il pagamento di un acquisto, molto diffuso nell’e-commerce. Le frodi riconducibili a queste formule crescono del 13,8% e raggiungono il 6,5% del totale.
La diffusione di strumenti che consentono di ottenere rapidamente piccole forme di credito direttamente durante un acquisto online crea quindi anche nuovi terreni sui quali possono svilupparsi comportamenti fraudolenti.
L’e-commerce amplia la superficie di rischio
Il cambiamento emerge anche analizzando la destinazione dei finanziamenti ottenuti attraverso un’identità sottratta.
Nel 2025 la categoria relativa a consumi e spese personali raggiunge il 21% del totale, dopo una crescita del 53,1%. Al suo interno rientrano acquisti generici, abbigliamento e beni di lusso.
Gli elettrodomestici rappresentano il 18,5% dei casi, mentre il settore dell’elettronica, informatica e telefonia arriva al 9,9%, registrando un incremento dell’83%.
Seguono auto e moto con il 9%, mentre considerando complessivamente immobili, ristrutturazioni e arredamento le spese collegate alla casa raggiungono il 10,1%.
Da segnalare anche l’aumento delle frodi utilizzate per finanziare spese sanitarie, cresciute del 36,1% e arrivate al 5% del totale, oltre alla presenza di casi riguardanti premi assicurativi e altri servizi finanziari rateizzati.
Il quadro mostra così una progressiva estensione del fenomeno ad acquisti e servizi appartenenti alla quotidianità dei consumatori.
Gli under 30 diventano la fascia più colpita
Particolarmente significativo è il cambiamento nel profilo anagrafico delle vittime.
Nel 2025 la fascia tra 18 e 30 anni registra l’incremento più consistente, pari al 13,8%, e arriva a rappresentare il 22,5% dei casi complessivi. I giovani diventano così la categoria anagrafica maggiormente interessata dalle frodi.
Il dato acquista ulteriore rilievo se confrontato con il credito effettivamente ricevuto: agli under 30 è riconducibile soltanto l’11,9% del credito complessivamente erogato, a fronte di un’incidenza delle frodi superiore a un quinto del totale.
La maggiore familiarità con gli strumenti digitali, dunque, non coincide necessariamente con una minore vulnerabilità. L’utilizzo intensivo di piattaforme online, applicazioni, servizi di pagamento e procedure digitali può aumentare le occasioni nelle quali informazioni personali e credenziali vengono esposte.
Gli uomini rappresentano complessivamente il 66,4% delle vittime, mentre sotto il profilo economico il 74% dei soggetti coinvolti dichiara un reddito netto mensile inferiore a 1.500 euro.
La geografia delle frodi: Lombardia prima per numero di casi
Sul territorio nazionale la maggiore concentrazione di episodi si registra in Lombardia, dove si colloca il 15,3% del totale. Seguono Sicilia con il 13%, Campania con il 12,9% e Lazio con il 9,7%.
La classifica cambia però se il numero delle frodi viene messo in relazione con il credito complessivamente erogato in ciascun territorio. In questo caso è la Sicilia a presentare l’incidenza più elevata, davanti a Campania e Calabria.
La Lombardia, pur essendo prima per numero assoluto di episodi, presenta invece un’incidenza relativa decisamente inferiore. Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige risultano tra i territori con il rapporto più favorevole tra credito erogato e frodi.
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