Per anni la sicurezza informatica è stata percepita più come un problema di aziende e uffici pubblici. Quella stagione è finita. Il consumatore è diventato l’obiettivo più redditizio, raggiunto attraverso ciò che usa ogni giorno: gli accessi alla posta elettronica, gli account di pagamento, persino la conferma di una vacanza. E il metodo è cambiato di pari passo con l’obiettivo: invece di cercare la falla nel codice, il criminale punta sulla persona, facendo leva sulla fretta e sulla fiducia.
La svolta è tutta qui. Sempre più spesso l’attacco non nasce forzando un sistema, ma da un account autentico finito nelle mani sbagliate, con le campagne di phishing e le email fraudolente ormai in testa alla classifica delle vie d’ingresso. In altre parole, la serratura regge: è il proprietario che viene indotto a girare la chiave. Una finta comunicazione bancaria, l’sms che invita ad “aggiornare i dati”, il corriere inesistente che segnala un pacco bloccato: sono queste, oggi, le esche più diffuse. E il danno si moltiplica quando la stessa coppia email-password viene riciclata su più servizi.
Per l’Italia il quadro è impegnativo. Il Paese figura stabilmente nella top ten mondiale per numero di violazioni, con episodi confermati in crescita del 236% rispetto al periodo precedente; il Cyber Risk Report 2026 di TrendAI colloca il nostro Paese al settimo posto globale per attacchi ransomware, individuando proprio nella gestione delle identità digitali e negli accessi ai servizi cloud una quota crescente del rischio.
C’è poi una stagionalità che vale la pena ricordare adesso: l’estate. La caccia all’offerta e la voglia di prenotare in fretta abbassano le difese, e i numeri lo confermano. Secondo Check Point Research, gli attacchi al comparto viaggi sono aumentati del 122% in tre anni; nel solo maggio 2026 sarebbero comparsi oltre 47 mila nuovi domini a tema turistico, molti costruiti per clonare portali noti. Gli analisti hanno rintracciato copie quasi perfette di Booking.com, Airbnb e Skyscanner, pensate per farsi consegnare password, dati della carta o acconti per alloggi che non esistono. Il pericolo cresce quando su quelle pagine si arriva cliccando un link ricevuto via mail, sms o social.
La prevenzione, qui, è alla portata di tutti. Meglio digitare a mano l’indirizzo del sito nel browser che seguire un collegamento ricevuto: basta una lettera diversa nel dominio per finire su un clone. Prima di inserire qualsiasi dato conviene controllare con attenzione l’indirizzo, diffidare dei prezzi troppo bassi e dei countdown che impongono di decidere “entro pochi minuti”, e privilegiare la carta di credito rispetto a quella di debito, perché offre tutele più solide in caso di contestazione.
Sul fronte degli accessi, la password robusta da sola non basta più se viene riutilizzata. La difesa vera è l’autenticazione a due fattori: anche intercettando le credenziali, senza il secondo codice l’aggressore resta fuori. A questa si aggiungono credenziali diverse per ogni servizio — idealmente affidate a un password manager — e il controllo periodico dei dispositivi collegati agli account principali (Google, Apple, Microsoft, social), rimuovendo quelli che non si riconoscono.
A complicare il tutto c’è l’intelligenza artificiale, che oggi lavora anche per i truffatori: email impeccabili, traduzioni senza sbavature, messaggi credibili e perfino telefonate con voci sintetiche realistiche. Gli indizi di un tempo — l’errore di ortografia, il testo sgrammaticato — non bastano più a smascherare l’inganno. Resta la verifica: chi scrive davvero, dove porta quel link, che dominio compare nella barra.
Cambia perfino la geografia del rischio. Un’analisi di Truffa.net indica Milano come la città italiana con l’indice complessivo di rischio digitale più alto, mentre Trieste registra il maggior numero di truffe online denunciate in proporzione agli abitanti. Ma nessun territorio è davvero al riparo: la rete azzera le distanze, e un raggiro può partire dall’altro capo del mondo.
Il filo che lega tutti questi report è uno solo: il punto debole, ormai, non è quasi mai la macchina, ma il comportamento di chi la usa. Per questo la sicurezza informatica ha smesso di essere materia da specialisti. Riconoscere un sito falso, verificare un mittente, usare password diverse, attivare la doppia autenticazione sono gesti quotidiani, esattamente come chiudere la porta di casa o allacciare la cintura. Pochi secondi di attenzione che possono evitare la perdita di denaro, di dati e, nei casi peggiori, della propria identità digitale.
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