21 Aprile 2026 - La protesta

Decreto sicurezza, la Camera penale di Cosenza attacca: “Avvocati ridotti a strumenti dello Stato”

Duro comunicato contro le nuove misure: nel mirino il fermo di prevenzione, le operazioni sotto copertura in carcere e il compenso legato ai rimpatri. Proclamato lo stato di agitazione

Toni durissimi e una presa di posizione netta. La Camera Penale di Cosenza interviene sul decreto sicurezza denunciando quello che definisce un attacco simultaneo a libertà fondamentali, principi costituzionali e autonomia dell’avvocatura.

Nel comunicato diffuso nelle scorse ore, i penalisti individuano alcune disposizioni particolarmente critiche. Tra queste, la previsione del cosiddetto “fermo di prevenzione”, che consentirebbe alla polizia giudiziaria di limitare la libertà personale fino a dodici ore anche in assenza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Una misura che, secondo i firmatari, solleva seri dubbi di legittimità costituzionale, soprattutto per l’assenza di obblighi stringenti di motivazione e verbalizzazione immediata.

Altre perplessità riguardano l’introduzione delle operazioni sotto copertura della polizia penitenziaria all’interno degli istituti di detenzione. La scelta viene criticata perché ritenuta sintomatica di un approccio prevalentemente repressivo, in un contesto già segnato da criticità strutturali e carenze sul piano delle condizioni detentive.

Particolarmente severo il giudizio sulla norma che lega il compenso dell’avvocato all’esito delle procedure di rimpatrio volontario. Secondo la Camera penale, si tratta di una previsione che incide sull’indipendenza della difesa e introduce una disparità di trattamento tra cittadini, subordinando di fatto l’effettività del patrocinio gratuito al raggiungimento di un risultato definito dallo Stato.

Nel documento si denuncia il rischio di una trasformazione del ruolo dell’avvocato, da garante dei diritti a figura funzionale agli obiettivi dell’amministrazione. Una prospettiva che, secondo i penalisti, contrasta con i principi costituzionali che regolano la funzione difensiva.

Alla luce di queste criticità, la Camera penale ha proclamato lo stato di agitazione, annunciando possibili iniziative più incisive e auspicando una mobilitazione condivisa con le altre componenti dell’avvocatura, dagli ordini professionali agli organismi di rappresentanza.

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