16 Marzo 2026 - Crisi mediorentali

Materie prime sotto controllo, ma energia in forte rialzo: bollette più care per le famiglie italiane

Il conflitto in Iran non provoca, per ora, un aumento generalizzato dei prezzi delle commodities. Ma petrolio e gas registrano forti rincari e rischiano di pesare per oltre 9 miliardi di euro sulle bollette delle famiglie. Roma, Milano e Napoli tra le città più esposte

A due settimane dall’inizio del conflitto in Iran, i mercati internazionali delle materie prime mostrano un andamento complessivamente stabile. A differenza di quanto accaduto in altre crisi geopolitiche recenti, non si registrano aumenti generalizzati dei prezzi delle principali commodities.

Le quotazioni di numerosi metalli industriali, infatti, risultano persino in lieve calo: il nickel segna una flessione dell’1,9 per cento, il rame del 2,6, il piombo del 2,7, lo zinco del 3 e lo stagno del 7,9. Un andamento che segnala, almeno per ora, una buona capacità di tenuta dei mercati internazionali e delle catene di approvvigionamento globali nonostante il clima di forte incertezza geopolitica.

Energia sotto pressione

La situazione cambia però se si guarda al comparto energetico. Secondo le rilevazioni dell’Ufficio studi della CGIA, le tensioni legate alla crisi mediorientale stanno incidendo soprattutto sui combustibili fossili.

Nelle ultime settimane il prezzo del petrolio è cresciuto del 45,8 per cento, mentre quello del gas ha registrato un incremento ancora più marcato, pari al 62 per cento. Un balzo significativo, superiore persino agli aumenti osservati nei primi giorni successivi all’invasione russa dell’Ucraina.

Questi movimenti confermano la particolare vulnerabilità dei mercati energetici alle tensioni geopolitiche, soprattutto quando i conflitti coinvolgono aree strategiche per la produzione e il transito delle risorse energetiche.

Uno scenario diverso rispetto alla crisi del 2022

Il confronto con la crisi innescata dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 evidenzia differenze significative. All’epoca, già nei primi quindici giorni di guerra, si registrò una vera e propria impennata generalizzata delle materie prime.

Il nickel arrivò a crescere di quasi il 94 per cento, il gas del 48 per cento, mentre i cereali subirono forti rincari: il mais salì del 30,3 per cento e il frumento del 29,2. Anche petrolio e alluminio registrarono aumenti rilevanti.

Quella reazione dei mercati fu determinata dal ruolo centrale di Russia e Ucraina nelle catene di approvvigionamento globali, in particolare nei settori energetico, agricolo e metallurgico. Il rischio di interruzione di queste forniture generò immediatamente uno shock sull’offerta mondiale.

Il contesto mediorientale appare, almeno in questa fase, meno destabilizzante per il sistema delle commodities globali. Tuttavia l’evoluzione del conflitto resta una variabile decisiva: un eventuale ampliamento dello scontro o il coinvolgimento diretto di altri grandi produttori energetici potrebbe cambiare rapidamente lo scenario.

Bollette più care: +9,3 miliardi per le famiglie

Nonostante l’assenza di una fiammata generalizzata dei prezzi delle materie prime, le famiglie italiane potrebbero comunque subire un aumento significativo dei costi energetici.

Secondo le stime di Nomisma Energia, la spesa media annua per luce e gas potrebbe crescere di circa 350 euro per nucleo familiare. Sulla base di questa previsione, l’Ufficio studi della CGIA calcola che l’impatto complessivo sulle circa 26,7 milioni di famiglie italiane potrebbe raggiungere i 9,3 miliardi di euro.

Gli effetti più pesanti si concentrerebbero nelle grandi aree metropolitane. A Roma l’aumento complessivo della spesa energetica potrebbe arrivare a oltre 705 milioni di euro, a Milano a circa 554 milioni e a Napoli a poco più di 406 milioni.

All’opposto, le province con l’impatto più contenuto sarebbero Vibo Valentia, Aosta e Isernia.

Carburanti in aumento

Le tensioni sui mercati energetici hanno avuto effetti immediati anche sui prezzi dei carburanti.

Dall’inizio delle operazioni militari in Iran, il costo della benzina in modalità self service è salito dell’8,7 per cento, mentre il diesel ha registrato un incremento ancora più consistente, pari al 18,2 per cento.

Un aumento che incide direttamente su molte categorie professionali che utilizzano quotidianamente veicoli per lavoro: autotrasportatori, tassisti, operatori del turismo, pescatori e agricoltori. Il rincaro dei carburanti rischia quindi di riflettersi sull’intero sistema produttivo.

Le possibili misure per contenere i rincari

Per attenuare l’impatto di questi aumenti su famiglie e imprese, diversi interventi sono considerati prioritari. Nel breve periodo, una riduzione temporanea delle accise sui carburanti o una rimodulazione dell’Iva sulle bollette potrebbe offrire un sollievo immediato ai consumatori.

Un’altra leva riguarda la revisione degli oneri di sistema presenti nelle bollette di luce e gas, che rappresentano una componente significativa del prezzo finale dell’energia.

Sul fronte regolatorio, diventa inoltre fondamentale rafforzare i controlli delle autorità di vigilanza per prevenire fenomeni speculativi lungo la filiera energetica e garantire maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi.

Nel medio periodo, la strategia più efficace resta la diversificazione delle fonti energetiche. Accelerare gli investimenti nelle energie rinnovabili, nello stoccaggio e nelle infrastrutture di rete può contribuire a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e rendere il sistema energetico più resiliente agli shock geopolitici.


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