Il patrocinio a spese dello Stato non sarà più automatico nei ricorsi contro l’espulsione presentati da cittadini extra Unione europea. È una delle novità più rilevanti contenute nel nuovo decreto Sicurezza, entrato in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
La modifica incide su un meccanismo che, fino a oggi, consentiva l’accesso al gratuito patrocinio senza una verifica preventiva delle condizioni reddituali nei procedimenti di impugnazione dei decreti di allontanamento. Con la nuova disciplina, l’ammissione al beneficio torna a seguire il regime ordinario: servirà dimostrare di possedere i requisiti economici previsti dalla normativa generale sul patrocinio a carico dello Stato.
La scelta si inserisce nel più ampio capitolo dedicato all’immigrazione e alla protezione internazionale. L’obiettivo dichiarato è quello di uniformare le regole ed evitare automatismi, riportando il gratuito patrocinio nell’alveo delle verifiche patrimoniali già richieste per altri procedimenti.
Non è l’unico intervento che tocca il perimetro delle garanzie e delle procedure. Il decreto introduce anche un obbligo esplicito di cooperazione per i detenuti e gli internati stranieri ai fini dell’accertamento dell’identità. Viene richiesto di fornire e documentare informazioni su generalità, età, cittadinanza e Paesi di provenienza o transito. I dati raccolti confluiscono nella cartella personale prevista dall’ordinamento penitenziario e l’eventuale mancata collaborazione potrà essere valutata nell’ambito dei procedimenti amministrativi e giudiziari.
Parallelamente, il Governo si attribuisce per un triennio margini più ampi di intervento nella gestione e nel potenziamento dei Centri di permanenza per il rimpatrio. Sono previste semplificazioni procedurali per la realizzazione, l’adeguamento e l’ampliamento delle strutture, con la possibilità di derogare a diverse disposizioni amministrative, nel rispetto però dei vincoli penali, antimafia e degli obblighi derivanti dall’ordinamento europeo.
Il tema del gratuito patrocinio, in questo quadro, assume una valenza centrale. Per molti ricorrenti, l’accesso alla difesa tecnica rappresenta l’unico strumento per far valere le proprie ragioni davanti al giudice. La fine dell’automatismo apre ora una fase di assestamento applicativo, in cui sarà decisivo chiarire modalità e tempi delle verifiche reddituali, per evitare che la stretta si traduca in un ostacolo concreto all’esercizio del diritto di difesa.
La partita, intanto, si sposta in Parlamento, chiamato a convertire il decreto nei termini di legge.
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