La fotografia della giustizia civile restituisce l’immagine di un sistema che procede a velocità differenziate. È quanto emerge dalla Relazione sull’amministrazione della giustizia per il 2025 depositata in Parlamento, che analizza non solo i procedimenti oggetto degli obiettivi Pnrr, ma anche quelli esclusi dal monitoraggio europeo.
Il dato complessivo segnala una lieve risalita delle pendenze civili, che al 30 settembre 2025 si attestano intorno ai 2,9 milioni. Un incremento contenuto rispetto al 2024, ma significativo se si guarda al triennio in cui le misure del Pnrr sono entrate pienamente a regime.
Giudici di pace e tribunali sotto pressione
A trainare l’aumento sono soprattutto gli uffici del giudice di pace, dove i procedimenti pendenti sfiorano il milione, con una crescita marcata rispetto al 2022. L’incremento delle competenze attribuite a questi uffici e la cronica carenza di personale incidono in modo evidente sui numeri.
Segnali di affanno si registrano anche nei tribunali ordinari, dove le pendenze tornano a crescere rispetto al 2024. Tra le materie più dinamiche figurano le controversie in tema di protezione internazionale e di pubblico impiego, ambiti nei quali l’aumento delle nuove iscrizioni ha inciso sull’equilibrio tra entrate e definizioni.
Diverso il quadro nelle corti d’appello e in Cassazione, dove il numero dei procedimenti pendenti continua a diminuire in modo sensibile rispetto al 2022.
Tempi di definizione: obiettivo ancora distante
Uno dei traguardi fissati dal Pnrr prevede la riduzione del 40% dei tempi di definizione dei processi civili rispetto al 2019. Al primo semestre 2025 il calo complessivo si attesta al 27,8%, segnalando un percorso non ancora in linea con l’obiettivo finale.
Anche sul fronte dei tempi emerge un sistema disomogeneo: in appello e in Cassazione la durata stimata dei procedimenti continua a ridursi; nei tribunali ordinari, invece, si registra un aumento rispetto al 2022, mentre nei tribunali per i minorenni e negli uffici del giudice di pace i tempi risultano in crescita.
Il nodo dell’ufficio per il processo
Un capitolo centrale riguarda l’impatto dell’ufficio per il processo, struttura rafforzata grazie ai fondi del Pnrr con l’obiettivo di supportare l’attività dei magistrati e accelerare lo smaltimento dell’arretrato. La relazione ministeriale attribuisce a questo strumento un ruolo rilevante nella riduzione delle pendenze nei gradi superiori. Tuttavia, l’andamento dei dati nei tribunali e negli uffici del giudice di pace suggerisce che l’effetto non sia stato uniforme sul territorio né sufficiente a compensare l’aumento delle nuove iscrizioni in alcune materie.
La sfida, dunque, non è solo quantitativa ma organizzativa: stabilizzare le risorse, redistribuire il personale in modo razionale e assicurare continuità agli interventi avviati, evitando che la spinta emergenziale del Pnrr si esaurisca con la scadenza dei target.
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