Il simulatore online di Cassa Forense può essere uno strumento utile per orientare gli iscritti, ma non ha alcun valore probatorio quando si discute in tribunale dell’importo della pensione spettante a un avvocato. È questo il principio affermato dalla Corte di Cassazione, che con l’ordinanza n. 23116 del 13 luglio 2026 ha chiarito i limiti dell’utilizzo dei calcolatori previdenziali nelle controversie tra professionisti ed enti pensionistici.
La vicenda trae origine da un contenzioso nel quale Cassa Forense era stata condannata a corrispondere a un iscritto una pensione di circa 4.700 euro mensili. L’ente ha impugnato la decisione e la Suprema Corte ha accolto due dei motivi di ricorso, rinviando la causa al giudice competente per un nuovo esame.
Il punto centrale della pronuncia riguarda proprio il valore del simulatore disponibile sul portale di Cassa Forense. Secondo i giudici, il risultato elaborato dal sistema informatico non costituisce una prova sufficiente per determinare il trattamento pensionistico, poiché si tratta di uno strumento creato esclusivamente a fini informativi e orientativi, privo di efficacia certificativa.
Per accertare il corretto importo della pensione, il giudice deve invece fondare la propria decisione su documentazione ufficiale rilasciata dall’ente previdenziale, dalla quale risultino in modo verificabile la posizione contributiva dell’iscritto, gli anni di contribuzione, i redditi professionali e tutti gli elementi utilizzati per il calcolo della prestazione.
Qualora tali elementi non siano disponibili o risultino controversi, la soluzione indicata dalla Cassazione è diversa: il giudice deve disporre una consulenza tecnica d’ufficio (CTU), evitando di affidarsi ai risultati prodotti da strumenti informatici privi di valore certificativo.
La Corte ha evidenziato come il giudice d’appello abbia erroneamente ritenuto sufficiente il ricorso al simulatore online, senza verificare la correttezza dei criteri utilizzati per il calcolo della pensione. Sarebbe stato necessario accertare la consistenza della base contributiva, le annualità effettivamente utili ai fini previdenziali e le singole componenti economiche della prestazione, soprattutto in una controversia nella quale era ancora oggetto di discussione perfino il diritto stesso al trattamento pensionistico.
La Cassazione ha inoltre ribadito un altro principio di rilievo in materia previdenziale: non è consentito cumulare gli interessi legali con la rivalutazione monetaria, salvo specifiche disposizioni normative che lo prevedano espressamente.
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