Un videomessaggio del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, trasmesso durante la presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin alla Camera dei deputati, ha scatenato un’ondata di reazioni e critiche. Nel suo intervento, il ministro ha collegato l’aumento della violenza sessuale a fenomeni di marginalità legati all’immigrazione illegale, suscitando accuse di semplificazione e propaganda.
“Il patriarcato è morto da anni”, ha dichiarato Valditara, suggerendo che il problema risieda piuttosto in residui di “machismo”. “Occorre non far finta di non vedere che l’incremento di fenomeni di violenza sessuale è legato anche a forme di marginalità e di devianza in qualche modo discendenti da un’immigrazione illegale”, ha continuato il ministro che ha inoltre distinto tra approcci concreti, ispirati ai valori costituzionali, e visioni ideologiche.
Elena Cecchettin, sorella di Giulia, ha commentato duramente sui social: “Giulia è stata uccisa da un ragazzo italiano, bianco e perbene. Cosa fa il governo per prevenire la violenza?” Critiche sono arrivate anche da Camilla Velotta, della Rete degli Studenti Medi, che ha accusato Valditara di ignorare la natura strutturale della violenza di genere, e dalla senatrice Valeria Valente (Pd), che ha chiesto una presa di distanza da parte di Meloni e Roccella.
Dura la reazione di Luana Zanella (Avs), che ha definito “infondate e gravi” le parole del ministro, e di Francesco Boccia (Pd), che le ha bollate come “agghiaccianti”.
A margine dell’evento, Gino Cecchettin, padre di Giulia, ha invitato al confronto: “Ci sono valori condivisi e altri su cui ragionare”. Valditara ha replicato accusando la sinistra di “strumentalizzazioni” e ribadendo che il patriarcato, come fenomeno giuridico, è finito con la riforma del diritto di famiglia del 1975.
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