Non è il sovraffollamento a spingere i detenuti al suicidio, ma “la solitudine, la mancanza di speranza e l’incertezza del domani”. Così il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervistato dal Corriere della Sera, interviene su uno dei temi più drammatici dell’emergenza penitenziaria italiana: l’aumento dei suicidi dietro le sbarre.
Una posizione destinata a far discutere. Per Nordio, anzi, la promiscuità delle celle sarebbe in certi casi un deterrente: “Alcuni tentativi di suicidio sono stati sventati proprio dai compagni di cella. Il sovraffollamento è una forma di controllo”, ha dichiarato. Una visione che rovescia la lettura dominante, secondo cui l’affollamento, l’assenza di privacy, le condizioni igienico-sanitarie precarie e l’insufficienza di personale aggravano il disagio psichico e alimentano il rischio di gesti estremi.
Nessuna amnistia o indulto all’orizzonte
Nordio esclude categoricamente qualsiasi provvedimento straordinario per ridurre la pressione carceraria: “Né indulto né liberazione anticipata. Misure di questo tipo rappresentano una resa dello Stato e, come dimostrano i dati del 2006, sono inefficaci”. Il riferimento è all’indulto concesso dal governo Prodi, che liberò oltre 20.000 detenuti. “Tre anni dopo eravamo punto e a capo, con un tasso di recidiva del 48%”.
Il piano carceri: più personale, più sorveglianza
Sul fronte delle soluzioni strutturali, il Ministro ha annunciato un interpello per 102 nuovi amministrativi destinati alla magistratura di sorveglianza, e un ampliamento della pianta organica di 58 magistrati, due per ciascun distretto. Inoltre, una quota significativa dei 6.000 addetti all’Ufficio per il processo sarà assegnata, a partire da settembre, al settore penitenziario.
Le misure rientrano in un piano più ampio che, secondo Nordio, inizierà a produrre effetti concreti a breve termine: “Interverremo su tre fronti: la carcerazione preventiva, che coinvolge oltre 15.000 detenuti; il trasferimento degli stranieri nei Paesi d’origine; e il trattamento dei tossicodipendenti, con 5 milioni di euro all’anno per programmi alternativi alla detenzione”.
Le reazioni: “Parole pericolose”
Le dichiarazioni del Ministro hanno immediatamente sollevato polemiche. Diverse sigle dell’avvocatura e dei garanti dei detenuti hanno definito “sconcertante” l’idea che il sovraffollamento possa essere considerato un fattore di contenimento. “In un Paese dove ogni anno decine di detenuti si tolgono la vita, parole simili rischiano di legittimare l’abbandono istituzionale e la negazione del disagio psichico”, commentano fonti del mondo penitenziario.
Secondo i dati aggiornati, nel solo 2024 si sono già registrati oltre 50 suicidi nelle carceri italiane, un tasso superiore alla media europea e in costante crescita.
L’altra faccia della giustizia
A chi lo accusa di insensibilità, Nordio risponde con i numeri e rivendica le sue scelte: “La custodia cautelare non deve essere uno strumento abusato, e la mia riforma ha evitato il carcere a Milano anche nel caso dell’inchiesta urbanistica. Le leggi non si fanno sull’onda dell’emotività”.
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