7 Gennaio 2025 - L'approfondimento

Starlink e il nodo della sovranità digitale: un’infrastruttura strategica nelle mani di Musk?

Tra sicurezza dei dati, costi, e alleanze geopolitiche, si apre il dibattito sull’eventuale accordo tra l’Italia e il visionario imprenditore americano per la rete satellitare.

L’ipotesi di affidare a Starlink, la rete satellitare di Elon Musk, un’infrastruttura strategica italiana solleva interrogativi tecnici, politici e di sovranità nazionale. La possibilità che un servizio di tale portata sia gestito da un privato con enormi poteri, noto per il suo sostegno a determinate fazioni politiche e legato a un Paese straniero – seppur alleato – apre un dibattito acceso.

Sicurezza dei dati e controllo privato

Un primo nodo critico riguarda il livello di sicurezza garantito da Starlink, inclusa la protezione dei dati trasportati dai satelliti. La società propone l’uso di sistemi di cifratura propri e la gestione autonoma delle antenne terrestri necessarie a ricevere il segnale, agendo quindi come pura infrastruttura. Tuttavia, restano dubbi sulla possibilità di “porte sul retro” o di un controllo che, di fatto, potrebbe essere arbitrariamente interrotto dall’azienda stessa, come avvenuto in altri contesti.

Per garantire maggiori tutele, il Ministero degli Esteri italiano avrebbe chiesto di inserire l’accordo con Starlink in un quadro più ampio con il governo statunitense. Tale richiesta riflette la volontà di evitare un’eccessiva dipendenza da un attore privato, specie alla luce dell’allineamento politico tra Giorgia Meloni, Donald Trump e lo stesso Musk, il quale attraverso la sua piattaforma X (ex Twitter) spinge per rafforzare le destre su scala globale.

L’alternativa europea: Iris2

In contrapposizione, l’Unione Europea punta sulla propria autonomia strategica con Iris2, una rete di 290 satelliti progettata per garantire una comunicazione sicura e indipendente. Tuttavia, il progetto – ancora sulla carta – è segnato da ritardi e incertezze: la consegna, inizialmente prevista per il 2027, è stata posticipata al 2030. Anche l’Italia, attraverso Telespazio, partecipa al consorzio, seppur con un ruolo secondario rispetto a Francia e Germania.

Un eventuale accordo tra Meloni e Musk potrebbe essere presentato come una soluzione temporanea in attesa del completamento di Iris2. Ma sarebbe difficile non interpretarla come una scelta di campo, a favore di un imprenditore americano che ha già dimostrato di poter destabilizzare equilibri geopolitici.

Il PNRR e la rete italiana

Starlink ha anche avanzato proposte per risolvere uno degli obiettivi più problematici del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: la copertura delle aree remote del Paese con connessioni veloci. Dove Fibercop e Open Fiber incontrano difficoltà nel portare la fibra, Starlink si propone come alternativa.

La connessione satellitare è già oggetto di un imminente bando per sperimentazioni in aree montane della Lombardia, dove Starlink è la favorita. Attualmente conta circa 40.000 abbonati in Italia, ma la tecnologia di Musk è ancora più lenta e instabile rispetto alla fibra. Tuttavia, una nuova generazione di satelliti, in grado di comunicare direttamente con i telefoni senza bisogno di antenne, potrebbe presto rivoluzionare il mercato.

Una sfida tra interessi pubblici e privati

Con un costo di 300 milioni di euro per ogni satellite geostazionario, come quelli già in orbita dall’Italia, l’opzione Starlink appare meno onerosa e tecnologicamente avanzata. Ma il rischio di affidare un’infrastruttura nazionale a una società privata con legami politici e una visione fortemente orientata al profitto pone seri interrogativi.

Il governo italiano è chiamato a valutare attentamente le implicazioni di una tale decisione, tra la necessità di garantire la sovranità digitale e quella di colmare rapidamente i divari infrastrutturali del Paese. Sullo sfondo, l’Europa osserva, divisa, mentre Musk si prepara a conquistare nuovi mercati con la sua visione futuristica delle telecomunicazioni.


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