La riforma della magistratura contabile torna al centro del dibattito, accompagnata da una serie di criticità che riguardano non solo l’assetto interno della Corte dei conti, ma anche le garanzie per cittadini e amministrazioni nella gestione delle risorse pubbliche.
Tra i punti più discussi vi è l’introduzione di una più netta separazione delle funzioni, con il divieto di passaggio tra attività requirenti e giudicanti. Una scelta che, secondo diverse letture critiche, rischia di incidere sull’equilibrio complessivo del sistema, riducendo la flessibilità organizzativa e alterando dinamiche consolidate.
A questo si aggiunge il tema della gerarchizzazione tra procura generale e procure regionali, che potrebbe modificare in modo significativo i rapporti interni alla magistratura contabile, con possibili ricadute sull’efficacia dell’azione di controllo e giurisdizionale.
Non meno rilevante è il nodo dell’esercizio delle funzioni: la coesistenza tra attività di controllo e funzione giurisdizionale, già prevista dalla Costituzione in ambiti distinti, potrebbe essere ridefinita in modo tale da incidere sulle garanzie per enti pubblici e soggetti che gestiscono risorse collettive.
Nel complesso, le perplessità riguardano anche l’impatto organizzativo della riforma, sia a livello centrale sia territoriale, con il rischio di un sistema meno efficiente proprio in un settore strategico come quello della vigilanza sulla spesa pubblica. In questo contesto, si profilano iniziative volte a informare l’opinione pubblica sui possibili effetti della riforma, con l’obiettivo di rendere più consapevole il dibattito su un tema che incide direttamente sulla trasparenza e sulla tutela dell’interesse collettivo.
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