Il conto alla rovescia verso il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati si accompagna a un clima sempre più teso sul fronte delle regole e delle tempistiche. Nei palazzi istituzionali si ragiona sull’ipotesi di portare gli elettori alle urne tra fine marzo, ma la scelta della data rischia di trasformarsi in un terreno di scontro politico e giuridico.
I promotori della consultazione, impegnati nella raccolta delle firme necessarie, contestano l’eventualità che il decreto di indizione arrivi prima della scadenza del termine previsto per l’iniziativa popolare. Secondo il comitato che ha avviato la mobilitazione civica, un’accelerazione forzata romperebbe una prassi consolidata e potrebbe essere contestata davanti agli organi di garanzia, Corte costituzionale inclusa.
Il nodo nasce dalla scansione temporale fissata dopo la pubblicazione della riforma in Gazzetta ufficiale, da cui decorre il periodo utile per la raccolta delle sottoscrizioni. Le firme già acquisite sono numerose, ma non ancora sufficienti a raggiungere la soglia richiesta. Sul piano tecnico, diversi costituzionalisti ricordano che la normativa di riferimento lascia margini interpretativi, alimentando incertezza e rendendo non remoto il rischio di contenziosi istituzionali.
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