Il risultato del referendum sulla riforma della giustizia è chiaro e va rispettato senza ambiguità. L’ampia partecipazione al voto conferma quanto il tema sia centrale e quanto forte sia l’attenzione dei cittadini sul funzionamento del sistema giudiziario.
Chi ha sostenuto le ragioni del Sì lo ha fatto nella convinzione che fosse necessario intervenire su nodi strutturali, per rafforzare equilibrio, trasparenza ed efficienza. Una posizione che non nasce da logiche di contrapposizione, ma dalla volontà di contribuire a una giustizia più solida e comprensibile.
“Oggi emerge con ancora maggiore evidenza una priorità che dovrebbe unire tutti – dichiara Alberto Del Noce, presidente dell’Unione Nazionale Camere Civili –: la necessità di recuperare credibilità, autorevolezza e fiducia nella giustizia da parte dei cittadini. È su questo terreno che si misura la qualità dello Stato di diritto”.
Il confronto, infatti, non può dirsi chiuso. Le criticità del sistema – a partire dai temi della trasparenza e dell’efficienza – sono oggi riconosciute da più parti e richiedono risposte concrete, non rinviabili.
“È positivo che si apra una fase di riflessione anche all’interno della magistratura – prosegue Del Noce –. L’autocritica costruttiva è un passaggio essenziale. Ma proprio per questo è necessario che il dialogo coinvolga tutte le componenti del sistema, senza preclusioni e con spirito di responsabilità”.
Il voto referendario non archivia il tema della riforma della giustizia. Al contrario, lo riporta al centro di un confronto più ampio, che chiama istituzioni, magistratura e avvocatura a un impegno condiviso.
“L’avvocatura continuerà a offrire il proprio contributo – conclude Del Noce – con un approccio costruttivo e orientato all’interesse generale, perché una giustizia più giusta, più chiara e più vicina ai cittadini è una priorità che riguarda tutti”.
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