8 Agosto 2025 - QUESTIONE SETTENTRIONALE | Prospettive

Quando il Nord perde voce e mercati: l’effetto combinato di dazi e scelte di governo

Il peso delle nuove tariffe americane si abbatte sulle province simbolo dell’export, mentre il “nordismo” politico sembra aver perso voce e centralità. Dalla Lega di Salvini al governo, il baricentro si è spostato altrove

I dazi americani colpiscono duro e a pagare il prezzo più alto rischia di essere il Nord produttivo. Persino il Fondo monetario internazionale avverte: l’inasprimento delle tariffe commerciali USA penalizzerà soprattutto le aree settentrionali, cuore dell’export made in Italy. Province come Vicenza, un tempo campioni di vendite all’estero, oggi vedono erodersi il loro primato.

Eppure, mentre la questione economica è evidente, la “questione settentrionale” politica sembra scomparsa dai radar. I movimenti e i leader che in passato l’avevano alimentata hanno cambiato rotta o perso peso nell’arena nazionale.

Emblematico il percorso della Lega: Matteo Salvini ha messo in archivio simboli e parole d’ordine del nordismo storico, privilegiando altre battaglie. L’alleanza con figure come il generale Vannacci ha segnato una svolta identitaria, ma è la decisione di puntare sul Ponte sullo Stretto a rappresentare la frattura più netta con la tradizionale base leghista del Nord.

Sul fronte governativo, le risposte alla crisi dell’export appaiono deboli. Il ministro Adolfo Urso ha portato in Parlamento una legge sul made in Italy che, secondo i critici, si limita a promuovere eventi celebrativi e a distribuire riconoscimenti, senza incidere sulla competitività internazionale delle imprese.

Così, mentre i dazi mordono e il Nord industriale perde terreno, manca una strategia capace di coniugare difesa economica e identità territoriale. Il rischio è che, oltre alle quote di mercato, si dissolva anche la spinta politica che per anni ha tenuto alta la bandiera del settentrione produttivo.

Nord Italia nel mirino dei dazi USA

  • Potenziali perdite fino a 37,5 miliardi €: secondo Confindustria, ogni punto percentuale di dazio imposto dagli Stati Uniti potrebbe tradursi in circa 874 milioni € di esportazioni italiane in meno; con un dazio al 30 %, il calo stimato è di circa 37,5 miliardi €.

  • Fino a 140 mila posti di lavoro a rischio: stime parlano di una perdita occupazionale compresa tra 115 000 e 145 000 in settori chiave come moda, farmaceutica, meccanica, agroalimentare. Il 75 % di questo impatto si concentrerebbe nelle regioni del Nord, in aree come Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte.

  • Strategie lombarde per contrastare i dazi: oltre la metà delle imprese esportatrici della Lombardia stanno mettendo in campo contromisure, che includono la ricerca di nuovi mercati o l’apertura di filiali e sedi negli Stati Uniti.

  • Agroalimentare settentrionale sotto attacco: in Toscana, i dazi del 30 % minacciano tra le 15 000 e le 18 000 imprese agricole e artigianali, settore vitale per l’economia locale.


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