Il riordino di quindici ordinamenti professionali compie il suo primo passo parlamentare. Ieri, lunedì 3 agosto l’aula del Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega A.S. 1663, che incarica il Governo di riscrivere le regole di accesso ed esercizio di un vasto insieme di categorie ordinistiche. Il testo — che porta la firma della ministra del Lavoro Marina Calderone e del ministro della Giustizia Carlo Nordio — ha raccolto 81 voti favorevoli, nessun contrario e 50 astensioni (i gruppi di opposizione), e passa ora all’esame della Camera. A quasi un anno dal via libera in Consiglio dei ministri, arrivato nel settembre 2025, l’iter entra dunque nel vivo.
Le categorie coinvolte
La delega interessa circa 700.000 professionisti iscritti agli albi e riguarda quindici ordinamenti: agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, consulenti del lavoro, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, periti agrari, periti industriali, spedizionieri doganali, consulenti in proprietà industriale e tecnologi alimentari. Restano fuori dal perimetro — perché oggetto di provvedimenti dedicati — le professioni forense, notarile e sanitarie.
La svolta per i praticanti: dal rimborso spese all’indennità
Il capitolo che più tocca le giovani leve è quello del tirocinio. Il provvedimento apre alla possibilità di riconoscere garanzie economiche e contrattuali finora inedite per i praticanti. Il punto di partenza è il rimborso delle spese effettivamente sostenute per conto del titolare dello studio ospitante, commisurato all’apporto lavorativo reso. Ma il testo si spinge oltre, prospettando anche il riconoscimento di un’indennità o di un compenso per gli incarichi svolti dal tirocinante: una facoltà, tuttavia, subordinata alla formalizzazione del rapporto attraverso un apposito contratto.
Competenze “riservate” e attività libere
Sul fronte delle competenze, la logica del provvedimento è quella di tracciare confini più netti. Ogni attività che la legge non qualifica espressamente come riservata a una o più professioni resta libera, e quindi esercitabile anche da altri lavoratori autonomi; occorrerà invece definire con chiarezza ciò che è esclusivo degli iscritti agli albi e ciò che è attribuito — anche in via non esclusiva — a ciascuna categoria.
Le abilità peculiari di ogni professione, secondo il testo, dovranno essere assegnate in coerenza con il percorso formativo di accesso (titolo di studio, tirocinio ed eventuale esame di abilitazione). A questo criterio la commissione Giustizia di Palazzo Madama ne ha aggiunto un altro: la coerenza con i quadri di riferimento nazionali ed europei per la classificazione e la comparabilità delle competenze. Nel corso dell’esame è stata inoltre riconosciuta agli iscritti l’attività di consulenza nelle materie di rispettiva competenza.
L’intelligenza artificiale entra nella deontologia
Una delle novità di maggior rilievo riguarda l’impatto delle nuove tecnologie sulla professione. I codici deontologici, la cui adozione e il cui aggiornamento restano in capo ai Consigli nazionali, dovranno contenere una previsione esplicita: l’opera del professionista, anche quando realizzata con strumenti digitali e soluzioni di intelligenza artificiale, deve comunque essere frutto della sua professionalità e della sua competenza specifica — con un occhio anche alla tutela del consumatore.
Sul versante della formazione continua, le attività dovranno essere affidate in via principale ai singoli Ordini, che potranno stipulare convenzioni o collaborazioni con le università. Una quota obbligatoria dei percorsi formativi dovrà essere dedicata allo studio dell’intelligenza artificiale, con un approfondimento specifico sui limiti e sulle implicazioni deontologiche legate al suo utilizzo.
Equo compenso e prossimi passaggi
In linea con le altre riforme di settore, il testo conferma che il professionista potrà concordare il compenso con il cliente nel rispetto della disciplina sull’equo compenso (legge 49/2023): la remunerazione dovrà cioè risultare adeguata alla quantità e alla qualità del servizio prestato.
Trattandosi di una legge delega, dopo il via libera definitivo del Parlamento servirà l’emanazione da parte del Governo di uno o più decreti legislativi attuativi. Come rimarcato dal presidente di ProfessionItaliane, l’associazione che riunisce numerosi Ordini, sarà proprio la fase attuativa a risultare decisiva per tradurre i principi enunciati in una disciplina concreta e operativa.
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