Tempio Pausania si è svegliata aspettando il verdetto sul caso di Ciro Grillo e dei suoi tre amici genovesi, imputati per violenza sessuale di gruppo. Ma in aula, alle 10.20, il silenzio ha preso il posto della pronuncia attesa da mesi: la notizia della morte del figlio ventiduenne di Marco Contu, presidente del collegio giudicante, ha fermato tutto. Una tragedia improvvisa – il giovane è deceduto a Roma, travolto da un treno della metropolitana, in circostanze che la polizia ipotizza come gesto volontario – che ha reso impossibile celebrare l’udienza.
Il dolore e la sospensione
La notizia si è diffusa rapidamente in tribunale, lasciando senza parole magistrati, avvocati e pubblico ministero Gregorio Capasso. A prendere la parola sono stati i giudici a latere, Alessandro Cossu e Marvella Pinna, che hanno spiegato la necessità di trovare una nuova data. In un primo momento si è ipotizzato un rinvio immediato al giorno successivo, anche per consentire a Cossu – prossimo al trasferimento ad Asti – di concludere il processo.
Ma i difensori hanno respinto con fermezza questa ipotesi: “È impensabile che un uomo possa sedere in udienza il giorno dopo aver perso un figlio”, ha detto l’avvocato Alessandro Vaccaro, difensore di Vittorio Lauria. L’aula si è fermata in un clima di rispetto e cordoglio, e la sentenza è stata rinviata al 22 settembre.
La polemica e il caso Csm
Le parole attribuite alla presidente del tribunale, Caterina Interlandi, secondo cui l’udienza si sarebbe potuta celebrare il giorno dopo, hanno sollevato polemiche. Vaccaro ha parlato di “ipotesi inaccettabile”, mentre altri avvocati hanno formalizzato il rifiuto di discutere in una simile condizione. La vicenda è approdata anche al Consiglio superiore della magistratura: il consigliere laico Enrico Aimi ha annunciato la presentazione di una richiesta di apertura di pratica, sottolineando come in gioco ci sia “uno dei requisiti primari che un magistrato deve possedere, l’equilibrio”.
Interlandi, da parte sua, ha respinto le accuse, chiarendo di non essere presente in aula e di non avere mai proposto un rinvio così ravvicinato: “Non faccio parte del collegio e non ho altro da aggiungere. Non cercate polemiche inutili”.
Verso la nuova udienza
Salvo nuovi colpi di scena, il 22 settembre sarà la data della sentenza. In aula non sono attesi gli imputati – Ciro Grillo, Vittorio Lauria, Edoardo Capitta e Francesco Corsiglia – mentre dovrebbe essere presente la giovane donna che li accusa, Silvia, decisa ad assistere alla lettura del verdetto.
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