8 Settembre 2025 - CONTI PUBBLICI | Il ritardo

Pnrr, cinque ministeri arrancano: speso meno del 30% delle risorse

Lavoro, Agricoltura, Turismo, Cultura e Salute in forte ritardo nell’attuazione dei progetti. Bene invece enti locali e imprese. A oggi utilizzati circa 100 miliardi sui 194 complessivi

ROMA – Il Piano nazionale di ripresa e resilienza procede, ma a velocità diverse. Se da un lato enti locali e imprese hanno mostrato capacità di spesa in crescita, dall’altro cinque ministeri chiave restano indietro. È il caso del Lavoro, dell’Agricoltura, del Turismo, della Cultura e della Salute, che a fine giugno risultavano al di sotto del 30% nell’utilizzo dei fondi assegnati.

A dirlo sono i dati diffusi dal portale governativo Italia Domani ed elaborati da Ifel (Istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci). Il quadro mette in evidenza ritardi consistenti, con il dicastero del Lavoro – guidato da Marina Calderone – fanalino di coda: appena l’11,8% della dotazione spesa. Un po’ meglio l’Agricoltura, ferma comunque al 14,5%. Anche Turismo, Cultura e Salute mostrano andamenti lenti e preoccupanti.

Il contesto generale, però, racconta un’accelerazione negli ultimi mesi. Secondo le rilevazioni, al 31 maggio i pagamenti effettivi ammontavano a 74,3 miliardi, pari al 38,3% della dotazione totale di 194,4 miliardi. Considerando la progressione registrata nei mesi successivi – circa 3 miliardi di euro di spesa aggiuntiva ogni mese – le uscite complessive potrebbero oggi avvicinarsi a quota 100 miliardi.

Un passo avanti significativo, ma non sufficiente a nascondere la disparità tra i vari settori del Piano. Alcuni filoni, come quelli legati alle missioni energetiche e infrastrutturali, viaggiano a ritmo sostenuto. Altri, invece, arrancano per motivi che vanno dalla complessità dei bandi alla lentezza burocratica, fino a una difficoltà strutturale nel trasformare i progetti in cantieri e spesa reale.

Il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, ha chiesto più volte report puntuali ai colleghi di Governo e alle Regioni per monitorare da vicino l’attuazione. La pressione è alta: entro la fine dell’anno l’Italia dovrà dimostrare a Bruxelles non solo di aver centrato obiettivi e milestone, ma anche di aver tradotto in spesa effettiva le risorse ricevute.

Il rischio, se i ritardi non verranno recuperati, è di compromettere l’efficacia complessiva del Pnrr e mettere in difficoltà la prossima rimodulazione dei fondi. In gioco non ci sono solo le statistiche, ma la capacità del Paese di trasformare l’occasione unica del Recovery in crescita duratura e riforme strutturali.

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