25 Agosto 2025 - PREVIDENZA SOCIALE | Il rapporto annuale

Pensioni, il posto fisso vale doppio: ex dipendenti pubblici i “Paperoni” dell’Inps

Dal Rapporto Inps emerge un divario netto: pensione media oltre i 2.200 euro per il pubblico contro i 1.400 del privato. Sanità in vetta, insegnanti i più “poveri” tra i privilegiati

Il posto fisso continua a garantire vantaggi, anche dopo la fine della vita lavorativa. A certificarlo è il XXIV Rapporto annuale Inps, che fotografa una realtà evidente: i pensionati del settore pubblico incassano mediamente assegni molto più alti rispetto agli ex lavoratori privati. 2.221 euro lordi al mese contro i 1.408 euro percepiti da chi ha trascorso la carriera nel privato.

Un divario che diventa ancora più marcato se si scorre la classifica delle categorie: gli ex sanitari guidano la graduatoria con una pensione media di 5.117 euro, seguiti dagli ex statali (2.298 euro). Più in basso, ma pur sempre sopra la media nazionale (1.444 euro), gli ex insegnanti, che con 1.689 euro risultano i meno fortunati tra i privilegiati.


Una spesa che pesa

Nel 2024 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 320,6 miliardi di euro, di cui 227 miliardi (70%) destinati al settore privato e 93,5 miliardi (30%) al pubblico. Un apparente equilibrio che però nasconde una sproporzione: i pensionati pubblici rappresentano il 18,7% del totale, ma assorbono quasi un terzo della spesa. Tradotto: un pensionato privato costa “1”, un pensionato pubblico 1,71.

Questo accade perché, a differenza del privato, dove i contributi previdenziali sono legati alla produzione di reddito e al versamento da parte di imprese e lavoratori, nel pubblico le somme destinate a pensioni derivano direttamente dalla fiscalità generale. Contributi e trattamenti, quindi, diventano “partite di giro” a carico dello Stato, senza un vero accumulo nel tempo.


L’universo pensioni in numeri

Nel 2024 i pensionati italiani erano circa 16,3 milioni, di cui oltre il 51% donne. L’importo medio lordo delle pensioni da lavoro si è attestato a 1.444 euro al mese, mentre le prestazioni assistenziali (pensioni sociali, assegni e invalidità civile) restano ferme poco sopra i 500 euro mensili.

Analizzando le singole gestioni, emerge che:

  • 47% delle pensioni è a carico del Fondo lavoratori dipendenti (privato), con una media di 1.408 euro;

  • 30% ricade sulle gestioni autonome e parasubordinati (media 942 euro);

  • 19% riguarda la gestione dipendenti pubblici, con una media di 2.221 euro.


Chi sono i “Paperoni” dell’Inps

Tra le categorie pubbliche, il primato spetta agli ex sanitari, con una media mensile di 5.117 euro, seguiti dagli ex statali (2.298 euro), ufficiali giudiziari (1.933 euro) e dipendenti degli enti locali (1.886 euro). Chiudono la classifica i docenti, con 1.689 euro, comunque sopra il livello medio nazionale.

Sul fronte opposto, i più penalizzati restano gli ex artigiani (1.138 euro), gli ex commercianti (1.090 euro), gli agricoltori (792 euro) e gli iscritti alla gestione separata, che si fermano a 289 euro.


Una torta unica, ma fette diseguali

Il sistema pensionistico italiano si basa sul criterio della ripartizione: i contributi versati oggi finanziano le pensioni di oggi. Ma con una torta unica che ingloba sia pubblico che privato, il dato che emerge dal rapporto Inps è chiaro: quando si spartisce, i pensionati pubblici prendono la fetta più grossa.


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